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| 15 settembre 2025, 09:25

L’Erbaluce che si affina nel lago: la sfida di un vitigno autoctono tra tradizione e innovazione

Sulle colline che abbracciano il lago di Viverone, un’antica abbazia diventa cantina e laboratorio di sperimentazione. L’Erbaluce viene interpretato in modi nuovi, tra affinamenti particolari e bollicine eleganti, con uno sguardo al territorio e alla sua identità.

Chi sale sulle colline che abbracciano il lago di Viverone si imbatte in un complesso antico che sembra sospeso tra storia e natura. Qui, in un’ex abbazia benedettina del XII secolo, Roberto Bagnod ha deciso di reinventarsi dopo una vita dedicata all’allevamento e alla produzione casearia in Valle d’Aosta. Nel 2017 ha rilevato la struttura e l’ha trasformata in una cantina che è anche luogo di accoglienza, con spazi di degustazione, ristorante e ambienti che conservano intatta la memoria monastica. 

Attorno, i vigneti: filari ordinati che danno voce all’Erbaluce, vitigno simbolo del Canavese, e ad altre varietà come Nebbiolo e Barbera. Non è soltanto una nuova impresa agricola, ma un progetto che intreccia radici e visione, capace di ridare vita a un luogo storico e di legarlo al presente con il linguaggio del vino.


 

L’Erbaluce pensato in grande

Per Bagnod l’Erbaluce non è un vitigno “minore”, ma il cuore di una sfida ambiziosa. Lo ha dimostrato con scelte nette: vini come il San Michele e il San Martino raccontano la forza del legame tra vigna e lago, mentre l’esperimento delle anfore immerse a dieci metri di profondità nel Lago di Viverone ha incuriosito appassionati ed enologi. 

Per dieci mesi il vino è stato cullato dalle onde, respirando un microclima irripetibile, e l’affinamento in anfora ha esaltato aromi e struttura in modo unico. Il risultato ha dato vita a due espressioni diverse dello stesso vitigno, segno tangibile del peso del terroir e delle peculiarità di ogni parcella. Non si trattava di un gioco di stile, ma di una ricerca accurata della coerenza tra luogo e uva. La mineralità, la freschezza e la tensione acida del vino emergono con precisione, rendendo evidente quanto l’ambiente influisca sulla personalità di ciascuna bottiglia. Ogni sorso racconta la vicinanza del lago, l’altitudine moderata e il microclima delle vigne. La scelta di sperimentare con le anfore e la profondità d’immersione ha permesso di osservare differenze sorprendenti, anche tra vini apparentemente simili. E in questa sperimentazione senza sosta si scorgono sia il carattere sia il progetto di Bagnod: valorizzare l’Erbaluce, con tutta la tenacia di cui è capace, fino alle sue massime potenzialità. È un progetto che osa, ma con misura, lasciando che il territorio parli da solo. La capacità di combinare tecnica, natura e intuizione personale rende questi vini espressivi e unici.

La scommessa delle bollicine

La sfida non si ferma qui. Accanto ai bianchi fermi, il progetto guarda con decisione al Metodo classico. A firmarlo è Donato Lanati, enologo di caratura internazionale che ha scelto di affiancare Bagnod nell’avventura. 

La sua mano si riconosce nel Redentum, bollicina elegante e vibrante che nasce dall’Erbaluce, dimostrando la straordinaria versatilità del vitigno. Le parcelle selezionate, i tempi lunghi di affinamento e la precisione tecnica hanno saputo dar vita a uno spumante capace di sorprendere per freschezza e profondità. 

È la conferma di una visione che non si accontenta: fare dell’Erbaluce un protagonista, anche in un terreno competitivo come quello delle bollicine, e portare le colline di Viverone su una scena enologica più ampia.

 

Cantina: Cella Grande

Indirizzo: Via Cascine di Ponente, 21 – Viverone (BI)

Telefono: (+39) 0161 189 2213

Sito web: www.cellagrande.it

Piergiuseppe Bernardi

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