A Cuneo, stamattina, presidio del Comitato No al biodigestore di Ruata Eandi, frazione di Saluzzo. Erano una trentina i cittadini presenti. Con loro il sindaco Franco Demaria, il consigliere di minoranza Giovanni Damiano e il consigliere regionale Mauro Calderoni, ex sindaco della città.

Il presidio era teso a ribadire criticità e contrarietà sulla realizzazione del mega impianto previsto nella frazione di Saluzzo, su una superficie pari a 15 giornate di terreno, dove ora si coltivano mele.
Dopo l’incontro di gennaio con Bongiovanni e il presidente Robaldo, i cittadini tornano a chiedere una presa di posizione chiara.
Il comitato ha elencato una serie di criticità. In primo piano la questione dei trasporti: l’aumento dei mezzi pesanti comporterebbe un aggravio su una viabilità già oggi ritenuta fragile, con inevitabili ricadute in termini di emissioni e sicurezza.
C’è poi l’aspetto agricolo. «Si è investito per anni sulla frutticoltura e sulla qualità del cibo – hanno rimarcato i presenti – e ora ci troviamo davanti a un progetto che rischia di snaturare questa vocazione». Secondo i promotori della protesta, l’area individuata presenterebbe inoltre caratteristiche geologiche non idonee.
Il Comune si è schierato al fianco del comitato, come ha ribadito il sindaco, al fianco dei suoi concittadini in questa battaglia. "Siamo a favore dell'innovazione, ma solo se è sostenibile. Questo impianto non lo è, da molti punti di vista", ha detto Demaria.

Il consigliere regionale dem Calderoni: «Il tema è che il Pnrr impone obiettivi da raggiungere in tema di energie rinnovabili, ma non esistono criteri regionali o provinciali per valutare la compatibilità degli impianti con le esigenze dei territori. Non basta tutta la produzione di mais locale per alimentare questo impianto. È sovradimensionato. La normativa va in questa direzione e, se non emergeranno criticità formali nel progetto, si rischia di andare avanti».
Presente anche il consigliere Damiano: "Sono decisioni che calano dall’alto sulle comunità. Abbiamo lavorato anni per costruire il brand della frutta e adesso rischiamo di comprometterlo".

Ora l’attenzione si sposta alla conferenza dei servizi prevista per fine marzo. È lì che si capirà se le osservazioni sollevate dal territorio troveranno spazio nell’iter autorizzativo o se il progetto proseguirà il suo percorso.


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