Il Garante dei Detenuti del carcere di Saluzzo, le associazioni di volontariato operanti nell'istituto penitenziario e la dirigente dell'IIS "Soleri-Bertoni" hanno inviato una nota al Direttore della Direzione Generale dei detenuti e del trattamento, Ernesto Napolillo, per esprimere preoccupazione dopo il diniego all'ingresso di studenti nel carcere di Alta Sicurezza. Da quindici anni vi si svolgeva un progetto educativo legato al Salone del Libro di Torino. La lettera richiama le parole dei familiari delle vittime di terrorismo e mafia e gli appelli di Papa Francesco e del Presidente Mattarella sul valore rieducativo della pena, chiedendo l'apertura di un dialogo per evitare che decisioni restrittive compromettano attività di inclusione e cittadinanza attiva.
Riceviamo a pubblichiamo:
"Gentile Dott. Napolillo,
da 15 anni si tiene nel carcere di Saluzzo, nel circuito di Alta Sicurezza, un evento collegato al Salone del Libro di Torino per studenti della scuola secondaria di secondo grado. Il modulo organizzativo prevede un laboratorio di lettura che coinvolge separatamente studenti esterni dell'IIS 'Soleri-Bertoni' della città di Saluzzo e reclusi e un incontro finale congiunto, in carcere, per la restituzione del lavoro svolto, alla presenza dell'autore/autrice e degli organizzatori della rassegna: rappresentanti del Progetto 'Adotta uno Scrittore', docenti della scuola, volontari dell'Associazione 'Liberi Dentro OdV'.
Ci è stata notificata la mancata autorizzazione del DAP allo svolgimento di questa attività, in quanto ritenuto inopportuno l'ingresso di studenti in un carcere di alta sicurezza.
Un diniego all'incontro tra studenti e reclusi si era già palesato in occasione della festa di Natale '25, un momento di scambio augurale tra studenti esterni del Coro e reclusi appartenenti alla sezione carceraria dello stesso istituto scolastico.
Il carcere di Saluzzo ha nella formazione scolastica, inclusa quella universitaria, e nell'attività teatrale dell'Associazione 'Voci Erranti Onlus' due dei suoi principali punti di forza. Entrambe le attività, che vedono molte persone coinvolte, risultano fortemente depotenziate da queste decisioni che creano barriere, tra reclusi e mondo esterno, ben più ostative delle mura carcerarie. L'incontro con studenti di pari grado contribuisce alla realizzazione di quella tensione rieducativa della pena costituzionalmente prevista, ma ha anche una preziosa funzione preventiva ed educativa per i giovani e la comunità.
Nel corso degli anni non solo non si sono presentate problematiche legate alla sicurezza, ma è emerso in maniera evidente il valore in termini di inclusione e di cittadinanza attiva delle diverse attività che hanno unito la comunità esterna e i reclusi.
Alla delusione per tali scelte si accompagna la preoccupazione per il grave rischio di disincentivare e compromettere per il futuro questi percorsi virtuosi.
Il diniego delle richieste di autorizzazione sembra infatti porsi in linea e confermare alcuni timori da più parti espressi relativamente alla circolare del DAP di ottobre (21/10/2025.0454011.U DAP) che va ad incidere sulle richieste di provvedimenti autorizzativi degli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo che si intendono realizzare presso gli istituti penitenziari Alta Sicurezza, come quelli di Saluzzo e Asti.
Come ricordato anche dal Garante del penitenziario di Asti dr. Domenico Massano, proprio in relazione ai rischi di interruzione delle attività che coinvolgono la comunità esterna, in particolare quelle con i giovani, negli scorsi mesi una presa di posizione particolarmente autorevole è stata quella dei familiari delle vittime di terrorismo e mafia (tra cui Ilaria Agnese Moro e Fiammetta Borsellino) che hanno espresso 'notevole perplessità e sofferenza personale nei confronti delle norme, volte a irrigidire, limitare e contingentare queste feconde attività di relazione tra detenuti e cittadini... Siamo testimoni diretti, che anche la semplice partecipazione a incontri e confronti con il mondo esterno rappresenta per i detenuti coinvolti un'iniziale rottura verso il passato, e possono rappresentare un'occasione, seppure lunga, faticosa e dolorosa, di un cambiamento'. Soffermandosi in particolare sugli incontri con gli studenti ne sottolineavano la duplice valenza avendo constatato di persona sia 'l'importanza e la ricchezza dei confronti tra detenuti e studenti nel processo rieducativo, poiché questi ultimi spesso rappresentano il volto dei loro figli', sia 'il valore sociale, psicologico e morale di questi incontri, al fine di prevenire il bullismo e derive criminali negli adolescenti'. Chiudevano sottolineando il fatto che 'il ripensamento del proprio passato criminale molto raramente è frutto di un'improvvisa illuminazione, essendo più spesso il risultato di una contaminazione culturale, emotiva e relazionale, che supera le barriere fisiche tra il mondo esterno ed interno alle carceri'.
La tensione rieducativa alimenta quella speranza che è stata al centro del recente Giubileo, in particolare di quello delle persone detenute e che ha visto l'apertura da parte di Papa Francesco di una Porta Santa proprio nel carcere di Rebibbia. Anche il Presidente Mattarella recentemente ribadiva che 'i luoghi di detenzione non devono trasformarsi in luoghi senza speranza, ma devono essere effettivamente rivolti al recupero di chi ha sbagliato'. E per il recupero delle persone, come recita la legge sull'ordinamento penitenziario (354/75), è fondamentale 'incoraggiare le attitudini e valorizzare le competenze', favorire ed organizzare attività culturali ed 'ogni altra attività volta alla realizzazione della personalità dei detenuti e degli internati", ed agevolare "opportuni contatti con il mondo esterno' (artt. 13, 15, 27).
In un momento storico in cui le attività trattamentali nelle carceri italiane sono già compresse e ridotte, tra criticità strutturali, sovraffollamento e carenze di personale, non è incoraggiante perdere occasioni preziose come quelle oggetto di questa lettera.
Gentile dottor Napolillo, mi rivolgo a lei perché tali timori e preoccupazioni, tra l'altro condivise dai garanti partecipanti alla recente Conferenza Nazionale dei garanti territoriali, possano essere raccolte e possano avviare un percorso di coinvolgimento trasversale per la riflessione congiunta ed una definizione condivisa di alcuni aspetti e linee atti ad aprire un dialogo.
Paolo Allemano, Garante diritti dei detenuti del carcere di Saluzzo
Alessandra Tugnoli, Dirigente llS 'Soleri - Bertoni' Saluzzo
Giorgio Borge, Presidente Associazione 'Liberi Dentro OdV' Saluzzo
Marco Mucaria, Presidente Associazione 'Voci Erranti Coop Sociale'"














