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Attualità | 13 maggio 2026, 17:56

Luigi Dematteis e Walter Bonatti, 70 anni dopo rivive la storica traversata delle Alpi sugli sci

Da Tarvisio al Col di Nava passando attraverso il Monviso: il ricordo dell’impresa del 1956 raccontato dalle testimonianze di Cecco Dematteis e nel cortometraggio di Davide Giordano

Il gruppo ai piedi del Monviso [Foto di Giusto Baudracco]

Il gruppo ai piedi del Monviso [Foto di Giusto Baudracco]

Era la metà di marzo del 1956 quando, dalle montagne del Friuli, partì una delle più straordinarie imprese della storia dello scialpinismo italiano: la prima traversata completa delle Alpi sugli sci.

Un viaggio epico conclusosi il 18 maggio di settant’anni fa al Col di Nava, tra Piemonte e Liguria, dopo quasi 1.800 chilometri percorsi lungo tutto l’arco alpino da Est a Ovest e oltre 136 mila metri di dislivello complessivo, di cui circa 73 mila in salita. Gli alpinisti avanzavano con una media di circa 40 chilometri al giorno, concedendosi appena uno o due giorni di riposo alla settimana.

Nel marzo del 1956 Walter Bonatti partì da Tarvisio con gli sci ai piedi e uno zaino leggero per attraversare tutte le Alpi.

Con lui c’erano il tenente degli Alpini Lorenzo Longo, il maestro di sci Alfredo Guy e, nel tratto cuneese, anche Luigi Dematteis, uomo di montagna della Valle Varaita. Non fu soltanto un’impresa sportiva: quella traversata rappresentò anche un viaggio umano e quasi scientifico dentro le Alpi del dopoguerra, molto diverse da quelle di oggi.

[Le foto storiche che seguono sono di Luigi Dematteis]

[Luigi Dematteis]

Bonatti, allora appena ventiseienne ma già celebre per le sue imprese sul Monte Bianco, rappresentava il volto nuovo dell’alpinismo italiano. Uomo dal carattere fortissimo e dalla determinazione fuori dal comune, riuscì a trasformare quella traversata in qualcosa di molto più grande di un semplice record sportivo.

Fu un viaggio dentro le Alpi del dopoguerra, tra vallate ancora isolate, culture montane differenti e comunità che vivevano la montagna in maniera autentica e spesso durissima.

A restituire oggi quella straordinaria vicenda è anche il cortometraggio “70 anni dalla traversata delle Alpi sugli sci di Walter Bonatti e compagni realizzato da Davide Giordano, elicotterista di professione, ex consigliere comunale di Crissolo, appassionato ricercatore e ‘restauratore’ di video antichi e fotografie d’epoca legate alla montagna.

Divulgatore storico per passione Giordano ha ricostruito immagini, documenti e testimonianze dell’epoca, tra cui il racconto di Cecco Dematteis, figlio dell’ingegnere e scialpinista di Rore di Sampeyre che prese parte alla storica traversata del 1956 immortalandola nelle sue fotografie.

La spedizione partì il 14 marzo dai monti sloveni del Monte Canin e si concluse dopo 66 giorni di marcia. Un’impresa compiuta con attrezzature oggi impensabili con sci di legno e scarponi in cuoio.

A raccontare oggi quella vicenda, nel video di Davide Giordano, è proprio Cecco Dematteis, (papà dei gemelli Bernard e Martin Dematteis campioni di corsa in montagna) figlio primogenito di Luigi che documentò parte dell’impresa nelle sue fotografie.

Quando avevo un anno mio papà partì con il gruppo di Bonatti – racconta –. Luigi Demetteis - non era uno che amava vantarsi delle cose che faceva, però sapevamo quanto quella esperienza fosse stata importante. Cercavano qualcuno che sapesse muoversi sugli sci, leggere le cartine e fotografare. Mio padre aveva tutte queste passioni”.

Dematteis ricorda anche la durezza delle condizioni affrontate dagli alpinisti: “La traversata venne fatta con materiali che oggi sembrano preistorici: scarponi di cuoio, sci lunghi di legno, vestiti di lana. Però erano uomini forti. Mio padre era un autodidatta, non aveva mai preso una lezione di sci. Aveva una testa incredibile e una resistenza fuori dal comune”.

Tra gli episodi più curiosi c’è quello legato proprio agli scarponi utilizzati da Bonatti. Furono realizzati artigianalmente a Rore di Sampeyre (in valle Varaita) da Giovanni Bellino, amico di Luigi Dematteis. Un paio venne regalato proprio da Dematteis a Bonatti che li apprezzò enormemente.

Bonatti sosteneva che quelle calzature fatte su misura fossero perfette – racconta ancora Cecco Dematteis –. Era un mondo fatto di cose semplici, ma dietro c’era una capacità manuale straordinaria che oggi si è persa”.

[Il gruppo durante una salita e ai Piedi del Monviso]

Nei giorni del 13 e 14 maggio 1956 il gruppo transitò tra la valle Po e la valle Varaita, ai piedi del Monviso. Trovarono neve abbondante fin quasi ai fondovalle, segno di un clima allora più rigido e di una montagna ancora caratterizzata dagli inverni lunghi. Attraversarono paesi alpini poveri, spesso isolati, dove erano ancora vive le fratture lasciate dalla guerra, dalla Resistenza e dalle differenze sociali tra vallate e paesi.

[Il gruppo al passo di Vallanta]

L’11 maggio 1956 gli alpinisti erano arrivati nell’area del Monviso.

Il passaggio nelle vallate cuneesi suscitò grande entusiasmo. A Sampeyre molta gente salì per salutare Luigi Dematteis e conoscere quei pionieri della montagna.

Quando passarono a Casteldelfino e Sampeyre – ricorda Cecco Dematteis – c’era tantissima gente. Non tanto per Bonatti, che allora qui conoscevano in pochi, ma perché c’era mio padre. Salirono il sindaco, il maresciallo forestale, persone importanti del paese, e poi tanti ragazzi della loro età. Per tutti era qualcosa di incredibile”.

[Luigi Demattis con la moglie, dopo l'arrivo della spedizione. Sulla Seicento sono vsibili gli scarponi e gli sci]

Quella lunga marcia sugli sci diventò il racconto di un mondo alpino destinato a cambiare rapidamente negli anni successivi.

Oggi resta una testimonianza preziosa non solo dell’alpinismo eroico di Bonatti, ma anche della memoria delle vallate cuneesi. A ricordarlo c’è anche la testimonianza filmata di Cecco Dematteis raccolta da Davide Giordano in un video pubblicato sui suoi social, dove riaffiorano dettagli e ricordi di quel passaggio leggendario tra le montagne del Cuneese.

Anna Maria Parola

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