Ambiente e Natura - 12 febbraio 2021, 12:07

“La Regione Piemonte si faccia carico del problema del lupo: va contenuto”

Amministratori, Associazioni di categoria e allevatori ascoltati ieri nella quinta Commissione, “Tutela dell’ambiente”. Il grido di allarme è unanime: “Serve un piano di contenimento”. Dalmasso (Adialpi): “Pastori ormai stremati da questa situazione di pericolo”

Immagine di repertorio - Foto A. Revelli

Immagine di repertorio - Foto A. Revelli

La “questione lupo” approda sui banchi della Quinta commissione Ambiente del Consiglio regionale del Piemonte.

Se n’è discusso ieri (giovedì) nella riunione della quinta Commissione (Tutela dell’ambiente e Impatto ambientale, Parchi ed aree protette) riunita congiuntamente alla terza Commissione (Economia; agricoltura; Montagna; Foreste).       

All’ordine del giorno: l’audizione delle Associazioni agricole “in merito alla tematica della presenza del lupo sul territorio regionale”.

A portare all’attenzione della Regione Piemonte la problematica, Giovanni Dalmasso dell’Adialpi, Associazione per la Difesa degli Alpeggi del Piemonte, Arturo Lincio e Marco Defilippi  presidenti della Provincia del Vco e dell’Unione montana dei Comuni della Valsesia, Ercole Zuccaro di Confagricoltura Piemonte, Roberto Moncalvo di Coldiretti, Giorgio Macchieraldo della Cia, Giovanni Fina e Massimo Tribolo dell’A.re.ma., l’Associazione Regionale Margari e Gesine Otten, allevatrice della Valle Antrona, nel VCO.

Nei giorni scorsi avevamo ospitato, proprio sulla tematica lupo, l’ennesimo appello di Dalmasso, che tornava a chiedere una regolamentazione della presenza del canide: senza un piano di controllo “tra pochi anni – ci aveva detto Dalmasso – gli alpeggi verranno abbandonati”.

Una tesi ribadita ieri sera in Regione: la presenza del lupo e degli animali selvatici negli ultimi anni è triplicata, con una situazione davvero critica per le imprese che, con coraggio, continuano a presidiare le montagne e a garantire la bellezza del paesaggio, evitando lo spopolamento e l’abbandono dei territori.

La gestione di questi carnivori – le parole di Lincio e Defilippi – è ormai improrogabile. Una soluzione potrebbe essere una programmazione di contenimento del lupo, ma occorre coinvolgere i Ministeri dell’Interno e dell’Ambiente e l’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione
e la Ricerca Ambientale
”.

Per il mondo agricolo, invece, le misure sinora adottate non sono state sufficientemente efficaci: “È pertanto necessaria un’azione tempestiva regionale – è stato detto – anche nei confronti degli enti competenti a livello nazionale”.

Vogliamo garantire la conservazione del lupo, ma al tempo stesso limitare i danni per gli allevatori”. Questo l’imperativo categorico di Giovanni Dalmasso, dell’Adialpi. Che poi torna poi su un aspetto trattato, nei giorni scorsi, proprio anche da Targatocn: gli episodi di predazione di alcuni cani all’interno di cortili di case, nelle Valli del Monviso.

Il lupo – ha spiegato – a breve non sarà solamente un problema degli allevatori: si sta avvicinando sempre più alle abitazioni, entra nei giardini, sbrana i cani nei cortili. Spero di sbagliarmi ma il pericolo anche per l’uomo è sempre più imminente”.

Moncalvo ha chiesto che vengano individuate “modalità di gestione che possano permettere, innanzitutto, alle imprese di svolgere la propria attività produttiva”. Nel 2021 è prevista l’attivazione di un diverso sistema di risarcimento alle imprese agricole che subiscono danni causati da predatori e fauna selvatica: “Servono inoltre accertamenti celeri delle morti da predazioni proprio per accelerare l’iter degli stessi risarcimenti”.

Per Zuccaro è invece “indispensabile uno scrupoloso censimento per evitare sottostime. Con i pericoli che ci sono attualmente si corre il rischio di dover abbandonare talune zone di pascolo, a danno della biodiversità, senza contare che va salvaguardata l’incolumità degli animali allevati, in grave pericolo per i continui attacchi dei lupi”.

Macchieraldo si occupa di pastori e allevatori. “Sulla questione lupi – ha detto – siamo perdenti, nessuno ci ascolta. È brutto dirlo, ma c'è quasi da sperare che il lupo attacchi il cane di qualche turista, forse a quel punto ci si deciderà a fare qualcosa”.

