Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Max Caramazza, cittadino cuneese affetto da Sma, che collabora con la Regione Piemonte e con il presidente Cirio sull'analisi delle tematiche che gravitano attorno al mondo della disabilità. Il commento di Caramazza nasce in seguito all'articolo, pubblicato sul nostro giornale, intitolato "Riforma della disabilità, a Cuneo il nodo degli spazi inadeguati della sede Inps: utenti chiedono all'istituto che si adoperi per trovare soluzioni".
La lettera di Max Caramazza
Voglio innanzitutto ringraziare Barbara Pasqua — un'amica preziosa che mi sopporta da anni, persino come collaboratore per lungo tempo — per avermi inviato questo suo pezzo sulle criticità logistiche e sugli spazi di accoglienza della sede INPS di Cuneo in corso Santorre di Santarosa.
Chi, come me, vive la disabilità sulla propria pelle ogni singolo giorno e ha scelto da sempre di mettersi in gioco in prima persona — non per tutelare un interesse individuale, ma per dare voce e dignità ai diritti di tutti — sa bene quanto un corridoio troppo stretto, una sala d'attesa sovrappopolata o un percorso poco funzionale possano pesare sull'animo, prima ancora che sul corpo, di una persona fragile e della sua famiglia. Proprio per questo sento il bisogno di intervenire.
Non lo faccio indossando la giacca formale del consulente, ma parlando da cittadino che conosce la fatica delle battaglie quotidiane. Tuttavia, è chiaro che non posso scindere la mia esperienza dall'impegno che ho assunto: ognuna di queste istanze, ogni singola segnalazione che arriva dal territorio cuneese, è già nel mio bagaglio e sarà mia cura portarla con determinazione in Regione.
Chi mi conosce sa però una cosa: sono per natura allergico ai "tavoli". Ne abbiamo avuti a decine in questi anni e, troppo spesso, finiscono per diventare luoghi autoreferenziali dove le idee, le urgenze e le proposte di ognuno si perdono fino a diventare echi lontani. In passato ho rifiutato molti ruoli che mi erano stati offerti proprio per questo motivo: non avevo alcuna intenzione di partecipare alla stesura dell'ennesimo, bellissimo dossier destinato a prendere polvere nel cassetto di qualche assessorato o direzione. Se oggi ci metto la faccia è perché siamo di fronte a un passaggio diverso, concreto.
Questa riforma l'abbiamo attesa per oltre tre decenni. Per trent'anni abbiamo chiesto di superare una visione puramente burocratica per arrivare finalmente a mettere al centro la persona e il suo "Progetto di Vita". Dal 1° marzo la nostra provincia è in prima linea nella sperimentazione, e ci stiamo lavorando tutti, al meglio delle nostre possibilità, perché — come si suol dire — la montagna non finisca per partorire un topolino. Sarebbe un'occasione storica sprecata, e non possiamo permettercelo. Quando si sposta un carico così imponente di competenze e di flussi su un unico ente, gli attriti tra le nuove norme e le vecchie mura emergono subito. Ma sul nostro territorio non partiamo da zero. La provincia di Cuneo e il Piemonte sanno esprimere eccellenze straordinarie quando decidono di fare squadra sul serio: pensiamo ai tanti progetti nati dalla collaborazione concreta tra enti locali, fondazioni, ASL, consorzi socio-assistenziali e terzo settore sull'inclusione lavorativa, sulla vita indipendente e sull'accessibilità. E pensiamo anche ai tanti professionisti, medici e operatori della stessa INPS che a Cuneo, ogni giorno, suppliscono con umanità e dedizione ai limiti strutturali dei locali. Questi buoni esempi ci dicono una cosa sola: serve fare rete, e serve farlo senza fermarsi al colore politico. Una carrozzina che non riesce a fare manovra o una barella in attesa in un corridoio non hanno tessere di partito.
La dignità dell'accoglienza non è né di destra né di sinistra: è semplicemente la misura della nostra civiltà. Per questo oggi abbiamo un bisogno vitale di critiche costruttive. Le osservazioni puntuali dei cittadini non devono alimentare scontri sterili, ma diventare la bussola per aiutare la politica locale e regionale a fare bene: sia per individuare rapidamente soluzioni logistiche e spazi adeguati su Cuneo, sia per portare istanze pratiche al governo centrale — mi si conceda il termine — affinché chi scrive le norme a Roma abbia il polso reale di quanti metri quadri e quanta organizzazione servano davvero per far camminare le riforme sulle gambe delle persone.
Quando sono stato scelto da Alberto Cirio per l'incarico che mi ha affidato — e che io continuo a definire "immeritato" — una persona molto più in gamba di me mi disse: "Tu sei quel faro sempre acceso all'orizzonte che serve".
Bah, non so se io sia davvero quel faro, ma di sicuro ringrazio Barbara e, insieme a lei, tutti coloro che ogni giorno, segnalando, lavorando e non voltandosi dall'altra parte, mi aiutano a tenerlo acceso. E poiché alle chiacchiere dei tavoli preferisco i fatti, lancio una proposta semplice e diretta per raccogliere le idee di tutti. Chiunque — utente, familiare, operatore o associazione — stia vivendo in prima persona questa fase di sperimentazione e voglia segnalare una criticità concreta o, ancora meglio, avanzare una proposta pratica e realizzabile per migliorare il servizio, può scrivermi direttamente all'indirizzo istituzionale: massimiliano.caramazza@mail.regione.piemonte.it.
Niente filtri, niente burocrazia e nessun cassetto in cui chiudere le carte: raccoglierò personalmente ogni contributo per trasformarlo in lavoro concreto sui fronti regionali e nazionali. Dopo trent'anni di attesa, il diritto a un'accoglienza dignitosa ce lo dobbiamo conquistare insieme, centimetro dopo centimetro.





