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Alba e Langhe | 28 aprile 2024, 10:55

Farinèl/ Un museo per celebrare il patriarca del vino Renato Ratti

Nella settimana in cui Vinum porta a una pacifica invasione di turisti, in gran parte giovani, il comune di La Morra annuncia la fine del restauro del monastero di San Martino e l’apertura di un grande museo del vino dedicato a uno dei promotori, con Gigi Rosso, di Vinum, quel Renato Ratti l’innovatore capace di rivoluzionare il Barolo partendo da Villafalletto

Renato Ratti (Fondazioni Radici)

Renato Ratti (Fondazioni Radici)


Nella settimana in cui Vinum si conferma uno degli eventi più attesi legati all’enologia in Italia e non solo, il comune di La Morra annuncia la fine dei lavori di restauro del Monastero di Marcenasco in frazione Annunziata grazie a un intervento pubblico/privato di oltre 2 milioni di euro, 1,5 milioni da fondi Europei transitati dalla Regione Piemonte, 300 mila euro dal comune di La Morra, 187.500 euro dalla Cantina Ratti e 150 mila euro dalla Fondazione Crc.

Nelle vesti di progettista e direttore lavori l’architetto Luca Sensibile per cui è stato come chiudere un cerchio: «Nel 1997 presentai la tesi dal titolo “Restauro e consolidamento del monastero di San Martino a La Morra», al suo fianco una squadra formata da oltre una dozzina di professionisti, a partire da Massimo Reggio, progettista strutturale, Roberto Mamino, progettista degli impianti e dalla restauratrice Marie Hélène Cully.

In quasi due anni e mezzo di lavori, con rallentamenti dovuti al ritrovamento di 45 sepolture databili presumibilmente dal Cinquecento all’Ottocento che ora saranno catalogate con il supporto dell’archeologa Manuela Meloni, è stato possibile consolidare il monastero riportando all’antico splendore gli ambienti.

Il piano interrato e il primo piano ora saranno destinati al museo dedicato al patriarca del vino Renato Ratti che qui visse la seconda parte della sua troppo breve vita, prima di ammalarsi e di morire.

Un luogo più indicato non potrebbe esserci di questo monastero edificato sui resti di un’antica pieve del XII secolo, scelto nel 1971 da Renato Ratti per costruire la propria Cantina in quella frazione Annunziata che è cresciuta intorno a questa e altre importanti aziende che hanno favorito l’affermazione del Barolo nel Mondo.

CHI ERA RENATO RATTI?

La data di apertura prevista è settembre 2024 e a occuparsi del museo sarà la famiglia Ratti che metterà a disposizione lo straordinario patrimonio documentale raccolto dal fondatore, nato a Villafalletto nel 1934, novanta anni fa. Il patriarca si era trasferito nelle Langhe, a Mango (dove vivevano i nonni), solamente nel 1948, a causa della morte del padre.

Sono gli anni d’oro della Scuola Enologica che diploma gli enotecnici che rivoluzioneranno il mondo del vino nostrano e non solo. Beppe Colla, Maurizio Gozzellino, l’inventore del Crodino, Ezio Rivella, Gigi Rosso e appunto Renato Ratti. Rosso e Ratti non hanno ereditato vigneti, partono da zero, forti però di un’amicizia che li legherà sempre e che li porterà a ideare la “Fiera dei vini di Pasqua” che oggi conosciamo e celebriamo come Vinum.

Renato Ratti nel 1953 ottiene il diploma di Enotecnico alla scuola Enologica di Alba ed entra nel mondo del lavoro prima alla Contratto di Canelli e poi alla Cinzano di Santa Vittoria d'Alba. Nel luglio del 1955 parte per il Brasile inviato dalla Cinzano, investendo i suoi guadagni in vigne di Langa per produrre vini.

Ratti capendo il futuro del Barolo invia regolarmente denaro a Gigi Rosso chiedendogli di acquistare vigneti nei luoghi più adatti. Gigi Rosso individua l’area dell’Abbazia dell’Annunziata di La Morra dove Ratti torna nel 1965 licenziandosi dalla Cinzano e iniziando la sua attività di produttore vinicolo nella zona di Marcenasco.

Nel 1971 l’Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei Vini di Alba, che lo aveva avuto tra i fondatori, pubblica il suo primo libro “Della vigna e del vino dell’Albese” che rimane ancora oggi la più interessante, completa e documentata ricerca vinicola della zona, dalla quale non si può prescindere se si vuole conoscere la storia della nostra enologia.

Seguono poi, nel 1973, “Civiltà sul vino”, nel 1974, “Il manuale del saggio bevitore”, nel 1977, “Guida dei vini del Piemonte”, nel 1981, “Come degustare i vini”, nel 1985, “Conoscere i vini d’Italia”. A Ratti si deve anche la prima mappa dei grandi cru di Langa.

Il produttore arrivato da Villafalletto è stato uno dei primi a concepire il vino in termini moderni e su misura di un consumatore nuovo, a puntare sulla qualità, la delicatezza e l’equilibrio del prodotto ed è stato tra i promotori, con lo stesso Gigi Rosso, de “La Fiera del Vino di Pasqua”, ora Vinum.

Schietto e libero, Ratti, celebre per le proprie vignette satiriche che realizzava durante le interminabili riunioni con politici e colleghi produttori, negli anni Ottanta fu spinto a lasciare la zona del Barolo e diventare direttore del consorzio dell’Asti Docg. Anche nella città dell’Alfieri Ratti seppe distinguersi promuovendo grandi innovazioni che hanno proiettato il consorzio astigiano tra i consorzi più coesi e ricchi d’Italia.

Morì prematuramente a La Morra nel 1988 lasciando un’impronta indelebile nell’enologia piemontese e non solo.

Per tutti questi motivi l’apertura di un museo dedicato a Renato Ratti con all’interno il patrimonio di documenti e cimeli raccolti dal patriarca del Barolo nella propria vita rappresenterà un grande momento per tutto il movimento del vino nostrano e non solo.

Marcello Pasquero

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