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Curiosità | 07 marzo 2026, 19:33

Il matrimonio in chiesa non è più una certezza: in aumento anche in Piemonte i casi di annullamento

Il cardinale Repole di Torino: "La Chiesa incontra le ferite dell'umanità".

Il matrimonio in chiesa non è più una certezza: in aumento anche in Piemonte i casi di annullamento

Sono sempre di più le coppie piemontesi che scelgono di rivolgersi ai tribunali della Chiesa per ottenere la dichiarazione di nullità del proprio matrimonio. È questo il dato più significativo emerso in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Piemontese (TEIP), ospitata presso la Facoltà Teologica di Torino. All’incontro hanno partecipato i vertici della giustizia ecclesiastica, diversi vescovi delle diocesi piemontesi e il cardinale Roberto Repole.

«Dietro l’acronimo TEIP ci sono persone e un servizio spesso molto impegnativo: attraverso questa attività la Chiesa entra in contatto con molte fragilità della vita umana, offrendo prossimità, misericordia, giustizia e attenzione», ha spiegato il cardinale, arcivescovo di Torino e moderatore del tribunale. Repole ha evidenziato come il lavoro giuridico svolto dall’istituzione non sia soltanto una questione tecnica, ma rappresenti anche una forma di accompagnamento pastorale.

I dati del 2025: aumentano le richieste di nullità

Il vicario giudiziale don Ettore Signorile, nella sua relazione, ha presentato un quadro di attività in crescita. Durante il 2025 sono stati depositati 84 libelli, ossia le richieste formali con cui si avvia il procedimento per l’annullamento del matrimonio. Si tratta di un dato superiore non solo a quello dell’anno precedente, ma anche rispetto al 2021.

Secondo il vicario giudiziale, questo incremento è collegato anche a un miglior lavoro di orientamento e accompagnamento nelle diocesi. «Il numero dei libelli presentati è cresciuto, come molti di noi si aspettavano dopo la diffusione e la presentazione del sussidio nelle diocesi», ha spiegato Signorile.

Attualmente il tribunale sta seguendo 105 cause in primo grado ancora aperte, mentre 62 procedimenti sono stati conclusi nel corso dell’ultimo anno. Nonostante la complessità delle questioni affrontate, la maggior parte dei processi si chiude entro dodici mesi; nei casi più articolati si arriva mediamente a circa quattordici mesi.

Quando il matrimonio non risulta valido

La dichiarazione di nullità, tuttavia, non è affatto scontata. Nel 2025 circa il 5% delle sentenze di primo grado ha avuto esito negativo, confermando la validità del matrimonio. «Il nostro compito, tutt’altro che semplice – ha sottolineato il vicario giudiziale – è accertare la verità sulla vicenda matrimoniale oggetto di giudizio, tenendo presente che per il diritto canonico la validità del matrimonio è sempre presunta».

Dai dati emerge anche un cambiamento nelle cause delle crisi coniugali portate davanti al tribunale. La maggioranza dei casi riguarda infatti l’incapacità consensuale (92 episodi), mentre le situazioni di simulazione del consenso sono molto meno numerose (27). Secondo Signorile questo fenomeno riflette una trasformazione culturale più ampia: «Questi numeri indicano quello che considero un problema anche giurisprudenziale», ha osservato, rilevando come la distanza di molti fedeli dal significato sacramentale del matrimonio renda talvolta difficile comprendere pienamente la portata dell’impegno assunto.

Un punto di riferimento per chi cerca chiarimenti

L’attività del TEIP non si limita ai procedimenti giudiziari. Il tribunale svolge anche una funzione di orientamento e ascolto per le persone che desiderano capire se esistono i presupposti per avviare una causa. Nel 2025 i patroni stabili hanno effettuato 97 colloqui preliminari, e quasi la metà di questi incontri si è trasformata successivamente in una richiesta formale di processo.

«Il processo non è uno scontro tra parti contrapposte – ha ricordato Signorile – ma uno strumento necessario per arrivare a discernere la verità e la giustizia nel caso concreto».

Nel suo intervento conclusivo, il cardinale Repole ha invitato l’istituzione a confrontarsi con le trasformazioni della società contemporanea: «In una realtà che cambia rapidamente, anche un organismo con una lunga tradizione come il Tribunale ecclesiastico è chiamato a interrogarsi su come esercitare oggi la propria missione, valorizzando l’esperienza e la sapienza accumulate nel tempo senza limitarsi a riproporre semplicemente il passato».

Daniele Caponnetto

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