La situazione geo-politica internazionale è sempre più complessa e in continua evoluzione. A intervalli di tempo regolari i cieli sono scossi da fenomeni meteorologici senza precedenti e, soprattutto, improvvisi. Non si contano i guasti tecnici, sia alle strutture che ai mezzi di trasporto. Aggiungiamo scioperi e giornate di protesta a cadenza regolare.
È il riassunto, in 4 righe, di ciò che sta rendendo quasi impossibile volare tranquillamente in questi mesi estivi. Il luglio appena terminato è stato un esempio lampante: 3 aerei su 10 sono arrivati o partiti in ritardo.
Ma perché sta succedendo tutto questo? E quali sono le prospettive per il resto dell’anno? Proveremo a capirlo nei prossimi paragrafi.
I numeri di luglio
I numeri non raccontano tutto, ma spesso sono un ottimo strumento per avvicinarsi alla verità. A luglio si è registrato un record positivo: per la prima volta il traffico aereo ha superato, seppur di un solo punto percentuale, i livelli pre-Covid.
Purtroppo, però, questo non ha arrestato l’ondata di problemi che attanaglia il settore da circa 3 anni. Basti pensare che soltanto a luglio il 30% dei voli non è arrivato in orario e che i minuti di ritardo totali sono stati 2.386.240. Questo significa che ogni volo ha avuto in media quasi sei minuti di ritardo nella prima settimana e circa 4 nella seconda.
La maglia nera per la puntualità l’hanno ottenuta gli aeroporti francesi che hanno messo insieme il 41% dei ritardi di tutta Europa. Non sono andate molto meglio le cose in Spagna, 16% dei ritardi, e in Germania, “medaglia di bronzo” con il 9% dei ritardi.
Gli aeroporti peggiori
Anche tra gli aeroporti europei c’è chi si è distinto per scarsa puntualità. Ad esempio, quello di Lisbona che a luglio ha messo insieme appena il 40% di voli arrivati negli orari previsti. Oppure quello di Palma de Mallorca, con il 45% di puntualità, e quello di Roma - Fiumicino, a quota 48%.
Per fortuna qualche struttura ha resistito alla difficile congiuntura del periodo, mantenendo i servizi a livelli ottimi. È questo il caso dell’aeroporto di Oslo (80% di puntualità), di quello di Copenhagen (76%) e dell’Heathrow di Londra (75%).
I diritti dei passeggeri
Come si legge sulle pagine di AirHelp, società specializzata nell’assistenza legale ai passeggeri aerei, i principali disservizi che danno diritto a un rimborso sono i ritardi, le cancellazioni dei voli e i mancati imbarchi per overbooking.
A regolamentare questi casi è il Regolamento europeo CE 261/2004, che definisce nel dettaglio i diritti in caso di ritardi aerei di chi vola e stabilisce le condizioni per i risarcimenti.
Le forme di rimborso possono variare: compensazioni economiche fino a 600 euro in base alla lunghezza del volo e al ritardo accumulato, copertura delle spese sostenute durante l’attesa in aeroporto oppure rimborsi parziali o totali del biglietto acquistato.
Restano esclusi, invece, i disservizi dovuti a circostanze eccezionali indipendenti dalla compagnia, come condizioni meteorologiche avverse, emergenze sanitarie, instabilità politica, atti di sabotaggio o restrizioni al traffico aereo.
Le previsioni per il futuro
Come abbiamo visto in precedenza, luglio è stato un mese devastante per la qualità dei servizi aerei. E, purtroppo, le prossime settimane e mesi potrebbero rivelarsi addirittura peggiori.
Ad agosto il traffico sull’Europa si intensificherà e le problematiche che hanno generato questa complessa situazione sono ben lungi dall’essere risolte.
Di questa opinione è Willie Walsh, capo della Iata (Associazione internazionale del trasporto aereo), che a inizio estate aveva identificato nella grave carenza di personale specializzato nelle torri di controllo e nei centri radar il problema più grave e immediato.
A rincarare la dose ci ha pensato Eurocontrol, l’organismo responsabile del controllo del traffico aereo europeo, che ha stimato un ritardo medio per ogni singolo volo compreso tra 2,02 e 2,54 minuti prendendo in considerazione tutto il 2025.
In termini assoluti stiamo parlando di circa 70mila minuti di ritardo accumulato in Europa ogni giorno. Un dato lontano anni luce dall’obiettivo identificato per parlare di servizio soddisfacente: 0.9 minuti massimi di ritardo per ogni volo.
Le regole sui rimborsi potrebbero cambiare nei prossimi mesi
In una situazione così complessa, potrebbe arrivare a breve anche un altro elemento destabilizzante: la completa revisione del Regolamento CE/261.
Della modifica della legge che regola i diritti dei passeggeri si parla addirittura dal 2013, ma pochi mesi fa il Consiglio Trasporti UE sembra aver trovato un primo accordo sulla riforma.
Un accordo che prevede un abbassamento del tetto massimo di rimborso ottenibile dagli attuali 600 euro a 500 euro e che alza la soglia che da accesso al risarcimento da 3 a 4 ore per i voli più corti di 3.500 km e a 6 ore per quelli più lunghi.
Misure, quelle proposte, che hanno scatenato le reazioni delle associazioni dei consumatori e delle aziende specializzate in risarcimenti, dichiaratesi preoccupate perché il nuovo regolamento potrebbe tagliare fuori dai rimborsi la maggior parte dei passeggeri facendo risparmiare alle compagnie centinaia di milioni di euro.
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