La Commissione europea ha presentato il 29 gennaio 2026 la prima Strategia europea per la gestione dellasilo e della migrazione, un documento che traccia gli obiettivi politici dellUnione europea in materia di migrazione per i prossimi cinque anni. Liniziativa si inserisce nel quadro dei lavori di Bruxelles volti a rafforzare il coordinamento tra i paesi e a orientare le priorit comuni nellattuazione delle politiche migratorie. La nuova strategia muove i passi dal Patto sulla migrazione e lasilo, proposto dalla Commissione europea nel settembre 2020, e dal primo Ciclo annuale di gestione della migrazione lanciato nel novembre 2025. Secondo le istituzioni europee questo percorso un passo fondamentale per garantire leffettiva entrata in applicazione del Patto a partire da giugno 2026, dopo lentrata in vigore del quadro giuridico nel 2024 e due anni di fase transitoria.
Nonostante le iniziative annunciate dalle istituzioni europee, la pressione migratoria continua ad essere uno dei temi pi controversi all’interno dell’Unione e a dividere i paesi membri. I paesi dellEuropa meridionale, a cominciare da Spagna, Malta, Italia, Grecia e Cipro, continuano infatti a far fronte a una pressione migratoria costante, proveniente in larga misura da aree di crisi del Medio Oriente e dell’Africa, con governi chiamati a gestire arrivi incessanti e articolati.
I Paesi del Sud Europa continuano a farsi carico della maggior parte degli arrivi mentre diffusa la percezione che la ripartizione degli oneri allinterno dellUE non avvenga in modo equilibrato. Nella discussione europea emerge infatti il sentimento che la solidariet non debba tradursi soltanto in contributi finanziari, ma anche in una condivisione della responsabilit dellaccoglienza, per non lasciar soli i paesi di frontiera meridionali.
Dallaltra parte, per, diversi governi nazionali non nascondono le loro perplessit sullopportunit di impegnarsi pienamente per dare attuazione alle nuove regole in materia di migrazione. Tra questi vi sono la Polonia, lUngheria, la Slovacchia e la Repubblica Ceca che, come noto, figurano tra i maggiori oppositori di ogni sistema di quote obbligatorie, ritenuto iniquo e potenzialmente in grado di aggravare la loro situazione interna.
Secondo quanto riferito da Reuters, Varsavia ha ribadito il suo “no” al meccanismo di ricollocamento dei migranti previsto dalla riforma europea, mettendo in luce la profondit delle divisioni che attraversano lUnione. Convincere questi paesi o intaccare le loro posizioni considerata una sfida ardua per le istituzioni europee e che potrebbe costringerle a fare ricorso a ulteriori armi negoziali, rischiando tuttavia di perdere tempo prezioso e di vedersi costrette a rimandare lattuazione della strategia europea laddove tutte le questioni in materia di migrazione saranno ancora sul tavolo.
A tutto ci si aggiungono le prospettive di crescita demografica che si delineano in Africa e in Medio Oriente e che, congiunte a eventuali ritardi nellimplementazione delle politiche europee, sono in grado di spostare larea dei flussi in direzione contraria a quella auspicata da Bruxelles, se questa non sar in grado di assumere in tempi brevi e con determinazione tutte le decisioni che le Nazioni Unite prevedono nel loro scenario di riferimento.
Nellambito dei ragionamenti sulle possibili vie duscita, prende corpo lipotesi di allargare il cerchio dei paesi chiamati a farsi carico dei flussi e di estendere la condivisione degli oneri verso il Nord, Est dellEuropa. In questo contesto, viene rilanciata in questi giorni la proposta di aumentare il numero di migranti accolti nei paesi baltici Estonia, Lituania e Lettonia con lobiettivo di assicurare una pi equilibrata distribuzione dei flussi migratori allinterno dellUnione.
I paesi baltici vengono indicati come una delle opzioni che si ritiene percorribili, anche alla luce del fatto che, da oltre ventanni, hanno potuto contare sullappartenenza allUE, in grado di mettere a frutto il mercato unico, la libera circolazione e la cornice giuridica europea per conseguire tassi di crescita pi elevati rispetto a quelli delle fasi precedenti del loro sviluppo. E al contempo il loro contributo in termini di accoglienza dei migranti stato relativamente modesto rispetto a quello di altri paesi europei, in particolare quelli dellEuropa settentrionale, che continuano a rappresentare le principali destinazioni dei neoarrivati.
Nonostante quello che si prospetta come un percorso in salita, la migrazione viene raccontata anche come una possibile leva per leconomia dei paesi baltici e come uno strumento capace di aiutarli a far fronte alle sfide demografiche che la diminuzione della popolazione e le trasformazioni del mercato del lavoro, come rilevato recentemente dai dati di Eurostat, pongono loro di fronte.
Secondo questo punto di vista, un eventuale rifiuto da parte dei paesi baltici di supportare le strategie migratorie dellUE contribuirebbe a minare ulteriormente la coesione interna allUnione e a rinvigorire la posizione dei paesi dellEuropa centrale che si oppongono alla condivisione degli oneri, incidendo negativamente sul fronte delle divisioni riguardo a un tema che, per quanto possa apparire distante, rappresenta una sfida alla stabilit di tutto il progetto europeo.
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