L’Unione europea avrebbe bisogno del modello Cia. Lo dice il presidente provinciale uscente di Cia Agricoltori italiani di Cuneo, Claudio Conterno, che sabato prossimo, a Fossano, dopo la votazione dell’assemblea dei delegati, passerà il testimone al suo successore, non consentendogli più, lo statuto dell’Organizzazione, di essere riconfermato dopo il secondo mandato alla presidenza.
Presidente, cosa intende per modello Cia in Europa?
«Vuol dire essere rapidi nelle decisioni, pragmatici, come le sedi provinciali di Cia, autonome all’interno della confederazione nazionale. Non ci sono indicazioni calate dall’alto, ognuna è responsabile delle proprie scelte sul territorio e ne risponde davanti ai livelli regionale e nazionale. Esattamente il contrario di quanto accade in Europa, dove per prendere qualsiasi decisione ci vogliono tempi infiniti, con la pretesa di conoscere cosa è bene per tutti, ma finendo per partorire provvedimenti inapplicabili, perché ogni realtà è diversa dalle altre e va gestita con una certa discrezionalità, pur all’interno - questo sì è fondamentale - di un contesto di regole condivise e uguali per ogni Paese».
A proposito di regole, ci sarà da fare i conti con il Mercosur…
«Il problema non è il Mercosur, onestamente l’Agricoltura non può dire di no all’Europa sull’allargamento del mercato, quando il comparto primario, che conta ormai appena il 2 per cento del Pil, assorbe oltre un terzo dei contributi comunitari. E’ comprensibile che l’Europa cerchi nuove vie di sviluppo, anche gli agricoltori potrebbero giovarsene, l’importante è che l’accordo non diventi un “liberi tutti” sulle regole, altrimenti sarebbe un disastro».
Il “made in Italy” può farcela anche questa volta?
«Sempre di più può farcela, ma a una condizione: che si utilizzi prodotto italiano, è l’unica strada. Non possiamo più accettare che la pasta made in Italy sia fatta con grano che proviene dall’estero, così come per tutto il resto. Questa è la madre di tutte le battaglie, insieme a quella del giusto prezzo».
Cioè?
«L’agricoltore non ha bisogno di essere “assistito”, non ha bisogno della Pac, se ciò che produce gli viene remunerato per quello che vale. So che la mia posizione non è condivisa da tutti, ma personalmente credo che la Pac non abbia fatto crescere l’agricoltura, è servita solo a far galleggiare le aziende. Se quelle risorse fossero state investite per mettere a regime un sistema che riconoscesse il giusto prezzo ai prodotti agricoli, sarebbe stato meglio per tutti».
Ma qual è il prezzo giusto?
«È quello che supera del 20/30 per cento i costi di produzione, in modo che l’azienda possa non solo sopravvivere, ma investire, cosa che oggi non fa più nessuno. E senza investimenti, si sa, non c’è ricambio generazionale, non c’è futuro».
I costi, però, non sono uguali per tutti, dipendono dal prezzo dei terreni, degli affitti, dei servizi nelle singole aree regionali…
«Esatto, proprio per questo serve un sistema confederale che riconosca le differenze e sappia compensarle».
Si è provato con lo strumento delle filiere, non ha funzionato?
«Non come dovrebbe… è una soluzione che va migliorata, monitorata meglio in ogni passaggio, altrimenti il conto lo pagano i produttori e i consumatori, con prezzi troppo bassi alla produzione e troppo alti al consumo».
Intanto, si potrebbe iniziare a fare rete, o no?
«Certamente, ci sono in giro troppi trattori, troppi macchinari, ogni azienda ha le stesse attrezzature, bisognerebbe imparare a condividerle per ridurre i costi, ottimizzare le risorse… Si tratta di strade poco o niente praticate in provincia di Cuneo. Così come occorrerebbe organizzarsi maggiormente per trasformare il prodotto, collegarlo al turismo, mettersi insieme per raggiungere traguardi non alla portata dei singoli imprenditori agricoli».
Cosa può fare Cia Cuneo?
«Senza dubbio può e deve fare molto. L’Organizzazione agricola è il terzo braccio dell’agricoltore, sono contento che i nostri dipendenti ne siano pienamente consapevoli, e i risultati si vedono. Dal 2010 ad oggi, siamo passati da una decina a una settantina di dipendenti, abbiamo aperto e potenziato molte sedi sul territorio, siamo diventati un’azienda che ragiona da azienda, al servizio dei soci».
Da imprenditore a presidente, però, il passo non sarà stato breve…
«Non si può capire come mai per andare da Cuneo a Roma occorra mettere in conto di passare da Venezia, finchè non si ha a che fare con la politica e la burocrazia. Io l’ho imparato sulla mia pelle, facendo il presidente. Un’esperienza che mi ha impegnato molto, ma anche restituito altrettanto, soprattutto in termini di conoscenza delle varie sfaccettature della realtà, una competenza tanto specifica, quanto preziosa».
Come giudica la scelta della sua Organizzazione di tenersi fuori dalla mischia partitica?
«Vincente. Un conto è l’anima, un altro il partito. Nella mia attività sindacale, ho avuto a che fare con quattro presidenti e cinque assessori regionali, con i quali il rapporto è sempre stato costruttivo e diretto, anche grazie alla rimozione delle “barriere” politiche. Credo sia stato apprezzato il nostro approccio di proposta, al di là della protesta. Ai Tavoli delle trattative bisogna andarci preparati e determinati, se si vuole ottenere rispetto e considerazione».
È il momento dei ricordi. Cosa porta con sé di questi anni da presidente?
«Tanti volti, tante storie, tante immagini. Senza dubbio è stato impressionante vedere gli agricoltori che continuavano a lavorare, quando tutto il mondo era fermo durante l’emergenza Covid. Lì si è toccato con mano quanto vale e sia indispensabile il nostro lavoro all’interno della società. Andrebbero citate tante battaglie, tra cui quelle a difesa del latte crudo e per la regolamentazione degli impianti nei vigneti. Sul piano dell’organizzazione interna, è stata decisiva la riforma che distingue in modo più appropriato le responsabilità operative del direttore, considerato datore di lavoro, da quelle di indirizzo politico del presidente. Il rischio era che non si trovasse più nessuno disposto a fare il presidente, non avendo il controllo diretto degli uffici».
Cosa farà da grande?
«Ci penserò da grande, per ora sto con i giovani, in Cia Cuneo ce ne sono molti, capaci e motivati, siamo in buone mani».














