C’è una Bra che a volte prova a ricordarsi di sé. Che non dimentica i suoi spazi verdi, i suoi parchi alberati, i suoi angoli romantici di fine Ottocento.
È la Bra che sale sulla Rocca, fino ai giardini del Belvedere, quelli che tutti abbiamo attraversato almeno una volta con un gelato in mano, quelli delle pareti rocaille in stile rococò e della panchina di inizio ‘900 ad esse incorporata, e che oggi sono un oggetto di culto.
Oltre l’ingresso monumentale, consentito dalla storica cancellata in ferro, è facile immaginare le dame in abito lungo che passeggiano abbandonate alla lettura, le giostre per i bambini e il bel mondo dei giorni di festa.
Niente è cambiato del suo fascino dopo i recenti interventi di riqualificazione, ma molto è stato innovato a livello di sostenibilità, permettendo di renderlo più efficiente, più inclusivo, più divertente attraverso un’area ludica-ricreativa e persino più suggestivo.
Questo fiore all’occhiello della città, ora intitolato alla memoria di padre Ettore Molinaro, dà il meglio di sé in estate. Da scoprire a piedi, a ritmo slow, immersi in un concentrato di meraviglie naturali spesso affiancate da altrettante artistiche, come le piccole creazioni in legno raffiguranti gufi e coniglietti che suscitano tenerezza.
A scolpire i resti di un cedro a forma di due lupi, è stato Barba Brisiu, all’anagrafe Fabrizio Ciarma, artista noto per ridare vita ai tronchi tagliati. Niente pennelli, ma una motosega ed uno scalpello al servizio del suo inesauribile talento.
In tutto il giardino non mancano le sorprese. Prima la rassegna dei presepi, poi le mangiatoie e le casette per gli uccelli, la vista panoramica e l’occasione per una vera e propria fuga dalla realtà, per allontanarsi momentaneamente dalla routine quotidiana. E permettere all’anima di ritrovare, nella quiete, la sua giusta dimensione.
Nei suoi 12mila mq si trovano oltre 220 specie ornamentali autoctone, insieme a piccoli tesori nascosti nel verde, da scoprire in un viaggio a tutto tondo, in cui il tempo sembra fermarsi e ogni elemento appare in una luce nuova.
I giardini della Rocca sono un luogo che parla al plurale, che si visita come un museo e dove si torna più volte, perché risveglia sensi e creatività, perché combina bellezza e poesia. Ogni angolo racconta una storia, ogni fiore, albero o pietra è un termine di un linguaggio antico e universale che va al di là delle parole stesse.
Non è un caso se Dostoevskij fece pronunciare al protagonista del suo romanzo, il principe Myškin, la fatidica frase «La bellezza salverà il mondo», passata alla storia della letteratura.



