Grande partecipazione nella serata di ieri, giovedì 2 aprile, a Brondello, dove oltre 150 persone – tra cittadini del paese e della Valle Bronda – hanno preso parte all’incontro pubblico organizzato dall’amministrazione comunale per discutere dell’ipotesi di insediamento di un Cas (Centro di accoglienza straordinaria) per migranti nell’ex ristorante “La Torre”, immobile di proprietà di Ivano Maero e della mamma Anna Maria Arnaudo (leggi qui).
Presenti nel salone della palestra comunale il sindaco Paolo Radosta, il vicesindaco Maurizio Maero, i consiglieri comunali e anche il sindaco di Pagno Nico Giusiano con alcuni amministratori del suo Comune, a testimonianza di un tema che coinvolge l’intero territorio.
Ad aprire la serata è stato proprio Radosta, rientrato da un incontro in Prefettura, che ha illustrato ai presenti lo stato dell’iter e i contorni della possibile operazione.

“L’argomento è diventato di attualità per l’amministrazione comunale da poche settimane. Dopo il confronto in Prefettura abbiamo ritenuto doveroso condividere con tutti voi ciò che sappiamo ad oggi. Vi è ancora nulla di definitivo, ma c’è un’ipotesi concreta di realizzazione di un Centro di accoglienza straordinaria a Brondello”.
Il progetto nascerebbe nell’ambito del bando pubblicato dalla Prefettura di Cuneo nell’estate 2025, che prevede complessivamente 1.470 posti di accoglienza sul territorio provinciale. Tra i soggetti partecipanti figura la cooperativa Oltremare, con sede a San Salvatore Monferrato (Alessandria), risultata aggiudicataria per l’attivazione di una struttura da un massimo di 24 posti proprio a Brondello.
“Ventiquattro è il limite massimo previsto dal bando. La Prefettura ci ha detto che potrebbero essere anche meno, ma è ragionevole aspettarsi che si arrivi a quel numero” ha spiegato il sindaco, evidenziando come tale cifra rappresenti circa il 20% della popolazione del paese.
Nel corso dell’incontro è stato chiarito cosa sono i Cas: strutture temporanee gestite dalle Prefetture per ospitare richiedenti asilo quando il sistema di accoglienza ordinario è saturo. Questi Centri di accoglienza straordinaria offrono vitto, alloggio, assistenza sanitaria, legale e mediazione culturale e rappresentano oggi il principale strumento di accoglienza in Italia, con una funzione emergenziale ma di fatto strutturale.

Radosta ha poi sottolineato alcuni aspetti tecnici e procedurali ancora irrisolti: “Ad oggi la struttura è registrata come ristorante. Per poter ospitare un Cas è necessario un cambio di destinazione d’uso, che al momento non è stato ancora richiesto formalmente. Inoltre non esiste un contratto di locazione definitivo, ma solo un accordo con clausola sospensiva”.
Un punto particolarmente critico riguarda anche i lavori già avviati nell’immobile senza comunicazione ufficiale al Comune: “Il nostro ufficio tecnico – ha evidenziato Radosta - ha verificato che sono stati avviati interventi senza alcuna pratica presentata. Abbiamo quindi attivato le verifiche del caso: chiunque esegua lavori deve rispettare le norme, senza eccezioni”.
Durante la serata numerosi cittadini sono intervenuti, dando vita a un confronto acceso ma partecipato. Tra le principali criticità emerse, il tema dei permessi e delle procedure: “Come è possibile che abbiano iniziato dei lavori senza chiedere nulla al Comune? Se io voglio avviare un’attività, prima devo sapere se il locale ha i requisiti oppure no. Qui sembra che si sia deciso tutto senza coinvolgere nessuno” ha sottolineato un cittadino.
E ancora dubbi sulla reale idoneità dell’immobile: “Quel locale, per come è oggi, non può ospitare 24 persone. Forse con dei lavori, ma bisogna capire quali e se sono compatibili con il bando”.

