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Attualità | 05 aprile 2026, 06:16

Mario Brezzo: correre per Alessia

In sedici anni ha partecipato a 56 maratone sempre con la figlia nel cuore. “Correre è stata la mia ancora di salvezza, il mio modo di reagire a un dolore tremendo”

L'arrivo a Bilbao

L'arrivo a Bilbao

La perdita di una figlia di 18 anni è un colpo basso della vita dal quale si rischia di non riprendersi più.

Ogni genitore reagisce come può, ogni persona intraprende un secondo cammino, un secondo tempo del tutto diverso dal precedente, inaspettato, per certi versi casuale.

Mario Brezzo ha perso la sua unica figlia Alessia il 14 novembre del 2010, a causa di un incidente stradale.

Un mese prima avevamo festeggiato i suoi 18 anni. Era una ragazza meravigliosa, piena di vita. Frequentava il liceo classico, giocava a pallavolo, suonava il pianoforte, ci volevamo bene. Quella sera rincasava da una serata passata con gli amici al bowling, sbandarono sulla provinciale tra Mango e Neive, ci fu l’impatto con un’altra autovettura: Alessia fu l’unica vittima. I primi tempi furono tremendi, mia moglie ed io non sapevamo darci pace. In queste situazioni c'è chi si affida alla fede, c'è chi cade in depressione, c'è chi si rassegna: io invece ho reagito in un'altra maniera”.   

Mario aveva 50 anni, lavorava come commerciale nell’azienda di famiglia che si occupa di produzioni agricole, in particolare miele, a Canale.

Nel 2011 un amico gli chiede se può avere una maglietta dedicata ad Alessia da indossare nella maratona di Boston, un modo per ricordarla, per portarla nel cuore. Gliene sarà per sempre grato. Dal traguardo, manda la foto a Mario, che passato qualche tempo si domanda: “Perché non posso farlo anch’io?”

Mario ha praticato a livello amatoriale lo sci, il tennis, giocato a calcio e pallavolo. Mai fatto podismo. Ci prova. Prepara la maratona di Torino di quello stesso autunno e la corre il 13 novembre, alla vigilia del primo anniversario, con quella maglietta sulla pelle e con Alessia nell’anima ad accompagnarlo, passo dopo passo:

Ho cominciato così, con la motivazione di ricavarmi nella fatica un momento liberatorio, io e lei da soli. E non mi sono più fermato, tanto che solo 15 giorni dopo feci la maratona di Firenze, arrivando stremato. Volevo fare una maratona in ogni luogo in cui Alessia era stata, magari in vacanza o in gita con la scuola e così feci. Nonostante i suoi 18 anni era andata già in tanti luoghi! Esauriti quelli ho proseguito, ho continuato a correre”.

Mario è sportivamente un’anomalia. Ha saltato tutti i passaggi preliminari dei neofiti, puntando subito sulla maratona, la sfida più dura, i 42 km e 195 metri che mettono alla prova chiunque. In pochi anni partecipa a 56 maratone e ad una cinquantina di “mezze”. Corre tutte e 7 le Majors, l’ultima a Sydney, nel settembre del 2024. Nell’anno più prolifico, il 2016, ne termina 5 e a Budapest, accompagnato da due amici, sta sotto la fatidica soglia delle tre ore, concludendo in 2h 58’ 18”. Stiamo parlando di un atleta con i fiocchi e c’è da chiedersi cos’avrebbe potuto fare da giovane.

La corsa diventa una medicina e gli cambia le abitudini. Mario sta più attento a tavola, mangia verdura e frutta, abbandona salumi e formaggi.

In realtà è stato il mio corpo ad adattarsi, non io a volerlo. Non mi mancano vino e salame. Mi alleno quasi tutti i giorni, compatibilmente con gli impegni e l’età che avanza. Io sono un competitivo con me stesso, nelle gare ci metto il massimo dell’impegno perché ho promesso ad Alessia di non farle fare brutte figure! Il bello di questo sport è che non corri contro nessuno, ma 'con' tutti, perché sulla strada siamo tutti uguali, tutti facciamo del nostro meglio, tutti usiamo le gambe e i polmoni che ci ritroviamo. Correre in giro per il mondo mi ha permesso di conoscere tante persone, in momenti in cui ci si fida e ci si affida l’un l’altro, ci si incoraggia vicendevolmente. Ho conosciuto tanti appassionati, tanti sportivi veri, tante persone autentiche e sono nate amicizie straordinarie che continuano e sono di aiuto”.

La prossima sfida di Mario sarà la 'Copenaghen Marathon' il 10 maggio prossimo. Prima correrà la maratonina (21,097) di Asti, per prepararsi al meglio.

“Durante le corse e gli allenamenti penso tanto, entro in una bolla, ho un dialogo interiore continuo con Alessia. I momenti più belli sono gli arrivi delle grandi maratone, quando la gente vede Alessia sulla maglietta, capisce chi sei, perché sei lì, e gli applausi ti commuovono: ricordo l’arrivo ad Amsterdam nel 2022, fu davvero intenso. Riconosco che correre è stata la mia ancora di salvezza, il mio modo di reagire ad una mancanza tremenda. Anche quando non ne ho troppa voglia, o quando il tempo è brutto, alla fine infilo le scarpette e vado. Magari faccio solo un giretto intorno a casa mia, nel Roero. Mi godo la solitudine e so che c’è qualcuno che mi sta vicino”.

Mario è un uomo a cui il destino ha riservato un tranello. Ha saputo venirne fuori.

Non do consigli a nessuno, io ho seguito il mio istinto. Credo che ognuno affronta il dolore a suo modo. La maratona è una metafora di vita: ci sono periodi in cui stai bene, momenti difficili, circostanze in cui hai bisogno degli altri o al contrario in cui sei tu a rincuorare qualcuno. La corsa della vita è questa e finché riuscirò a correre, correrò, sempre accanto alla mia Alessia”.

La maglietta di Alessia sarà un regalo che gli chiederò, per portarla al traguardo di una maratona.

Silvano Bertaina

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