Il primo colpo d’occhio per chi arriva alla spianata di Pian del Re è quello che ci sia più gente rispetto agli ultimi due anni. Ci sono sicuramente più giornalisti e televisioni. La scenografia messa in piedi dai militanti è molto bella. Quest’anno hanno pensato ad una sorpresa in più. Poco prima dell’arrivo di Umberto Bossi dalle alture che circondano la “sacra fonte” scendono alcuni deltaplani con le bandiere della Lega, della Provincia di Cuneo e del Sole delle Alpi. La presenza di molti più media in attesa rispetto agli ultimi anni è il preludio a qualcosa di nuovo che potrebbe arrivare dopo la torrida (e torbida) estate della politica. Ma dai 2000 metri di Pian del Re arriva solo una dichiarazione di fedeltà a Silvio Berlusconi. Le voci degli ultimi giorni che parlavano di rapporti freddi tra i due leader, Berlusconi e Bossi, a Pian del Re non trovano conferma.
È Bossi, quando verso le 13.30 a arriva alla “sacra fonte” a togliere ogni speranza che il Monviso regali qualcosa in grado di mandare il tilt le agenzia di stampa. Dice Bossi: “Saremo leali a Berlusconi fino in fondo. Noi siamo gente leale e seria mica come Fini! Berlusconi ha mantenuto la parola, ci ha dato i voti per il federalismo e noi manterremo l'alleanza non gli tiriamo coltellate”. E se qualcuno ancora pensa che il Federalismo sia qualcosa di là da venire ecco che il Senatur assicura tutti: “Il federalismo ormai è cosa fatta, è pronto. Adesso è il momento di passare al decentramento e di portare i ministeri fuori da Roma”. Umberto Bossi appare in forma, è anche di buon umore segno che questi monti che tanta importanza hanno avuto e hanno per la storia della Lega lo fanno sentire a casa sua, tra amici.
A Pian del Re accanto al “capo” c’è il figlio Renzo, ormai la “trota” per tutti, chissà se Bossi pensava anche a lui quando ha detto: “'La Lega è nata per liberare la Padania e non andremo in pensione fino a quando la nostra terra non sarà liberata. Abbiamo allevato bene i nostri figli e loro porteranno avanti le nostre cause che potranno finire solo con la completa vittoria”. Anche Roberto Calderoli, ancora in tenuta estiva con le bermuda in jeans, giura fedeltà a Berlusconi ma non rinuncia a qualche stoccata: “Che brutta estate abbiamo vissuto. Non ne posso più di case a Montecarlo, cucine Scavolini, cognati e balle varie. Di escort che frequentano certi Palazzi. Così come non ne posso più di quei giornali che vogliono dettare l’agenda politica. Io e Roberto Cota abbiamo fatto i pompieri e siamo stati da Fini per cercare di mettere pace tra lui e Berlusconi, ma siamo stati impallinati dal fuoco amico”. E poi sulla fiducia: “È bastato che dicessimo di non votarla che in Parlamento sono spuntati come i funghi i deputati pronti a votarla! Va a finire che la maggioranza aumenta i numeri. Noi voteremo la fiducia, ma non è detto che lo si faccia alla prima chiamata, anzi suggerirò a Bossi di non partecipare alla prima e votare alla seconda così potremo verificare se la maggioranza dipende dai finiani e regolarci di conseguenza”. E poi ancora più esplicito: “Se qualcuno pensa di dare vita a qualcosa di diverso dal governo uscito dalle elezioni penso che il nord se ne andrebbe per conto suo”.
Schierati di fianco alla sorgente c’è lo stato maggiore del Carroccio locale, con il segretario Stefano Isaia a fare da speaker. Ci sono davvero tutti: da Gianna Gancia, a Claudio Sacchetto e Federico Gregorio ai consiglieri e assessori provinciali. Ma a strappare applausi, oltre ai big Bossi e Calderoli e poi ancora a Gianna Gancia (la più amata dai cuneesi!) è Roberto Cota che scandisce bene le parole: “Abbiamo vinto le elezioni regionali in modo legittimo e non c'e' niente da ricontare. Abbiamo vinto, la gente è con noi perché siamo gente seria e per bene. Ma posso dire anche che se noi avessimo perso non avremo messo in dubbio il risultato perché la democrazia è sacra. Spero lo pensiono anche i giudici”. In giro, intanto, alcune ragazze indossano la maglietta con la scritta: “Cota è il mio presidente”. Gianna Gancia, pensa alla “sua” provincia e dice: “Il ritrovo di quest’anno per me è il più bello perché arriviamo al Monviso con Roberto Cota presidente e con lui siamo liberi di fare la guerra per autodeterminarci. Da questa terra, da Cuneo, la patria di Giolitti ed Einaudi, diamo il via alla vera rivoluzione culturale contro sprechi e assistenzialismo. È ora di dire basta con il tutto a tutti”.
Poi prima della 14 è il momento del rito dell’ampolla. Roberto Calderoli apre con fare quasi sacro la scatola verde con dentro l’ampolla e poi si china a riempirla con l’acqua del Po. Si gira e tra i boati dei militanti la porge al Senatur che la alza più volte al cielo. Tre ragazzini sono in fila per il “battesimo” pagano e Bossi versa sulle loro teste un po’ d’acqua.
Poi tutti di via di corsa a Pian della Regina per il pranzo e poi ancora a Paesana per i comizi. La piazza della capitale della valle Po è tutto un tripudio di bandiere della Lega. Umberto Bossi arriva tardi, verso le 18, tanto che gli oratori sono quasi in difficoltà. Federalismo, Governo, fedeltà a Berlusconi sono un po’ la replica di quanto detto a Pian del Re. Ma a Paesana che spazio anche per un ricordo personale e una duplice dichiarazione d’amore di Roberto Calderoli: “Quando sono arrivato per la prima volta a Pian del Re mi sono innamorato di queste montagne, mi piace fermarmi a dormire lassù perché notte in cime è uno spettacolo unico, poi mi sono innamorato di Gianna e allora questa è diventata come se fosse casa mia…”.
In attesa di Umberto Bossi c’è Mario Borghezio a tenere in caldo la folla presente e lo fa da… Borghezio. Un po’ di piemontese, tanti epiteti e parole non riportabili, gesti eloquenti soprattutto quando parla di un possibile governo tecnico e accompagna la frase con il gesto dell’ombrello. Poi l’eurodeputato ha anche un pensiero per il presidio di Rifondazione Comunista presente in piazza Vittorio Veneto e dice: “Ma chi è questo Ferrero che viene qui? Io conosco solo quello della Nutella”.
Poi arriva Umberto Bossi, mentre in piazza è segnalata la presenza delle Jene di Italia Uno. Poche parole di colui che è sempre chiamato “capo” che in riposta ad una invocazione di un militante presente in piazza dice: “La Lega è al fianco degli agricoltori, non vi lasceremo solo e ci batteremo affinché l'agricoltura padana non scompaia”. Poi ridendo: “Come potrei non pensare a voi? Oggi mi avete anche regalato una forma di formaggio!” Infine: “Un abbraccio fratelli di Paesana”. Gianna Gancia, sul palco vicino al “capo” è commossa e nasconde la lacrimuccia dietro un paio di grossi occhiale scuri. Mettetela come volete, anche questa è la Lega.




