A pochi giorni dall'inaugurazione delle casa di comunità di Verzuolo, Dronero e Borgo San Dalmazzo sorgono già le prime incomprensioni o malcontenti.
Il sindaco di Venasca Silvano Dovetta non nasconde il proprio dissenso circa il trasferimento del servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica) dal proprio territorio comunale alla nuova casa di comunità hub di Verzuolo. In una lettera/appello rivolta ai rispettivi rappresentanti di competenze di Regione, Provincia e Asl Cn1 ha riportato le proprie ragioni.
“Sono rimasto sorpreso e anche infastidito nel venire a conoscenza di questa ipotesi. Non a titolo personale, sia chiaro, ma nei miei ruoli di consigliere della Provincia di Cuneo con delega alla Montagna, presidente dell’Unione Montana Valle Varaita e sindaco di Venasca. Questa è una scelta che, se confermata, ritengo sbagliata. Sbagliata nel metodo e soprattutto nel merito. È l’ennesimo segnale di un modo di ragionare che penalizza la montagna, con tagli a servizi essenziali. Prima le poste, poi le banche, ma si sa: questi sono servizi commerciali. Adesso però anche la guardia medica? Intanto i negozi chiudono, i servizi calano e ai nostri paesi resta sempre meno.
Allora io vi chiedo: cosa vogliamo lasciare ancora ai Comuni montani?
Qui, peraltro, non stiamo parlando di un servizio qualsiasi. Parliamo della guardia medica, un presidio fondamentale per comunità come la nostra, dove la popolazione è in gran parte anziana. Togliere questo servizio vuol dire non conoscere il territorio o, peggio, non volerlo capire. A Venasca ci sono circa 1.300 abitanti, c’è una casa di riposo, e la guardia medica è punto di riferimento anche per tutti i Comuni dell’intera valle Varaita. Anche pochi chilometri, ma tra Venasca e Verzuolo ce ne sono già dieci, fanno la differenza: nei tempi, nei costi, nella sicurezza delle persone.
E permettetemi di dirlo in modo diretto: non si può programmare una sanità così.
Non ha senso avere due Case di Comunità a sei chilometri di distanza, a Verzuolo e Saluzzo, e nello stesso tempo lasciare scoperta un’intera valle. Vuol dire, viene da pensare, che mentre si progettavano queste strutture, qualcuno sapeva già che la montagna avrebbe pagato il conto. E allora ditemi: il dibattito sulla montagna deve limitarsi ai “criteri di montanità” della nuova legge nazionale o ci può essere qualcosa di più oltre alle tante parole spese su questo argomento?
Nei fatti si continua a togliere servizi, ed è esattamente il contrario di quello che serve.
La verità è semplice: senza servizi non si vive in montagna. E senza sanità, ancora meno.
Chiedo al Presidente e agli Assessori regionali di intervenire subito. Dovete dare un segnale chiaro. Dovete far capire che la montagna non si tiene in piedi con l’erogazione di qualche fondo o con progetti magari calati dall’alto. I fondi servono, certo, ma non bastano. Servono i servizi veri, quelli di tutti i giorni, quelli che danno sicurezza alle persone.
Perché se togliete anche questi, il risultato è uno solo: lo spopolamento. E poi non ci sarà più nulla da difendere”.
Parole dure, quelle di Dovetta, che trovano l'immediata risposta del direttore di Distretto che rassicura: “Nessuno sarà lasciato senza assistenza – dichiara -” .
Poi prosegue: “Il DM 77 del 2022 individua come requisito essenziale per le Case della Comunità la presenza, al loro interno, del servizio di continuità assistenziale.
Per questa ragione l’ambulatorio di Guardia Medica di Venasca è trasferito a Verzuolo (sede Hub) con decorrenza 4 maggio e coprirà tutta la valle Varaita, in continuità con la presenza diurna dei medici di medicina generale, garantendo la copertura nei prefestivi, festivi e notturni.
Il medico di Continuità assistenziale (ex Guardia Medica) è attivato attraverso il servizio 116.117 e interviene secondo diverse modalità: consulenza telefonica, visita domiciliare, appuntamento presso l’ambulatorio.
Con la Casa della Comunità pertanto – conclude -, non solo il cittadino non viene lasciato senza assistenza ma, anzi, la nuova organizzazione è destinata a portare, nel tempo, un ulteriore miglioramento della qualità dei servizi”.














