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Attualità | 20 marzo 2026, 06:16

Il Parco Sobrino ad Alba: un progetto di rigenerazione tra scuola, inclusione e spazio pubblico

Investimento da circa 200 mila euro per ridisegnare un’area oggi compromessa: percorsi, giochi e funzioni integrate per restituire centralità a uno spazio urbano strategico

Il rendering del progetto

Il rendering del progetto

Ad Alba il Parco Sobrino si prepara a cambiare volto, inserendosi in un percorso più ampio di rigenerazione degli spazi pubblici che negli ultimi anni ha interessato diverse aree verdi della città. Non si tratta soltanto di un intervento su un parco giochi, ma di un tentativo più articolato di ripensare un comparto urbano nella sua interezza, mettendo in relazione funzioni, percorsi e presenze già esistenti.

L’area, oggi, porta i segni evidenti di un utilizzo discontinuo e di interventi passati che ne hanno compromesso l’equilibrio. Il lotto, di circa 4.500 metri quadrati, è rimasto per un ultimo periodo in una condizione di marginalità, anche a seguito dei lavori per la realizzazione della palestra. I giochi presenti risultano disposti senza più una logica precisa, mentre alcune strutture esistenti mostrano segni di degrado. Una situazione che, pur in un contesto frequentato e vissuto, ha progressivamente ridotto la qualità complessiva dello spazio.

Il progetto nasce proprio da questa consapevolezza: non si tratta di aggiungere elementi, ma di ridisegnare l’area secondo un’impostazione più ordinata, leggibile e funzionale.

Una visione ampia e più strutturata

L’assessore ai Lavori pubblici Edoardo Fenocchio colloca l’intervento dentro una visione più ampia: “Il Parco Sobrino ha rappresentato un punto di riferimento per la comunità albese. L’area nell’ultimo periodo ha sofferto il passare del tempo e la presenza di cantieri. Si è scelto di ridare una nuova vita a questo spazio, una rigenerazione profonda, pensata come parte di un sistema più grande, in relazione a ciò che c’è intorno”. Un passaggio che chiarisce la direzione del progetto: il parco non come spazio isolato, ma come nodo di un polo urbano in trasformazione, in particolare quello scolastico.

L’area, infatti, si trova in una posizione strategica rispetto agli istituti e agli spazi frequentati quotidianamente da studenti e famiglie. Da qui nasce l’idea di lavorare anche sul rapporto tra interno ed esterno, coinvolgendo i ragazzi in percorsi di progettazione partecipata e ripensando gli spazi pubblici come luoghi di aggregazione reale, non semplicemente di passaggio.

Un percorso centrale e le aree funzionali

In questa prospettiva, il parco diventa una prosecuzione dello spazio educativo, un luogo dove fermarsi, incontrarsi, sostare. Non più soltanto un’area giochi, ma uno spazio urbano capace di accogliere funzioni diverse e di adattarsi a un uso quotidiano più ampio.

Dal punto di vista progettuale, l’impianto è costruito attorno a una struttura semplice ma chiara. Un percorso centrale attraversa l’area e la connette con le funzioni circostanti, diventando anche un accesso pedonale diretto verso la palestra. La scelta dei materiali privilegia soluzioni drenanti e naturali, in modo da garantire sia la sostenibilità sia una manutenzione più agevole.

Attorno a questo asse si articolano diverse aree funzionali, pensate per rispondere a esigenze differenti senza creare compartimenti rigidi. Una zona è dedicata ai bambini più piccoli, con giochi essenziali e facilmente accessibili; altre aree, progressivamente più strutturate, sono rivolte a fasce d’età superiori, fino a includere spazi adatti anche ai ragazzi.

Accanto alla dimensione ludica, trova spazio anche una componente più legata alla qualità dell’esperienza: aree verdi progettate per stimolare percezioni sensoriali, con attenzione a colori, profumi e varietà vegetale. Un approccio che, pur restando discreto, introduce un elemento educativo e relazionale nello spazio pubblico.

Non mancano, inoltre, zone pensate per la sosta e la permanenza, con sedute e tavoli che consentono una fruizione più distesa del parco, anche da parte degli adulti che accompagnano i bambini o degli studenti che frequentano l’area.

Il progetto si inserisce nel solco di altri interventi già realizzati in città, che hanno puntato su accessibilità e inclusione. Anche in questo caso, la progettazione è stata condivisa con i soggetti che operano sul tema della disabilità, con l’obiettivo di garantire spazi realmente fruibili da tutti.

A questa dimensione si affianca un lavoro più ampio sul piano sociale ed educativo. L’Amministrazione intende infatti collegare al parco una serie di attività e collaborazioni con realtà del territorio, in particolare con strutture e cooperative impegnate nel lavoro con ragazzi con abilità diverse. L’idea è quella di attivare nel tempo iniziative, laboratori e momenti di incontro capaci di dare continuità alla vita dell’area.

L'idea  di una rigenerazione complessiva

Fenocchio insiste su un punto che attraversa tutto il progetto: “Il successo di un’area non dipende solo dall’opera in sé, ma dalla capacità di attivare quello che c’è intorno”. È una linea che torna anche in altri interventi urbani concepiti dall’Amministrazione e che qui trova una traduzione concreta: evitare che il parco diventi un episodio isolato e lavorare invece su una rigenerazione più complessiva dello spazio pubblico.

In questo senso, anche elementi apparentemente secondari – come gli accessi, i percorsi o il rapporto con i parcheggi – entrano a far parte della riflessione. L’obiettivo è rendere lo spazio più permeabile, più attraversabile, più coerente con le abitudini quotidiane della città.

Il progetto, affidato alla responsabilità della Ripartizione Opere Pubbliche (architetto Daniela Albano come RUP e architetto Flavio Porro), con la collaborazione esterna dell’architetto Maria Claudia Casetta, si colloca quindi in una dimensione che va oltre la semplice riqualificazione. È un intervento che prova a mettere insieme qualità dello spazio, inclusione e uso reale, in un equilibrio non sempre scontato.

Se il cantiere restituirà quanto immaginato in fase progettuale, il Parco Sobrino potrà tornare a essere uno spazio riconoscibile e vissuto. Non solo un parco rinnovato, ma un luogo che raccogliendo la memoria del passato, sia capace di tenere insieme quotidianità, relazioni e futuro.

Daniele Vaira

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