A nome degli allevatori ossolani è intervenuta la Otten, che ha parlato di una vera e propria “resistenza pastorale” contro la reintroduzione dei grandi carnivori sulle Alpi italiane. 

Fina si è soffermato sulle segnalazioni di intrusione del lupo in prossimità di cascinali e di allevamenti: “Chiediamo attenzione e provvedimenti di contenimento concreti, perché la popolazione di lupi, nelle nostre montagne, riguarda anche la sicurezza di chi in montagna vive e lavora. Sul piano giuridico ci vuole subito la deroga al normale regime di tutela di questo canide”.

Chiediamo – aggiunge Dalmasso - che la Regione Piemonte si faccia carico del problema, come lo stanno già facendo altre regioni italiane e diversi Paesi europei”.

L’obiettivo? “Ottenere una deroga alla direttiva Habitat e alla convenzione di Berna che inserisce il lupo tra le specie strettamente protette. Questo è già stato fatto in alcuni Paesi appartenenti all’Unione europea che pur mantenendo uno ‘stato di conservazione soddisfacente’, stanno attuando un contenimento legale seppur limitato e regolamentato.

Un esempio su tutti è la vicina Francia: a pochi chilometri dai nostri pascoli, si stanno adottando misure di controllo della specie attraverso un prelievo stabilito anno per anno in base alla crescita della popolazione”.

Per il presidente Adialpi, allevatore conosciuto in tutto il Saluzzese, che ogni anno sale con le sue mandrie in alta Valle Po, con un presidio del mondo dei malgari ai piedi del Monviso, “la regola è molto semplice”: “dove i sistemi di difesa tradizionale non sono sufficienti a contrastare gli attacchi da lupo, si utilizzano dapprima dei sistemi di dissuasione in modo da cercare l’allontanamento del lupo dagli animali domestici.

E, nei casi in cui questo non sia sufficiente, i pastori o chi per essi, dietro autorizzazione, devono poter difendere i propri animali e, se necessario, catturare o abbattere i capi eccessivamente pericolosi”.

Dalmasso ribadisce come non sia intenzione di nessuno “sterminare il lupo”, ma al tempo stesso come risulti “ormai evidente che la situazione sia sfuggita di mano: la diffusione del lupo è ormai fuori controllo, i numeri sulla presenza del predatore sono sottostimati e i sistemi di difesa si stanno dimostrando inefficaci.

Gli allevatori vogliono poter continuare a svolgere la loro attività di pascolo e conservazione del paesaggio in modo sereno e sicuro dagli attacchi. I pastori sono ormai stremati da questa situazione di pericolo, oltre a dover subire la minaccia di nuove interferenze e limitazioni alla propria attività pastorizia da parte degli Enti Parco”.

La Regione – conclude Dalmasso – attraverso Commissioni e Assessorati, prenda in mano la gestione del lupo e degli alpeggi. I Parchi vogliono dettarci le regole su come svolgere la nostra attività, imponendoci limitazioni e vincoli altamente penalizzanti per il nostro lavoro seppur loro non siano esperti in questo ambito. 

Noi allevatori, se permettete, il nostro lavoro lo abbiamo sempre saputo fare egregiamente nel rispetto delle regole regionali e nazionali. Se ancora l’ambiente montano ha conservato tanta bellezza naturale, i meriti li dobbiamo soprattutto a chi questo paesaggio lo ha vissuto e conservato: i margari e i pastori prima di tutti e questo sono sicuro che la politica lo saprà riconoscere”.

Durante l’audizione dei rappresentanti del mondo agricolo, numerosi sono stati gli interventi dei consiglieri regionali.

Dal Saluzzese, Paolo Demarchi (Lega) ha ricordato come “la Regione debba ringraziare il mondo degli allevatori, che con la loro presenza in alpeggio contribuiscono, gratuitamente, a preservare l’assetto idrogeologico delle nostre montagne. Con un’operazione di manutenzione a costo zero.

I malgari vogliono semplicemente una corretta gestione di fronte al proliferare dei predatori selvatici, in modo da poter salire in alpeggio con le mandrie in piena sicurezza, senza subire continui attacchi”.

Paolo Bongioanni, vicepresidente della terza Commissione: “Una problematica importante è stata quella del censimento, delle difese che non funzionano. Le strade sono quindi due: l’abbattimento e i rimborsi”.

Matteo Gagliasso (Lega, vicepresidente della quinta Commissione), ha posto l’attenzione sul problema che può interessare anche la pianura: “Non essendo più in montagna il problema quali danni si immagina che il lupo possa portare all’interno delle pianure?

Nicolò Bertola

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