Ecco, alla fine lo abbiamo scelto, l'albergo. Perché sta in centro, perché non costa caro, perché sembrerebbe pulito, perché le recensioni su Tripadvisor ne dicono un gran bene.
Alla reception ci consegnano la chiave (o la scheda, per quelli più moderni) della nostra camera. I pochi attimi che separano quello che ci eravamo immaginati che fosse, con la realtà della camera che il destino ci ha assegnato, sembrano durare una vita. Il primo impatto : uff che piccola; uff che buia; bel letto grande; ma che letto corto; cuscino troppo piatto ne serviranno almeno tre; che bel bagno!; non c'è niente dove appoggiare la roba; miii, nooo le formiche! Fortuna che c’è una bella vista, oppure, che bella stanza, peccato questo affaccio su un cortile.
E quando un fastidioso odore di chiuso, di antico, no anzi di vecchio, che rimanda la memoria ai locali stantii della casa dei prozii, quella con le persiane mezze abbassate, la tappezzeria dai disegni liberty scolorita e il bicchiere di tamarindo (o di orzata) sul tavolo di legno massiccio, indurrebbe a voltare le spalle per cercarne un altro, di albergo, pensiamo invece a tutte le volte che invece la sorpresa è stata bella, addirittura insperata.
Come la fantastica piccolissima suite di un B&B nel centro di Roma, scovato per caso su Internet, la cui porticina sulla sommità dello stabile, si apriva su un immenso terrazzo tutto per noi sui tetti a pochi passi dal Quirinale (che poi un difettuccio, anche li, se proprio vogliamo trovarlo, c'era, ovvero la Campanella della residenza del Presidente della Repubblica che rintoccava immancabilmente, ed ossessivamente, ogni 15 minuti). O come l'hotel ultra moderno, con le camere tutte diverse perché arredate con mobili ed elementi di design a tema per ognuna, impreziosite con dipinti sui muri creati appositamente da tanti artisti, nella bella città di Bruxelles.
Capita, però, a volte, di scivolare anche in situazioni farsesche.
Eravamo ospiti per una manifestazione culturale nelle Marche, splendida regione a torto ancora troppo poco conosciuta. L'albergo si trovava sul cocuzzolo di una collina, luogo completamente sconosciuto al navigatore satellitare che quando ci si avvicinava faceva apparire l’automobilina-guida sul piccolo schermo flottante nel vuoto dell’immagine. Quattro o cinque case, l'immancabile bar con i pensionati maschi seduti sulle sedie di plastica, un piccolo supermercato “TIGRE” a completamento del paesello. Il sole picchiava in camera dalle sei del mattino alle otto di sera, il che, visto che si era ai primi di agosto, non era proprio il massimo, considerando anche che la stanza (non ancora dotata di condizionatore) poteva contare solo su un quasi inutile ventilatore, che non dava neanche l'idea di rinfrescare. L'ospitalità dei proprietari era peraltro ottima, così come la cucina che compensava qualsiasi disguido del soggiorno..
Con i nostri amici, causa lo spettacolo teatrale e la seguente cena, la prima sera si era rientrati un tantino in ritardo, diciamo in piena notte. “Hai tu la chiave della stanza, vero?”, chiede la moglie. “NO”, risponde il marito, noto cabarettista di Zelig.
I loro volti, da allegri volsero improvvisamente in una espressione di autentico panico. Già s’immaginavano di dormire qualche ora in macchina, oppure (con una soluzione comica com’è nelle corde del nostro amico attore) in quattro nello stesso letto! I proprietari dell’albergo si erano già ritirati per la notte e non si voleva disturbarli. Insomma, erano rimasti chiusi fuori, ma per fortuna entrambe le nostre stanze davano sullo stesso balcone e loro avevano lasciato la portafinestra aperta con la serranda leggermente alzata. “Ok, facciamo così. Passate dalla nostra stanza, e strusciate sotto la vostra persiana”, fu la fantastica pensata, mentre noi cercavamo, per quanto possibile, di alzare con la forza delle nostre braccia l’avvolgibile.
Rischiarati solo dalla flebile luce della luna, con movimenti che potevano ricordare i malviventi che svolgono un’azione di forza cercando di non far rumore, s’iniziò questa operazione disperata.
I due, sufficientemente snelli, cercarono di passare, strisciando sulla schiena, sotto l'esiguo spiraglio, per intrufolarsi nella loro camera. Bisogna dire con molta fatica, perché la ridarella si era ormai impadronita di tutti noi e nonostante cercassimo di soffocare le esplosioni d’ilarità, qualche inevitabile suono immancabilmente sfuggiva, e nel silenzio assoluto del luogo fece cominciare ad abbaiare i cani delle case più vicine, in un crescendo di latrati che quando tutti riuscimmo a coricarci, avevano ormai svegliato non solo il nostro borgo ma l’intera regione.
Il mattino dopo gli passammo sotto la porta la chiave della loro stanza, recuperata alla reception, mentre ancora dormivano con un bigliettino ed una frase spiritosa allegata riguardante l’avventura della notte precedente. Ma ogni volta che capita di incontrarci, già ci viene da ridere solo scambiandoci uno sguardo in lontananza e va sempre a finire che rievochiamo l'episodio della sperduta pensione a fianco del supermarket TIGRE.



![Crisi Diageo e Dana, Bergesio CGIL: “La presenza di tante multinazionali indebolisce la tutela del lavoro e della produttività” [VIDEO] Crisi Diageo e Dana, Bergesio CGIL: “La presenza di tante multinazionali indebolisce la tutela del lavoro e della produttività” [VIDEO]](https://www.targatocn.it/fill/130/98/fileadmin/archivio/targatocn/bergesio_diageo_e_dana.png)
