Il Comitato del No al biodigestore di Ruata Eandi a Saluzzo la settimana scorsa ha incontrato il presidente della Regione Alberto Cirio, l'assessore regionale Paolo Bongioanni e il presidente della provincia Luca Robaldo al fine di attenzionare gli stessi riguardo ai timori e alle forti preoccupazioni dei cittadini residenti nei confronti del progetto del megaimpianto di biometano, previsto a poche centinaia di metri dalle abitazioni.
Nel corso degli incontri, a cui hanno partecipato anche il sindaco di Saluzzo Franco Demaria e la vicesindaca Francesca Neberti, i rappresentanti del comitato hanno illustrato le forti criticità e gli impatti connessi alla realizzazione del biodigestore, nonché le preoccupazioni degli abitanti della frazione, tutti aspetti che sono stati pienamente condivisi dagli interlocutori.
I rappresentanti degli enti amministrativi hanno manifestato infatti il proprio disappunto e la contrarietà nei confronti del progetto, con particolare riferimento al contesto in cui verrebbe realizzato, all’inadeguatezza delle strutture viarie dell’area, alla perdita irreversibile di suolo fertile vocato alla frutticoltura e all’impatto paesaggistico.

Si tratta di una posizione che si allinea a quella espressa dal Consiglio Comunale di Saluzzo nella seduta dello scorso ottobre. Per tale ragione, a fronte di una censura al progetto espressa dai cittadini e condivisa dai loro rappresentanti, si auspica che si possano individuare possibili soluzioni in grado di dare concreta attuazione a tale posizione.
Ulteriori preoccupazioni del Comitato derivano dal mancato riscontro ai motivi ostativi espressi dalla seconda conferenza dei servizi da parte della società proponente, che ha invece richiesto un’ulteriore proroga dei termini per l’invio delle controdeduzioni e osservazioni, un aspetto che rivela come qualche criticità intrinseca al progetto vi sia, non essendo stati sufficienti gli oltre 70 giorni trascorsi dalla conferenza dei servizi del 15 ottobre.
La posizione del Comitato non è assolutamente quella di contrarietà alla produzione di energia “green”, anzi parte delle critiche rivolte nei confronti del progetto è proprio indirizzata ad evidenziare come aspetti quali l’aumento del traffico pesante siano in netto contrasto con la sostenibilità ambientale. Nel biodigestore di Ruata Eandi solamente il 25% del materiale necessario alla dieta dell'impianto verrebbe conferito da aziende ubicate all'interno del territorio comunale, la restante parte arriverebbe da fuori, richiedendo migliaia di km di viaggi di mezzi pesanti.
Nel comune di Saluzzo le aziende agricole hanno realizzato nel corso degli anni passati e stanno realizzando impianti simili; occorre tuttavia sottolineare come questi siano strettamente connessi alle aziende del territorio e, utilizzando i reflui zootecnici prodotti all’interno delle stesse aziende, permettono davvero una chiusura circolare del processo produttivo, non richiedendo infatti viaggi di migliaia di chilometri per il loro funzionamento.
Nondimeno si tratta di impianti dimensionati su misura delle aziende stesse, quindi strettamente correlati alle necessità del territorio; le dimensioni del mega impianto di Ruata Eandi (60.000 mq), invece, sono totalmente sconnesse con il contesto locale, configurandosi come vero e proprio impianto industriale nel mezzo della campagna saluzzese.

Un aspetto critico riguarda poi la tipologia di materiale richiesto per il funzionamento del biodigestore in questione: si tratta sia di reflui zootecnici, ma anche di insilati vegetali; sarebbero necessarie, per esempio, tonnellate di mais (da 9000 t annue fino ad arrivare a 20000 t annue per un funzionamento a pieno regime), un quantitativo tale da rischiare di destabilizzare l'economia agricola locale, oltre che sottrarre una quota importante di prodotto al settore alimentare.
Non si tratta pertanto di impatti circoscritti ai soli abitanti della frazione di Ruata Eandi, ma che interessano tutti i cittadini saluzzesi e dei comuni limitrofi, come dimostrano d’altronde le oltre mille firme raccolte in un paio di settimane e depositate presso gli uffici provinciali.
Il Comitato continuerà a tenere alta l'attenzione sulla questione in attesa di novità dell'iter autorizzativo, valutando l’organizzazione di ulteriori iniziative a sostegno delle proprie posizioni.














