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Sanità | 22 aprile 2026, 17:57

Cure più umane e spazi accoglienti: la direzione dell'ospedale Santa Croce e Carle è sempre più chiara

Reparti e aree più confortevoli e belle e tanti progetti per rendere i percorsi di cura sempre più attenti alla persona

"La cura cura". Un claim che può sembrare banale, ma di cui sempre di più si sta invece sperimentando la forza e soprattutto l'efficacia. 

Un ambiente bello e accogliente, dei professionisti attenti e disponibili, arte, musica, umanità. Se un ospedale è capace di dare anche tutto questo, è una struttura che funziona meglio. 

Ormai più nessuno mette in dubbio questo concetto. Ma non basta saperlo: bisogna agire. 

E all'ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo c'è una squadra che lavora proprio per questo. Per l'umanizzazione. Degli ambienti e dei percorsi di cura. Forse è un'espressione un po' abusata, ma quando poi si entra nel concreto si capisce che per l'ospedale hub della provincia è un impegno quotidiano. Che coinvolge il personale a tutti i livelli, le tante associazioni di volontariato che operano in ospedale e le fondazione, a partire dalla Fondazione Ospedale Cuneo che, con la presidente Silvia Merlo, ha presentato le tante cose realizzate proprio per migliorare gli ambienti ospedalieri. Dalle sedute del reparto di Medicina Nucleare al condizionatore per l'Endocrinologia alle sale dell'Oncologia. 

Un supporto davvero prezioso per l'ospedale di Cuneo. Frutto di un lavoro, ma anche di un gioco di squadra. Perché il risultato regala serenità e bellezza in momenti di grande vulnerabilità, tra i più difficili che una persona si trova a vivere. 

Si è parlato di questo nel convegno organizzato all'ospedale di Cuneo, alla presenza di tanti componenti di questa squadra. Era presente il direttore generale Franco Ripa assieme ai direttori sanitario e amministrativo, il dottor Giuseppe Lauria e il dottor Gabriele Giarola. 

E' stata la dottoressa Antonella Ligato, referente Progettazione Empowerment e Interventi di Umanizzazione.

La sua relazione si è sviluppata su un concetto che per l'ospedale di Cuneo è il punto di partenza: la centralità della persona. Un lavoro continuo, che porta ad interventi che nascono dall’ascolto diretto dei pazienti e dei loro familiari, dai suggerimenti raccolti quotidianamente e anche dai riscontri positivi, che indicano la strada da proseguire.

Il quadro presentato dalla dottoressa Ligato ha evidenziato infatti un sistema in continua evoluzione, capace di innovarsi e di progettare risposte concrete ai bisogni che emergono quotidianamente. È questo il cuore degli interventi di umanizzazione, resi possibili grazie al contributo congiunto di professionisti sanitari e personale amministrativo. 

Le numerose progettualità attivate rappresentano non solo un’occasione per raccontare quanto realizzato, ma anche uno strumento per lasciare traccia di un impegno condiviso. 

L’umanizzazione mette al centro la persona assistita, ma si estende anche ai caregiver e ai contesti operativi, dove prende forma grazie alla sensibilità e alla professionalità degli operatori. 

Accoglienza, accompagnamento nei percorsi di cura, attenzione alla qualità della degenza e dei tempi di attesa: sono questi gli ambiti su cui si concentra un lavoro sempre più mirato, che oggi include anche momenti prima trascurati, come la preparazione agli esami.

Determinante è stato lo sviluppo di un sistema di valutazione partecipata, che coinvolge referenti civici, volontari e associazioni del territorio. 

Attraverso sopralluoghi e momenti di confronto, vengono individuate criticità e opportunità di miglioramento. Emblematico il caso di un reparto di psichiatria, dove una parete è stata trasformata in una lavagna per i degenti, uno spazio dedicato a loro, accogliendo un bisogno invece di reprimerlo.

Il dialogo continuo con cittadini e associazioni rappresenta una risorsa preziosa. Le segnalazioni si trasformano spesso in nuovi progetti, come nel caso di un caregiver che, dopo aver accompagnato la moglie in un percorso oncologico, ha deciso di mettere a disposizione la propria esperienza per supportare altre famiglie.

Tra le iniziative più significative, il “Patto Cultura 0-6” con il Comune di Cuneo, che prevede la consegna di un libro alla nascita e l’accesso facilitato ai musei, dieci in totale, attraverso un passaporto culturale, riconosciuto come eccellenza anche in fase di accreditamento. In ambito sanitario, il punto nascita ha ottenuto la certificazione per la promozione dell’allattamento grazie a un lavoro multidisciplinare e a un monitoraggio costante.

Grande attenzione è rivolta anche ai più giovani: laboratori di fotografia creativa aiutano bambini e adolescenti a esprimere emozioni e difficoltà, mentre i campi scuola per minori diabetici promuovono autonomia e integrazione attraverso lo sport.

Il contributo del volontariato resta fondamentale, capace di portare nei reparti una presenza fatta di sguardi, ascolto e vicinanza. In area medica, il progetto “Protezione Famiglie Fragili” sostiene i nuclei familiari di pazienti oncologici, garantendo interventi rapidi e concreti, anche sul piano logistico e organizzativo.

Le testimonianze dei pazienti confermano il valore di questo approccio: c’è chi definisce il ricovero “un’esperienza di guarigione anche dell’anima”, ha ricordato la Ligato partendo da una lettera inviata ad un giornale nei mesi scorsi. Ha ricordato inoltre iniziative come la “Book Box”, che porta la lettura negli spazi ospedalieri grazie al coinvolgimento di ragazzi con autismo.

In area chirurgica, progetti specifici supportano i percorsi dedicati alle persone con disturbi dello spettro autistico, mentre musica, arte e narrazione entrano sempre più nei percorsi di cura come strumenti di sollievo e accompagnamento.

L’innovazione passa anche attraverso l’accessibilità e l’inclusione: il sistema di interpretariato nella lingua dei segni, attivo 24 ore su 24, garantisce comunicazione efficace a tutti i pazienti, così come le collaborazioni con associazioni dedicate e i gruppi di lavoro sul linguaggio rispettoso.

Non manca l’attenzione alla dimensione spirituale e relazionale, con spazi dedicati al raccoglimento, come "la stanza del silenzio" e momenti di condivisione che vedono la partecipazione attiva dei pazienti. In questa prospettiva si inserisce anche la “prescrizione sociale”, che propone attività culturali come teatro e iniziative collettive per contrastare isolamento ed emarginazione.

Infine, il “progetto Dono”, sviluppato insieme al volontariato e alle scuole, promuove una cultura della solidarietà e della partecipazione, rafforzando il legame tra ospedale e comunità.

Un insieme articolato di interventi che dimostra come l’umanizzazione non sia un concetto astratto, ma una pratica quotidiana, costruita attraverso relazioni, ascolto e collaborazione. E sulla quale l'ospedale di Cuneo sta investendo energie, risorse e impegno. Perché, come abbiamo detto in apertura di articolo, "la cura cura". 

Barbara Simonelli

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