Nel primo trimestre del 2026 il sistema imprenditoriale della provincia di Cuneo registra un saldo negativo di 325 imprese, risultato del divario tra 1.281 nuove iscrizioni e 1.606 cessazioni (al netto delle cancellazioni d’ufficio). Un dato che segna un peggioramento rispetto allo stesso periodo del 2025 (-228), del 2024 (-317) e del 2023 (-231), confermando una flessione della base imprenditoriale pari al -0,50%, più accentuata sia rispetto al -0,35% del 2025 sia al -0,49% del 2024.
Il primo trimestre è tradizionalmente caratterizzato da un saldo negativo, influenzato dalla stagionalità delle chiusure d’impresa concentrate a fine anno, i cui effetti emergono all’inizio dell’esercizio successivo. Tuttavia, il dato del 2026 evidenzia una contrazione più marcata anche nel confronto territoriale: a livello regionale il calo si ferma al -0,30%, mentre su scala nazionale si registra una sostanziale stabilità.
Secondo i dati del Registro Imprese della Camera di commercio di Cuneo, al 31 marzo 2026 le sedi di impresa attive sono 63.967, mentre le localizzazioni complessive (incluse le unità locali) ammontano a 80.219, in lieve calo rispetto alle 80.491 dello stesso periodo del 2025.
“Il saldo negativo del primo trimestre, pur condizionato dalla stagionalità, riflette le incertezze globali e una contrazione del nostro tessuto imprenditoriale superiore alla media regionale e nazionale – commenta il presidente della Camera di commercio, Luca Crosetto –. Tuttavia, la crescita delle società di capitali e del terziario avanzato indica che Cuneo sta reagendo attraverso un rafforzamento strutturale e una decisa spinta all’innovazione”.
Sul fronte delle forme giuridiche, le società di capitali sono l’unica componente in crescita (+0,82%) e rappresentano il 16,4% del totale, confermando un trend positivo. In calo invece le società di persone (-0,41%), le ditte individuali (-0,87%) — che restano comunque la forma più diffusa con il 60% — e soprattutto le altre forme (cooperative e consorzi), che segnano la flessione più marcata (-1,15%).
A livello settoriale emerge una debolezza diffusa. L’unica eccezione è rappresentata dal comparto degli “altri servizi” (+0,72%), che include trasporti, ICT, attività finanziarie e servizi alle imprese. Le contrazioni più rilevanti si registrano invece in agricoltura (-1,51%), seguita da commercio (-1,31%), costruzioni (-0,60%), industria (-0,41%) e turismo (-0,25%).
Il quadro che emerge è quello di un sistema imprenditoriale sotto pressione, ma non privo di segnali di trasformazione, con una progressiva ricomposizione verso modelli più strutturati e orientati all’innovazione.














