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Attualità | 26 settembre 2025, 20:15

Marco Sandrone, originario di Savigliano, in prima linea a Gaza con Medici Senza Frontiere

Il collegamento dalla “Striscia” con la trasmissione Piazzapulita condotta da Corrado Formigli su La7. Sandrone afferma: “Abbiamo chiuso la clinica a Gaza City con le lacrime agli occhi: la popolazione è intrappolata senza cibo, acqua e cure mediche”

Marco Sandrone, operatore umanitario  e capo progetto di Medici Senza Frontiere nella Striscia di Gaza.

Marco Sandrone, operatore umanitario e capo progetto di Medici Senza Frontiere nella Striscia di Gaza.

Marco Sandrone, operatore umanitario originario di Savigliano e capo progetto di Medici Senza Frontiere nella Striscia di Gaza è  ormai una presenza fissa nella trasmissione Piazzapulita condotta da Corrado Formigli ogni giovedì su La7. 

Ieri, giovedì 25 settembre, collegato in diretta nel corso della prima serata, Sandrone ha raccontato la drammatica evoluzione della situazione umanitaria, con ospedali al collasso, civili intrappolati e aiuti che arrivano a fatica.

Alla domanda di Formigli su cosa fosse accaduto nell’ultima settimana, l’operatore ha spiegato: “Quest’ultima settimana ci ha imposto di lasciare Gaza City. Ieri siamo arrivati a Deir Al Balah: la situazione di sicurezza in città era diventata insostenibile. I carri armati israeliani avanzavano nel cuore della città da più direzioni, con colpi di artiglieria costanti e bombardamenti continui. Abbiamo dovuto interrompere l’attività e chiudere la clinica. È stata una decisione sofferta: siamo andati via con le lacrime agli occhi perché i bisogni a Gaza City sono immensi. Ma era impossibile garantire la sicurezza del nostro staff, soprattutto dei colleghi palestinesi che rappresentano il 95% del personale delle nostre strutture. Loro sono i veri eroi di questo dramma”.

(Sandrone durante la trasmissione Piazzapulita di La7, intervistato dal conduttore Corrado Formigli)

La chiusura della clinica non ha significato abbandonare del tutto i pazienti. Prima della partenza, Sandrone e il suo team hanno provato a salvare ciò che potevano: “Abbiamo dovuto spostare e impacchettare tutto di fretta e furia. Una parte delle attrezzature e dei farmaci è stata donata all’ospedale Al-Shifa, che è ancora operativo, anche se ormai privo di materiali e soprattutto di carburante. Ha un’autonomia di pochi giorni. Gaza City oggi si prepara a vivere senza cibo, senza acqua e senza cure mediche. Cinquecentomila abitanti sono intrappolati, senza accesso a nessun tipo di aiuto”.

Le immagini che arrivano dai pronto soccorso, ha raccontato Sandrone, sono agghiaccianti: “Pazienti che dovrebbero essere in terapia intensiva vengono caricati dai familiari su carretti e portati a sud, dove le strutture non sono in grado di accoglierli. La popolazione continua a essere bersagliata da bombardamenti aerei, colpi di artiglieria e attacchi dei carri armati. I pronto soccorso stessi stanno evacuando, e non riescono più a gestire i numeri di feriti che arrivano ogni giorno”.

A Deir Al Balah, nel sud della Striscia, Sandrone coordina ora un ospedale che nel giro di poche settimane ha dovuto raddoppiare la sua capacità: “Da 90 letti siamo passati a 150. È uno sforzo enorme per rispondere ai bisogni, ma i pazienti che arrivano hanno necessità di trattamenti chirurgici urgenti e sono in condizioni cliniche instabili. La situazione non è solo complicata, è disperata”.

Formigli ha chiesto anche aggiornamenti sull’arrivo degli aiuti umanitari, ma la risposta di Sandrone non ha lasciato spazio a illusioni: “Gli aiuti arrivano con il contagocce e non raggiungono davvero la popolazione. Gaza ha bisogno di cibo, acqua e forniture mediche, ma soprattutto di un cessate il fuoco immediato. Non sono i medici o la società civile a poter fermare questo genocidio: solo i leader della comunità internazionale possono farlo. Mi chiedo dove sia il Governo italiano in tutto questo. Ho visto i video della Premier Meloni che dice che si possono consegnare aiuti in poche ore: e allora, dove sono questi aiuti?”.

Nonostante la disperazione, Sandrone non dimentica la forza della solidarietà che arriva dall’Italia e dall’Europa: “Sono orgoglioso di vedere le mobilitazioni, le manifestazioni, i porti bloccati in Italia. I palestinesi ci vedono, sanno che non sono soli. In questo dramma totale, la solidarietà resta un segnale fondamentale. Ma non dimentichiamo: i veri responsabili di questa tragedia sono i politici che, con il loro silenzio e la loro inazione, restano complici di un genocidio”.

Il collegamento si è chiuso con la voce di Sandrone ferma ma carica di emozione. Un testimone diretto che, da Savigliano alla Striscia di Gaza, continua a raccontare senza filtri l’orrore quotidiano e il coraggio di chi, in mezzo alla guerra, prova ancora a salvare vite.

Anna Maria Parola

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