Farinél - 31 maggio 2026, 18:21

FARINÉL / Caro Carlin ti scrivo…

A una settimana dalla cerimonia funebre per la scomparsa di Carlo Petrini, le riflessioni sull’eredità che lascia il grande braidese

Carlo Petrini, si è spento lo scorso 22 maggio a 76 anni

Carlo Petrini, si è spento lo scorso 22 maggio a 76 anni

Caro Carlin ti scrivo, non perché fossimo amici, anche se ci eravamo incrociati molte volte, ma perché dopo una settimana vorrei fare con te alcune riflessioni.

Una settimana fa eravamo tutti al tuo capezzale, ma era il momento del commiato, dei saluti, delle emozioni. La notizia improvvisa della tua dipartita era arrivata nella notte tra giovedì e venerdì come un cazzotto nello stomaco.

Hai sofferto tanto negli ultimi anni, ma pensavo ce l’avresti fatta sempre; quindi, ero per nulla pronto alla notizia.

Poi sono arrivati i fiumi di inchiostro, i ricordi, i pensieri, le emozioni al tuo funerale, il più toccante che abbia mai vissuto. Tu eri più vivo che mai la scorsa settimana, ti si poteva vedere su ogni giornale, in ogni post sui social, tutti ti avevano conosciuto, tutti ti avevano vissuto e volevano raccontare il loro Carlin.

Ti vedevo come non mai in Chiara che avevo sempre visto al tuo fianco e che avevo sempre pensato ti assomigliasse poco fisicamente, ma mi sbagliavo perché lei era intrisa di te e tu di lei, non avremmo avuto Carlin senza quella donna meravigliosa che ti camminava sempre a fianco.

Una assenza estremamente presente la tua, in quel momento.

Poi la cerimonia funebre si è conclusa, la gente è scemata verso le automobili ed è rimasto il silenzio. Un silenzio che ha accompagnato fino al lunedì in cui, per tua espressa volontà, sei stato cremato e le tue ceneri sono state sparse nella tua Pollenzo.

È qui che spero che per la prima volta non avessi ragione tu.

Tu sostenevi che tutto si sarebbe esaurito con la vita, che l’aldilà fosse un’invenzione delle religioni. Quindi, se dovessimo ascoltarti, saremmo ai titoli di coda, al “The end” dei film di Hollywood.

No, non posso pensare che sia così.

Forse negli ultimi anni avevi iniziato a frequentare tanti religiosi proprio perché speravi che quella tua visione potesse cambiare.

Come si può accettare che una vita come la tua possa esaurirsi spargendo un mucchietto di ceneri?

È vero, non hai lasciato un erede, un delfino, un qualcuno che potesse prendere il tuo posto e per molti anni te ne ho fatto una colpa, ma ha ragione Moni Ovadia che nel suo saluto ha detto che di Carlin ne nasce uno ogni 200 anni.

Non ci hai lasciato un erede semplicemente perché non poteva esserci un erede. Hai avuto tanti collaboratori, pochi, ma grandissimi amici che ti hanno voluto un bene incalcolabile, ma nessuno era Carlin, erano tutte appendici che completavano il tuo essere, ma il motore sei sempre stato tu.

Tu che partorivi idee geniali e poi le lanciavi per il mondo gratis, senza preoccuparti di guadagnare anche solo una lira o un euro per te stesso.

Nulla è gratis oggi Carlin, eppure tu regalavi le tue idee.

Sei un caso più unico che raro di una persona che è morta in condizioni umili dopo aver creato un’enorme ricchezza per la collettività. Senza scomodare personaggi illustri e senza fare paragoni inopportuni, ricordo pochi personaggi in grado di fare questo, uno è morto 2.000 anni fa, dell’altro celebreremo gli 800 anni il 4 ottobre.

Questo per dirti che ho capito solo in questi giorni che non potevo farti una colpa per non aver individuato un erede, non c’era, non poteva esserci.

Per molti versi siamo tutti noi gli eredi perché l’eredità, invece, è enorme e spetta a tutti noi portarla avanti, oggi più che mai.

Oggi che sembra che le idee e le opinioni siano sempre contro qualcuno, contro qualcosa, pronte a distruggere più che a costruire, le tue idee erano di un bene comune, di una strada per tutti, perché non è obbligatorio che per un ricco ci debbano essere per forza 100 poveri e non è obbligatorio che per far abbuffare i più abbienti sia necessario affamare i tre quarti del mondo.

Questo ci hai insegnato, questo ci lasci in eredità tu che, per dirla alla Moni Ovadia, sei stato un titano in un mondo di omuncoli. Noi non siamo titani, ma possiamo provare a non essere omuncoli, a prendere in mano la tua enorme eredità e a portarla avanti, per farti capire che la vita continua, forse non nell’aldilà, ma sicuramente nell’aldiquà dove rimarranno le tue idee, le tue tensioni, le tue parole.

Marcello Pasquero

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