Se il cibo è un termine maschile, la cucina è donna. Come dire: un gioco di generi (semantici oltre che alimentari) che l’8 marzo porta a immaginare una carrellata di piatti dedicati a nomi e personaggi femminili.
Un modo per celebrare la Giornata, non la festa, che ricorda l’origine delle lotte per i diritti e l’emancipazione delle donne, con un pranzo o una cena. Il menù ideale parte da un famoso primo che racconta i sapori del sud, continua con una pizza reale e approda al dessert con tema floreale.
Si inizia dalla pasta alla Norma, con anima e sapori di Sicilia. Ci sono due versioni riguardo all’origine del nome. Secondo la prima sarebbe stata battezzata così dal commediografo catanese Nino Martoglio che, esaltato dalla bontà della pietanza, avrebbe esclamato: «Chista è ‘na vera Norma!». Riferendosi alla celebre opera del compositore Vincenzo Bellini, suo conterraneo. Opera diventata anche uno dei cavalli di battaglia di una donna celebre come Maria Callas che l’ha registrata per ben due volte, nel 1954 e nel 1960. Per la seconda versione, invece, il piatto venne ideato da uno chef siciliano il 26 dicembre 1831, quando l’opera debuttò, sottotono, per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano. Qualcuno sostiene che fu ispirato anche dal cognome della prima interprete di Norma, la soprano Giuditta Pasta.
Chi non vuole un primo piatto può optare per la pizza, come la Margherita, che deve il suo storico nome all’omonima regina che, nel 1889, andò in visita a Napoli. Quando chiese di assaggiare una pizza, il pizzaiolo Raffaele Esposito, invece di prepararne una classica, con il solo pomodoro, pensò di aggiungere della mozzarella e qualche foglia di basilico. Un successo “reale” per un simbolo partenopeo e italiano a tutto tondo.
Alla fine si arriva al dolce. E non può non esserci la torta Mimosa, simbolo di questo giorno che riprende il fiore solitamente regalato ad amiche, colleghe, conoscenti, sorelle, figlie, moglie e amanti, ed è anche un nome di donna.
La torta Mimosa è nata a Rieti negli anni ‘50, per mano del cuoco Adelmo Renzi, titolare di un ristorante nel centro della cittadina. Per un certo periodo la torta Mimosa proseguì la sua esistenza nell’anonimato, fino al maggio del 1962, quando Renzi portò la torta a Sanremo, per un concorso di pasticceria. L’idea era quella di omaggiare la città dei fiori e ovviamente vinse (la Mimosa come sapete è buonissima). Solo dopo fu associata alla Festa della donna, che aveva come simbolo proprio il fiore della mimosa.
Sulla possibilità che un dolce inventato da un cuoco degli anni ‘50 e addirittura premiato nel 1962 abbia così tante varianti la risposta è semplice: Adelmo Renzi non ha mai rivelato la sua ricetta.
Se invece che comprarlo, avete voglia di cimentarvi nella preparazione di questo dolce ecco la ricetta per realizzarne uno davvero goloso.
Acquistate un pan di Spagna già pronto diviso in 3 dischi. Preparate 1/2 litro di crema pasticcera o anche in questo caso sfruttate quella già pronta in commercio. Lasciate da parte il disco centrale di pan di Spagna e mettete quello inferiore in un piatto. Irroratelo con un po’ di liquore dolce, tipo Marsala o Maraschino, e ricopritelo con metà della crema. Adagiate sopra la crema pasticcera il disco superiore, girandolo con la parte della mollica verso l’alto. Spruzzatelo di liquore e spalmatelo con il resto della crema. Eliminate la crosta del disco centrale tenuto da parte e tagliatelo a dadini molto piccoli; quindi cospargeteli sulla calotta per riprodurre l’effetto dei fiori. Lasciate la torta Mimosa in frigo per almeno un’ora prima di servirla, sia per la Giornata della donna che in ogni altra occasione.














