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Click sulla Psicologia | 20 gennaio 2021, 13:27

Finchè Pandemia non ci separi

I divorzi sono aumentati nella fase in cui l’ottimismo si è trasformato in scoraggiamento, quando il Covid ha intaccato fragili relazioni già in bilico

Immagine di repertorio

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La tensione che il coronavirus sta provocando sulle vite è molto potente e sta influenzando la maggior parte delle relazioni. La pandemia costringe a lottare non solo con le consuete preoccupazioni organizzative, finanziarie e logistiche, ma anche con un senso di paura e tensione che influenza le relazioni familiari. La difficoltà a tollerare questa dolorosa incertezza all’interno di instabilità coniugali pregresse, inevitabilmente porta a separazioni anche delle coppie più stabili.

In questi giorni ho letto molti articoli sull’argomento, siccome è un tema molto diffuso in questo periodo: i tassi di divorzio sono infatti in aumento (si è calcolato un aumento del 60% di richieste di divorzio secondo l’Associazione Nazionale divorzisti) in tutto il mondo ed è stato stimato che la curva di rottura, indotta dalla pandemia, non ha ancora raggiunto il suo apice e dunque sembra destinata a continuare.

Il lockdown è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per le coppie che stavano già attraversando una crisi, soprattutto perché essendo costretti a trascorrere più tempo insieme, eventuali meccanismi difensivi delle normali routine messi in atto per nascondere i disagi relazionali, sono crollati. Molte coppie si sono trovate/ritrovate un partner in casa che spesso non riconoscono.

Quali sono i fattori scatenanti ed aggravanti delle rotture?

Le condizioni di quarantena, di chiusura, la disoccupazione, la tensione finanziaria, la morte di persone care, i disaccordi sulla genitorialità, le discussioni sulle faccende domestiche, i ritmi modificati, le parole non dette o dette nel modo sbagliato.. hanno incrinato maggiormente situazioni già fragili e fatto esplodere conflitti dormienti e insoddisfazioni radicate. Soprattutto perché i sistemi di difesa sono più difficili da vivere: ad esempio sfogarsi con gli amici davanti un caffè o a una partita di calcetto, fare shopping con un’amica o andare a correre in compagnia, se nella vita pre-pandemica poteva essere un modo per gestire lo stress familiare, ora è un‘alternativa di difficile attuazione.

Anche il fattore “terzo alla coppia” ha fatto sì che delicati equilibri che fanno si che coppie vadano avanti nel matrimonio, sono venuti a meno. Paradossalmente la lontananza dall’amante ha portato a squilibri nella coppia che possono aver portato a fratture insanabili.

Pensiamo anche al ruolo della famiglia allargata, a nonni e parenti: si è passati dalle famiglie grandi iperconnesse ed estese che grazie alla rete di supporto di nonni, zii, cugini, oltre che genitori e figli sapevano proteggere maggiormente e ammortizzare gli shock della vita, a famiglie nucleari più piccole, distaccate dove c’è meno stabilità e più mobilità e quindi più difficoltà.

E le violenze domestiche?

Drasticamente aumentate. Il vincolo di stare a casa ha contribuito e contribuisce al maggior numero di casi di violenza domestica e alla maggiore continuità delle azioni abusanti, anche se la relazione patologica probabilmente era già stata instaurata. Durante l’emergenza è consigliabile non rivelare l’intenzione di lasciare il partner perché questo instaura in quest’ultimo comportamenti ancora più violenti. Le associazioni di volontariato hanno riscontrato un’ aumento delle richieste di aiuto in fase emergenziale e di conseguenti divorzi.

Cosa fare per gestire la coppia in crisi?

Chiedete aiuto. Le difficoltà si possono affrontare, ci si può ritrovare e ritrovarsi. Le crisi portano a rimettersi in discussione, a capirsi e capire l’altro. Bisognerebbe tornare ad aggiustare le cose, prima di buttarle, perchè come afferma un’antica pratica giapponese che evidenzia le “fratture”, le impreziosisce e aggiunge valore all’oggetto rotto ( il kintsugi , o kintsukuroi, letteralmente “riparare con l’oro”) anche la coppia che è in difficoltà, può ritrovarsi. La risposta si trova nella resilienza, nella capacità di adattamento e capacità di cambiamento. E’ importante che ogni persona sia in grado di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di crescere attraverso le proprie esperienze dolorose e queste vengono valorizzate, rese preziose. Sia individualmente, sia nella coppia.

Ogni crepa rappresenta una ferita, una cicatrice che dev’essere valorizzata per non perdere di significato poichè racconta una storia, che fortifica e simboleggia l’opportunità positiva che la vita offre, senza perdere l’integrità, senza che venga a mancare l’identità stessa della persona all’interno della coppia.

 

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Ernestina Fiore

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