Molti interventi hanno evidenziato anche le carenze del territorio: “Quali servizi abbiamo? La strada per venire qui è pericolosa per chi la percorre a piedi, in bici o in monopattino. Abbiamo solo una parrucchiera e una pizzeria. Non c’è un medico, non ci sono negozi. Come possono essere accolte persone che non hanno nemmeno la possibilità di spostarsi facilmente?”.
Non sono mancati timori legati a possibili scenari futuri: “Se domani qualcuno decidesse di portare delle persone dentro senza autorizzazioni, come si interviene?” ha chiesto un altro residente, sollevando il tema dei controlli e delle tempistiche.
A fare chiarezza su questi aspetti è intervenuto ancora il sindaco Paolo Radosta: “Ad oggi non è possibile insediare alcuna persona senza le autorizzazioni necessarie della Prefettura e senza il rispetto di tutti i requisiti. Siamo vigilanti e stiamo seguendo ogni passaggio”.
Tra gli interventi più significativi anche quello dell’ex sindaca Dora Perotto, chiamata in causa direttamente nel dibattito e ringraziata pubblicamente dallo stesso Radosta per il confronto avvenuto nei giorni precedenti.
“Noi della minoranza – afferma Perotto, creando un po’ di discussione con Radosta - abbiamo saputo la notizia del possibile insediamento di un centro di accoglienza per migranti dai giornali, ma ci risulta che dopo l’articolo la Cooperativa abbia scritto dicendo che aveva già avuto precedenti contatti con l’amministrazione comunale a partire dalla scorsa estate con Diego Garro (precedentemente responsabile della Cooperativa Alpi del Mare di Mondovì per la quale si occupava di accoglienza migranti a Martiniana Po n.d.r.) aveva manifestato al sindaco Radosta, in maniera ufficiosa, interesse per Brondello, in particolare per l’ostello, ora chiuso, che ospitava turisti, ciclisti e persone in transito. E il sindaco gli aveva appunto parlato della struttura dell’ostello, per ospitare i braccianti stagionali della zona, non di centri di accoglienza”.
Radosta ha risposto rimarcando che aveva semplicemente indicato a Garro di prendere contatti con chi gestiva la struttura, ma la cosa non ha mai avuto seguito, chiarendo: “In occasione dell’inaugurazione di un ristorante qui in valle Bronda, dove io non ero in veste ufficiale di sindaco, mi è stato presentato Diego Garro, che all’epoca non lavorava per la cooperativa Oltremare e, francamente, non ero a conoscenza di un suo eventuale legame con la cooperativa Alpi del Mare. Mi spiegò che c’erano quattro o cinque braccianti della frutta impiegati nella zona per i quali non si trovava una sistemazione. Io risposi che, trattandosi di lavoratori locali, a Brondello c’era un ostello al momento inutilizzato e che, qualora fossero interessati, avrebbero potuto mettersi in contatto con chi lo gestiva per valutare un eventuale accordo”.
La risposta di Radosta ha contribuito a ricostruire i passaggi precedenti e a distinguere tra le ipotesi iniziali e la situazione attuale.
Nel corso della serata è emersa con forza anche la volontà degli abitanti della valle Bronda di non essere etichettata: “Brondello non è razzista” è stato ribadito più volte, così come la necessità di valutare il progetto in base alla sostenibilità reale per un piccolo centro.
“Non è una questione ideologica – ha concluso Radosta – ma di equilibrio. Una comunità di poco più di 260 abitanti deve poter capire se ha le risorse, i servizi e le condizioni per sostenere un intervento di questo tipo”.
L’amministrazione ha confermato la volontà di approfondire ogni aspetto tecnico e legale, anche con il supporto di professionisti esterni, mentre prosegue la raccolta firme tra i cittadini. Annunciato inoltre un nuovo incontro nelle prossime settimane.








