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In&Out | 22 dicembre 2019, 07:45

Entracque - Parigi, sola andata: Davide Audisio racconta la sua carriera nella Chimica Organica

"Io e la mia squadra di lavoro siamo riusciti ad accaparrarci il finanziamento ERC consolidator, 2 milioni di euro in 5 anni; l'obiettivo è rivoluzionare la tecnica di marcaggio delle molecole organiche con il C14"

Davide Audisio

Davide Audisio

Ho terminato gli studi in Italia nel 2006 e ho realizzato la tesi di laurea ed il dottorato in Chimica Farmaceutica in Francia. Poi ho studiato Chimica Organica in Germania e ho lavorato in Inghilterra in un’azienda farmaceutica “top10”: dal 2014 sono ritornato in Francia, a Parigi, e lavoro al Commissariato dell’Energia Atomica Francese (CEA), in cui sono responsabile del laboratorio di marcaggio isotopico al carbonio 14”.

Si chiama Davide Audisio, viene da Entracque e di lui nelle ultime settimane si è fatto un gran parlare: un’eccellenza “targata Cuneo” che ha contribuito a far raggiungere al laboratorio che dirige dal 2016 l’ambito finanziamento European Research Council (ERC). “Il mio è un ERC consolidator, riservato ai ricercatori che hanno lavorato almeno 7/12 anni dopo il conseguimento del dottorato, e prevede una somma di 2 milioni di euro distribuiti in 5 anni. È molto selettivo e la qualità e l’eccellenza sono i soli criteri. Il mio ruolo sarà, nel prossimo quinquennio, quello di Principal Investigator e mi darà la possibilità di sviluppare le idee che ho inserito nel progetto”.

L’obiettivo è “semplicemente” quello di rivoluzionare la chimica del carbonio 14.

Il C14 – spiega Davide – è un isotopo radioattivo ben conosciuto perché usato di solito per la datazione di reperti archeologici, ma è incredibilmente importante anche per la ricerca farmaceutica, veterinaria e fitofarmacologica”.

In questi ambiti è utile assicurarsi che le nuove molecole sviluppate, ovvero i nuovi farmaci o pesticidi, non siano pericolose per pazienti e ambiente prima di commercializzarli. La sostituzione di un atomo di C12 con l’isotopo C14, radioattivo e facilmente quantificabile, permette di tracciare “la vita” della molecola fornendo molte delle informazioni necessarie all’immissione sul mercato”.

Il processo è in un certo senso simile a quello di costruzione di un castello di Lego, dove però sostituiamo uno dei blocchetti che dovrebbero starne alla base, posizionandone uno praticamente identico in cima” prosegue Davide.

Tutto molto semplice? Non proprio.

Inserire un atomo di C14 in una molecola organica non è semplice e ora come ora il processo è, per quanto utile, davvero sconveniente: indiretti, necessitano molte reazioni chimiche in successione, lunghi (nell’ordine di grandezza dei mesi), molto costosi (circa 700 milligrammi costano 25mila euro) e che prevedono la produzione di parecchi rifiuti speciali. Il nostro progetto prevede di ridurre il tutto a un processo lungo un solo giorno, che preveda un’unica reazione meno costosa e con meno produzione di rifiuti”.

Prima di approdare al CEA nel 2014 Davide non aveva diretta dimestichezza di processi di questo tipo, ma la sfida non l’ha certo spaventato: “Il mio percorso di studi in Italia e all’estero e il mio background fortemente diversificato mi hanno facilmente permesso di adattarmi, e il contesto era comunque quello della Chimica Organica”.

Anche crearsi una vita stabile in Francia è una sfida che Davide ha superato appieno. “Sin dalla mia prima esperienza di studio qui ho conosciuto la donna che è poi diventata mia moglie e la madre dei miei due figli: sono “solo” a 900 chilometri di distanza, poi, e Francia e Italia sono paesi meno diversi di quanto sembri. Insomma, è stato un processo naturale”.

La Granda mi manca ma riusciamo a tornare poco, circa due volte l’anno – ha concluso Davide – e soprattutto d’estate. Ma sono comunque soddisfatto di quello che ho costruito qui in Francia; fossi rimasto in Italia non avrei sicuramente le possibilità che ho oggi, soprattutto perché sono davvero pochi i laboratori con le autorizzazioni per realizzare questi tipi di ricerca. Sarei una persona totalmente diversa”.

simone giraudi

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