Abbiamo ricevuto questa lettera dal pensionato che nel marzo scorso ci inviò una pubblica lamentela circa un corso di sci effettuato dalla Polizia Locale (promosso e finanziato dalla Regione) sulle piste di Limone Piemonte. Dopo quella mail, da noi pubblicata, è partita, da parte della Comandante della Polizia Locale di Cuneo, una denuncia "contro ignoti", che ha coinvolto il pensionato stesso e, di conseguenza anche la nostra testata. Oggi, amareggiato, questo pensionato ci riscrive. E, stavolta, il signor Carlo Croce ci chiede espressamente di pubblicare il suo nome per esteso (c.m.)
Gent.mo Direttore
sono quel pensionato che le scrisse il 22 marzo u.s. per rendere pubblico un “mugugno” che ritengo legittimo (visti i tempi che stiamo vivendo) circa l’utilizzo dei fondi regionali a favore dei corsi di sci per gli agenti della Polizia Locale, anziché per la Sanità, per i Servizi Sociali e per il pagamento degli stipendi dei dipendenti delle Comunità Montane che al momento sono in “forse”.
Ebbene, le riscrivo per narrarle quanto mi è successo a seguito di quel pubblico e sacrosanto “lamento” che ora farò anche al governo Monti come mi viene chiesto dal Governo.
Come lei ben sa - e chiunque può verificarlo - la mia lettera era generica e parlava di agenti appartenenti ai “comuni limitrofi” e dei “relativi comandanti”; non ho mai citato Cuneo o i vigili di Cuneo o la Comandante di Cuneo.
E’ stato lei, caro Direttore, a fare un titolo “più mirato”, specifico al punto da pungere la suscettibilità di una persona che per tutelare l’onore del proprio Corpo, quello che io non ho chiamato in causa, ha fatto denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica.
Lei sa bene che gli agenti sono venuti presso il suo giornale per farsi consegnare tutta la corrispondenza in merito al problema trattato e da lì sono partite le indagini che mi hanno individuato.
Sono stato chiamato in Procura quale “persona informata dei fatti” e così anche altre persone marginalmente coinvolte nella vicenda.
Ho dovuto chiarire il perché e il per come ho fatto quella lettera e quali erano i miei intenti.
Non le nascondo che la vicenda mi ha suscitato molte domande nonché molti dubbi che intendo fare pubblici perché ritengo fondamentale difendere la libertà di pensiero e di parola in un Paese democratico e libero.
1) Com’è possibile che la mia lettera, del tutto innocua, abbia potuto indignare qualcuno al punto da richiedere l’avvio di un procedimento giudiziario?
2) Com’è possibile che la magistratura abbia il tempo e i mezzi per occuparsi di una questione di così bassa rilevanza giuridica?
3) Com’è possibile dare la caccia ad un pensionato che ha voluto solo esprimere un proprio parere personale (che tra l’altro è stato successivamente condiviso da altri) circa l’uso di fondi pubblici?
4) Com’è possibile che la mia lettera, piena di verità, venga denunciata mentre non scandalizza il contenuto della “risposta”?
5) Perché proprio in merito a quella “risposta” nessuno ha precisato quanto richiesto dai successivi interlocutori?
6) Com’è possibile che il Commissario Bondi chieda ai cittadini di denunciare gli sprechi al Governo mentre a Cuneo c’è chi lo vuole impedire?
7) Dov’è finita la libertà di stampa?
Queste le domande.
Ecco i dubbi:
1) Ho il dubbio che quella denuncia voglia essere un avvertimento per imbavagliare il diritto di critica anche se la critica può essere costruttiva
2) Ho il dubbio che il contenuto della mia lettera non sia stato capito visto che, in modo semplice e corretto, ho espresso una critica alla Regione Piemonte (che spende i soldi) e non al Comune di Cuneo (che li riceve).
3) Ho il dubbio, anzi la certezza, che i Dirigenti dovrebbero occupare il loro preziosissimo tempo in lavori di grande responsabilità e complessità anziché in risposte pubbliche fuori tono a un pensionato e in denunce sproporzionate che collassano ulteriormente gli uffici giudiziari.
Dopo l’esposizione di queste domande e di questi dubbi, mi chiedo, gentile Direttore, cosa debba succedere a me e al suo giornale che mi pubblica.
Grazie per il suo coraggio. Io mi ritiro per fare testamento.
Naturalmente le lascio la libertà di mettere il titolo che vuole.
Carlo Croce, pensionato





