Non c'è pace per la sezione degli "arancioni" della scuola dell'infanzia di Peveragno: aperta per l'inizio dell'anno scolastico 2017-2018 per accogliere i nuovi iscritti non è stata confermata dall'Ufficio Scolastico Territoriale.
Motivazione, il calo delle nascite a la conseguente diminuzione degli iscritti previsti per il prossimo anno: 88 unità contro le 103 totalizzate per l'anno in corso. Non sufficienti, proprio a livello di calcolo matematico, per vedere confermata la sessione. Conseguenza, la perdita del posto per una delle insegnanti attualmente in organico.
La parola d'ordine per l'UST è stata "redistribuzione", non "taglio". Il calo di nascite e di conseguenti iscrizioni alla scuola dell'infanzia coinvolge l'intero territorio nazionale e in vista dell'anno prossimo molti degli istituti dell'intera provincia di Cuneo si vedranno toccati da episodi simili (o, più probabilmente, lo sono già stati). Si tratta di un dato statistico da cui scappare è sostanzialmente impossibile.
Ma i dubbi per le insegnanti della scuola di piazza Rocco Carboneri riguardano soprattutto il futuro: come si coniuga una scelta di questo tipo con la strada che il sistema scolastico nazionale sembrerebbe voler tracciare per la riapertura a settembre? Nessun vero indirizzo è stato reso pubblico dal Ministero dell'Istruzione ma parrebbe che la frammentazione delle classi in gruppetti molto piccoli allo scopo di assicurare il distanziamento sociale (realtà di per sé difficilmente attuabile in una scuola dell'infanzia) sarà uno dei punti cardine. Sezioni e insegnanti in più non aiuterebbero?
Forse sì, ma senza (appunto) i necessari chiarimenti da parte del Ministero sono tutte supposizioni: si parla, insomma, di possibili soluzioni a problemi concreti ancora sconosciuti.
Al netto del dispiacere che la dirigente e l'intera comunità - compresa l'amministrazione comunale che, aggiornata sul fatto da una lettera della stessa Blandi, non ha potuto fare altro che prendere atto della disposizione - prova giustamente per la perdita di una sezione con tre anni di vita e molto desiderata, e di un'insegnante indicata come più che capace e competente, la decisione dell'UST si configura insomma come frutto di un calcolo matematico triste ma necessario.




