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Politica | 07 settembre 2021, 17:30

Dadone (5Stelle): “Diffidate dei nuovi, vecchi politici porchetta e champagne”

La ministra pentastellata cuneese attacca (senza mai nominarla) la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni con parole al vetriolo. Il Giornale la taccia di moralismo di bassa lega e definisce la sua una “lezioncina alla supercazzola”

Dadone (5Stelle): “Diffidate dei nuovi, vecchi politici porchetta e champagne”

La ministra alle Politiche giovanili Fabiana Dadone (5Stelle) difende a spada tratta il reddito di cittadinanza, oggetto in questi giorni di serrato confronto all’interno del governo, e polemizza con quanti – Fratelli d’Italia e Lega ma non solo – ne vorrebbero l’abolizione.

Scrive sul suo profilo social l’esponente pentastellata cuneese: “Crolla sotto il peso dei numeri e dei fatti la campagna contro il reddito di cittadinanza messa in piedi da certa politica. Le bugie, come sempre, hanno le gambe corte. I dati dell'Inps – annota la ministra - sono chiari: a maggio 142.000 contratti attivati. Numeri che smentiscono la meschina campagna di fango a scapito di italiani meno fortunati di loro descritti come fannulloni, come furbetti, come privilegiati. Non sono nuova a queste narrazioni ingenerose, come ministro della Pubblica Amministrazione – ricorda - ho assistito allo stesso cinema ma indirizzato ai dipendenti pubblici. Odiare per fasce, per ceti, per razze, per categorie è privilegio di chi rinnega la realtà, di chi fa dell'ignoranza virtù. L'Istat – osserva - comunica anche la forte crescita del Pil italiano e il Pil cresce sia con lo smart working che con il reddito di cittadinanza a pieno regime. Nonostante gli schiamazzi di chi rivendica a gran voce un ritorno alle origini, al lavoro duro, al sacrificio, alle miniere magari. 

‘Se l'unica cosa che hai è un martello inizierai a trattare tutto come fosse un chiodo’, diceva lo psicologo Maslow”. L'Italia – afferma - ha tutte le carte per fare il pari con Germania o Danimarca dove i sussidi e il rispetto per i meno fortunati sono i più alti del mondo. Dove il lavoro è obiettivo e non sofferenza. 

Posiamo i martelli e usiamo le teste!”.

Ma la Dadone non si ferma qui. La deputata monregalese, ministra prima con Conte ed ora con Draghi, attacca con parole al vetriolo (senza mai nominarla espressamente) la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che proprio nei giorni scorsi ha definito “metadone di Stato” il reddito di cittadinanza.

“Lei – scrive la ministra, che ha anche la delega alle Politiche di contrasto alle droghe - ha studiato ma... Lei ha esperienza ma... Io non sono razzista ma... Sono favorevole al reddito di cittadinanza ma... Lo smart working aumenta la produttività ma... L'interconnessione delle banche dati aiuta i cittadini ma... L'ambiente va tutelato ma... I diritti sono importanti ma... La salute è importante ma... I giovani sono il futuro ma... Non sono fascista ma...

In Game of Thrones – aggiunge l’esponente 5 Stelle - si diceva che tutto ciò che viene prima della parola “ma” non conta niente. E se pensate che la sceneggiatura di un film abbia più credibilità dei politici a cui avete sentito dire una frase del genere è solo perché in effetti queste sono sceneggiate mal fatte. Il "ma" è usato per nascondere la paura di dire ad alta voce le proprie idee, non c'è cosa peggiore che vergognarsi delle proprie idee.

Non si tratta di sbagliare un termine, accostare la povertà alla tossico dipendenza in maniera superficiale. Qui – sostiene - si tratta di avere disprezzo per i poveri, per i deboli, per i malati, una visione a compartimenti della società. Diffidate dal "ma" perché – va giù duro - nasconde la viltà di questi "nuovi" vecchi politici porchetta e champagne così come la loro mediocrità di pensiero”.

Che tra Dadone e Meloni non sia mai corso buon sangue è arcinoto.

Adesso il livello di scontro verbale si è acuito e Il Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, la taccia di moralismo di bassa lega definendo la sua una “lezioncina alla supercazzola”.


GpT

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