Riceviamo e pubblichiamo:
Gentile Direttore,
mi riallaccio alla più che condivisibile riflessione odierna di Fabrizio Biolè, sullo stato di salute quanto meno allarmante dei nostri corsi d'acqua, maggiori e minori, per alcune ulteriori considerazioni, questa volta correlate al mondo della pesca sportiva.
Una passione che, a molti sarà noto, sta anch'essa vivendo anni difficilissimi, stretta in una spirale, temo letale, in parte attribuibile proprio a fattori naturali (siccità sempre più impattanti e dilagare dei cormorani in primis), ma in un'altra parte, nient'affatto indifferente, frutto di deliberate decisioni degli enti preposti.
Non intendo qui tornare sull'annosa questione del blocco dei ripopolamenti, se non per sottolineare, con estremo sconforto, come la Provincia di Cuneo, nelle persone dei suoi funzionari degli uffici Caccia e Pesca, abbia inopinatamente scelto, nei mesi scorsi, di recepire soltanto in maniera molto, molto parziale la deroga vigente a livello nazionale.
Mi verrà fatto notare che, dietro a queste decisioni, c'è gente con fior fiori di studi e titoli conseguenti, mentre il sottoscritto non può che portare con sé l'esperienza di 25 anni con i piedi ammollo e la canna in mano, nelle acque dei nostri torrenti...però, credetemi, capire la ratio di certune posizioni, spesso e volentieri, risulta veramente impresa proibitiva.
Non voglio però, ripeto, dilungarmi sulla suddetta questione, quanto piuttosto far umilmente notare la clamorosa dissonanza tra questa supposta volontà di tutelare, in modo che oserei definire "talebano" tanta è l'intransigenza, il nostro patrimonio ittico e immagini come quelle che allego.

Si tratta di foto di lavori eseguiti, in tempi recenti (una l'avete pubblicata voi giusto questa settimana) in torrenti tra le valli Po e Bronda. Lavori sempre coperti da ingenti finanziamenti pubblici, volti a prevenire il rischio esondazioni, intento sicuramente meritorio ma che, a mio avviso, non può giustificare un simile impatto sugli ecosistemi che vanno a coinvolgere. Parliamo di corsi d'acqua sì minori, ma ancora, chi più chi meno, comunque arricchiti dalla presenza di diverse specie ittiche.
Lascio ai lettori, anche ai più digiuni in materia di pesca, il compito di valutare quali possano rivelarsi le conseguenze di un letterale ribaltamento e appiattimento dei fondali di questi torrenti, operazioni con la quale vengono distrutti ranuncoli, erbe acquatiche, ninfe e tutti gli stadi larvali di tantissimi insetti, di cui poi i pesci si nutrono. Pesci che, più che verosimilmente, però, non popoleranno comunque più alvei nei quali viene, fra le altre cose e senza batter ciglio, asportato il letto ghiaioso che dovrebbe accogliere le uova fecondate dei futuri avannotti. Insomma, al termine di questi "delicatissimi" interventi, non resta altro che terra brulla e infeconda, su cui scorreranno mestamente acque abituate, invece, a scrosciare su letti che Madre Natura aveva modellato, a proprio piacimento, nel corso dei secoli.
Mi si dirà: e il primario interesse alla sicurezza pubblica, dove lo metti? Per carità, più che sacrosanto (anche se, in taluni tratti, da profano osservo che, forse, si è persin esagerato nel sovrastimare i reali rischi), ma in ogni caso...siamo davvero sicuri che sia solo questo fare terra bruciata, a mo' di novelli Unni cingolati, l'unica via per tutelarlo? Non lo credo affatto!

Interventi su questa falsariga, per quanto forse risaltino un po' meno all'occhio per via delle maggiori dimensioni dei fiumi interessati, hanno peraltro riguardato, sempre in tempi recenti, anche corsi d'acqua di portata superiore come il Varaita nella zona tra Savigliano e Lagnasco, oppure (ma qui andiamo indietro già di una quindicina d'anni, se non di più) il Maira a Savigliano, dove sono sparite pozze e lanche, tanto care ai pescatori perché rifugio prediletto dei pesci, a beneficio di corsi d'acqua ormai completamente e invariabilmente appiattiti. Sono in ogni caso certo che, ahinoi, indagando giusto un po' si potrebbero portare molti altri esempi, da altre zone della nostra Provincia (e non solo).
In conclusione, in tutto ciò, mi domando anzi tutto se i solerti funzionari provinciali che inibiscono larga parte dei ripopolamenti, ormai da anni, fossero troppo impegnati in dottissime disquisizioni sulla purezza genetica degli avannotti d'immissione, per potersi accorgere degli irreparabili danni che, di fatto sotto i loro nasi, si stavano e si stanno perpetrando con queste opere.
Ancora, da pescatore appassionato, vorrei tanto attribuire a una mia distrazione il non aver letto, a riguardo, nessuna decisa presa di posizione della FIPSAS, l'ente che dovrebbe tutelare gli interessi della pesca sportiva nella nostra Provincia, ma temo tanto non sia esattamente questo il caso...
Grazie per l'ospitalità e un cordiale saluto.
Marco Forno - Revello





