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Attualità | 21 marzo 2026, 10:15

Bodoni: nuova luce sul maestro stampatore

L’articolo sulla Gazzetta di Parma, firmato da Leonardo Farinelli, recensisce il libro di Giancarla Bertero (Fusta editore). Nel volume si evidenzia la saluzzesità del principe dei tipografi

La copertina del  libro “Giambattista Bodoni da Saluzzo all’Europa" di Giancarla Bertero

La copertina del libro “Giambattista Bodoni da Saluzzo all’Europa" di Giancarla Bertero

Leonardo Farinelli ha recensito sulla Gazzetta di Parma dello scorso 22 febbraio il libro “Giambattista Bodoni da Saluzzo all’Europa” di Giancarla Bertero,coraggiosa autrice” come la definisce, stante la sterminata quantità di pubblicazioni riguardanti il Tipografo, di cui fornisce “una attenta lettura e spesso rilettura”.

Bertero dal 1988 al 2018 è stata funzionaria del Comune di Saluzzo nel settore culturale dove è conservata “la collezione bodoniana che lo stesso Tipografo aveva iniziato, donando alla sua città natale, in segno di forte legame, - sottolinea Farinelli- le pubblicazioni della stamperia privata che il duca Ferdinando di Borbone gli aveva permesso di allestire”.

 Farinelli è un eminente studioso di Bodoni. Originario di Roma (non a caso ha approfondito il fondamentale periodo del suo apprendistato alla tipografia romana di Propaganda Fide), è stato dirigente della Biblioteca Palatina di Parma dal 1991 al 2007 e commissario straordinario del Museo Bodoniano dal 1991 al 1997. Attualmente è un pensionato molto attivo nelle istituzioni culturali parmensi. Venne a Saluzzo nel maggio 1995 in occasione dell’esposizione di oltre un centinaio di edizioni bodoniane alla XVIII Mostra Nazionale di Antiquariato di Saluzzo e, grazie alla sua collaborazione, fu possibile pubblicare in una pregevole edizione della Regione Piemonte, insieme al catalogo scientifico dei nostri libri bodoniani - a cura di Maria Grazia Castiglione - anche alcuni saggi di studiosi parmensi sull’opera di Bodoni.

Tornando al libro “molti e importanti sono gli apporti di Bertero, soprattutto da un punto di vista umano e artistico, nonostante si sia scritto tanto su di lui”. Non a caso nell’introduzione la studiosa si pone la domanda “ha senso pubblicare un volume divulgativo su Bodoni?”.  “Forse sì” è la risposta, se si prendono in considerazioni fonti dimenticate e autori come l’abate Casalis, altro saluzzese importante.

“Anche se molte notizie sulla vita di Bodoni sono note ai bodoniani, non tutti conoscono Bodoni” e il volume permette di ricostruirne bene la figura, al di là della sua produzione tipografica. Riesce a far emergere la saluzzesità del personaggio - dichiara Farinelli - il suo legame affettivo con la città natale, così come la riconoscenza della ex capitale del Marchesato verso il cittadino eminente. Il racconto inizia a Saluzzo con il giovane Giambattista che apprende i rudimenti dell’arte nell’officina del padre Francesco Agostino, dimostrando subito abilità e creatività nell’incisione su legno e, nel secondo capitolo, viene ben sintetizzata l’esperienza presso la stamperia poliglotta di Propaganda Fide, allora considerata una delle più importanti d’Europa.

“Giambattista arrivò a Roma non allo sbaraglio, scrive Farinelli- un suo avo era già sceso nella capitale per imparare a incidere lettere - poiché viveva li suo zio, don Carlo Bodoni, il quale tra l’altro gli consiglia di prendere moglie”.  Successivamente “Bodoni giunge a Parma, città conosciuta nel XVIII secolo come l’Atene d’Italia per il suo straordinario sviluppo culturale, artistico e intellettuale”, ricorda il bibliotecario parmense. Già nel XV secolo aveva due o tre tipografie attive. Un mese dopo il suo arrivo gli fu proposto un contratto in 26 punti giudicato molto impegnativo.

“Come ben fa emergere Giancarla Bertero” Bodoni non vuol perdere l’occasione e, nonostante i tanti vincoli, lo sottoscrisse. “Nella città il giovane saluzzese impiantava la Tipografia ducale, che col tempo divenne così famosa da diventare una delle tappe del Grand Tour d’Italia, ammirevole nella qualità dei libri prodotti e nei caratteri disegnati e fusi da Bodoni e dalla sua équipe”. 

Di questa faceva parte il fratello più giovane Giuseppe, al quale non fu riconosciuto il vero valore del suo impegno profuso nell’attività, mentre Bodoni col tempo era sempre più impegnato a curare le pubbliche relazioni o era assente per malanni vari. In realtà un fratello molto importante e influente anche dal punto di vista personale.

“Quando Bodoni, subì i richiami di altre città, come Roma, Milano, Madrid, il fratello gli fece ben comprendere l’importanza dell’essere molto considerato a Parma, dove tutto gli era concesso e dove il duca Ferdinando gli permetteva di far uscire libri costosissimi di straordinaria bellezza, entrati nel giro dell’antiquariato e che contribuiscono a mantenere viva la memoria del grande stampatore".

Dopo tanto lavoro, Giambattista ebbe il plauso e i riconoscimenti ufficiali: tra l’altro vinse il premio dell’esposizione universale di Parigi nel 1806, imponendosi sulla concorrenza del francese Didot.

“Ma se qualcuno studiasse Bodoni - conclude Farinelli- , considerando la memoria inedita del fratello Giuseppe, citata da Bertero, forse la gloria andrebbe più correttamente ripartita”.

Vilma Brignone

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