Attualità - 29 aprile 2026, 14:44

A Mondovì gli studenti in corteo nell'anniversario della liberazione della Città dal nazifascismo [FOTO E VIDEO]

Questa mattina, mercoledì 29 aprile, il corteo per le vie cittadine con le classi del "Cigna Baruffi Garelli" e le note di Bella ciao. Nel discorso del sindaco le parole della steffetta Paola Garelli alla figlia: "Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo"

Le note di “Bella ciao” hanno accompagnato la “Camminata per la Liberazione" che si è svolta questa mattina a Mondovì, per ricordare il 29 aprile, giorno in cui ci fu la liberazione della Città dalle truppe nazifasciste, con il capitano Luigi Scimé, cui è intitolata la sala conferenze

L'iniziativa di oggi, organizzata dal "Cigna Baruffi Garelli", in collaborazione con il Comune di Mondovì, l’A.N.P.I. Sezione di Mondovì e Carrù e dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società contemporanea in Provincia di Cuneo.

Il corteo, partito da piazza Santa Maria Maggiore, ha attraversato le vie del centro, con tappe intervallate da letture e interventi, fino a raggiungere piazza XXIX Aprile.“La Resistenza - ha detto il prof. Giuseppe Cappotto, dirigente scolastico - fu un movimento corale, variegato, ma unito con l’unico obiettivo di riconquistare la libertà e lottare per la giustizia”.

Il sindaco Robaldo ha condiviso invece con i ragazzi la lettera che la monregalese Paola Garelli, pettinatrice, aderì resistenza come staffetta partigiana con il nome di battaglia "Mirka". nella brigata ligure "Colombo"

[Al  sax il prof. Pettenuzzo e alla chitarra il prof. Racca]

Arrestata dai fascisti nella sua casa di Savona nel 1944, venne imprigionata e torturata nella fortezza del Priamar dove venne uccisa. Scrisse una lettera alla figlia piccola Mimma:"Quando sarai più grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo".

"È quello vi invito a fare oggi - ha chiosato il primo cittadino -, in un momento in cui ci troviamo a vivere una contemporaneità complessa e pericolosa. La Festa della Liberazione, dunque, come orgoglio condiviso che non può essere divisivo né discutibile, ma soprattutto come straordinaria occasione per riflettere sulla grandezza fragile della nostra società democratica".

Arianna Pronestì

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