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Curiosità | 01 aprile 2026, 06:37

La curiosa storia della Rocca. Ovvero, ecco spiegato perché Bra è la capitale del Roero

Guida alla scoperta di un simbolo della città con le pergamene di fra Luca Pier Giorgio Isella

Veduta della Rocca (Basso Fotografia)

Veduta della Rocca (Basso Fotografia)

Tutti la conoscono, ma in pochi sanno esattamente la storia. No, non stiamo parlando della Zizzola, ma di un altro simbolo di Bra: la Rocca. È una piazza? Un parco? La location di mercati, manifestazioni e Luna Park? È tutte queste cose, ovviamente, ma quel che è curioso è che cosa fosse in principio.

Facciamoci un giro e proviamo a scoprire qualcosa in più, grazie agli studi del compianto Pier Giorgio Isella, anche conosciuto come fra Luca, già autore di ritrovamenti sensazionali, come la tomba di Filippo d’Agliè e la Bastita di Torino.

La sua ultima crociata è stata quella di riportare alla luce il leggendario castello medievale di Bra. Sembrano capitoli della saga di Indiana Jones e invece è tutto vero. Per questo è giunta l’ora di ricostruire un altro pezzo di storia della città: la Rocca. Apriamo antiche carte e pergamene ed è avventura!

Percorrendo corso Garibaldi dalla chiesa di Sant’Andrea si giunge in piazza XX Settembre, antica piazza della Rocca, sulla sinistra il primo rialzo dei colli di Bra. Sulla destra i caseggiati della città “moderna” che nel Trecento erano gli airali fuori mura con le stalle, le corti e le tettoie rurali. Sul poggio, invece, dal Settecento vi è Santa Maria degli Angeli, accostata poi dal Palazzo del Russo dei Ternavasio, con il retrostante Convento seicentesco.

Prima, per secoli in luogo della piazza si apriva una profonda lunga voragine, colmata nel primo Novecento, era la Rocca di Bra, sul fondo vi scorreva in permanenza un rivo; un dislivello di poche decine di metri, vi nidificava un uccellino palustre dal canto melodioso, il Piro-Piro Piccolo, è rimasto il nome alla villa e strada del Piroletto, già dei conti Baldi di Serralunga e poi dei Reviglio.

La voragine s’insinuava con forte pendenza dove è oggi piazza Spreitenbach, impedita dall’antistante rilievo del Giardino civico del Belvedere (1898), un tempo dei conti Reviglio della Veneria, con il villino dove si riunivano gli Accademici Innominati. Le due ville affacciate l’una l’altra costituirono il luogo più panoramico e pittoresco della Rocca di Bra.

Molti braidesi non conoscono l’antica Rocca. É un nome che si perde nel tempo ed è in relazione all’originale fenomeno geologico di erosione delle Rocche del Roero, che appunto da Bra si allungano per Pocapaglia e poi per alcune decine di chilometri lungo la dorsale astigiana. Le Rocche sono caratterizzate da forre profonde e da calanchi suggestivi. Quella di Bra era un poggio di altezza ideale per garantire al borgo un elemento difensivo verso sud, dove vi erano collocate cortine di protezione e torri lignee di avvistamento.

La Rocca, fuori e a meridione dell’antico abitato, aveva nome Salarum, le Sale plurale, conduceva alle sottostanti vicine Sale, per la storia e l’archeologia erano le strutture organizzate delle proprietà terriere con i loro edifici centrali.

Salarum è di longobarda memoria, come il nome di Bra, Braida nel latino medievale significa campo suburbano. In seguito, con la dominazione viscontea su Bra, la piccola fortificazione era denominata Arx Salarum e pure Receptum, luogo di custodia.

Oggi di quella fortificazione resta la sola indicazione turistica Via delle Sale. Nel primo Trecento forse servì per l’uso delle artiglierie di difesa; dalla seconda metà del secolo il sito venne annesso all’ingrandimento di Bra verso sud, quello che diverrà in seguito il quartiere di San Giovanni, dal nome della chiesa plebana eretta sul finire del Quattrocento e demolita nel 1888.

E poi ci sono tutte le trasformazioni che si sono accumulate nel tempo, che rendono questo luogo ancora più affascinante.

Forse è proprio questo il bello della Rocca: ogni volta che ci sali, trovi qualcosa di nuovo. E ti porti a casa sempre una domanda in più.

Silvia Gullino

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