Dopo un 2025 segnato da un calo sensibile, l’Avis di Alba registra i primi segnali di inversione di tendenza. Un dato ancora parziale, ma significativo, che arriva nei primi mesi del 2026 e che restituisce un quadro meno critico rispetto a quello emerso nei mesi scorsi.
A fare il punto è il presidente Gianfranco Canavese, che invita alla prudenza ma non nasconde un cauto ottimismo: “Siamo leggermente in ripresa. I dati non sono ancora definitivi perché il confronto con l’anno scorso può essere influenzato dal calendario delle raccolte nelle scuole, però siamo più o meno sullo stesso periodo, anzi qualcosa in più”.
Il riferimento è concreto: “Indicativamente a fine marzo eravamo a +65 donazioni tra sangue e plasma rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”. Un segnale che va letto nel contesto generale, dopo un 2025 chiuso con circa 4.650 donazioni e un calo di oltre duecento unità rispetto all’anno precedente.
La ripresa, almeno per ora, è sostenuta soprattutto dal capoluogo. “È proprio il gruppo di Alba che fa buoni risultati. Gli altri paesi sono più o meno in linea, qualcuno è sotto, ma Alba compensa”, spiega Canavese, sottolineando come il dato complessivo resti legato a equilibri interni tra i diversi gruppi comunali.
Resta centrale il rapporto con il mondo scolastico, anche se i numeri non sono ancora determinanti nell’immediato: “Le scuole sono più o meno sulla linea dell’anno scorso. Non fanno grandi numeri, ma è importante coinvolgere i giovani”. Un lavoro che punta soprattutto alla continuità: “Abbiamo notato che chi viene a donare con la scuola, spesso torna poi in autonomia, soprattutto se è di Alba o dei paesi vicini”.
Sul fronte organizzativo, la struttura tiene. I volontari sono presenti e operativi, ma l’attenzione si sposta sulla formazione: “Ne stiamo preparando altri per l’accoglienza, così da non essere troppo dipendenti da una sola persona e garantire continuità anche nei gruppi più piccoli”.
Tra le criticità ancora aperte resta quella legata agli over 65, con limitazioni che hanno inciso sui numeri: “Con alcune terapie, anche banali come la pastiglia per la pressione, non possono più donare”. Una situazione che potrebbe cambiare a breve, ma su cui manca ancora un passaggio formale: “La regola doveva essere cambiata già a marzo, ma siamo ancora in attesa del documento ufficiale”.
Le conseguenze, secondo Canavese, sono evidenti: “Se quella regola venisse tolta, potremmo recuperare anche duecento donazioni in un anno”. Nel complesso, il quadro resta in linea con il dato nazionale, che negli ultimi anni ha registrato oscillazioni simili. La differenza, nel caso albese, è la capacità di tenuta del gruppo principale e la presenza di segnali concreti di ripresa. “Nonostante tutto siamo soddisfatti, il trend è abbastanza buono”, conclude Canavese.














