/ Attualità

Che tempo fa

Attualità | 26 maggio 2026, 06:05

Alla mensa Caritas di Alba 75 persone ogni sera: “Quel forno donato dallo chef racconta una comunità che sceglie di esserci”

Il progetto “A cena con…” entra nella sua fase centrale e porta l’esperienza albese fino a Roma, all’incontro nazionale promosso da Caritas Italiana sul diritto al cibo. Il direttore della Caritas albese Don Domenico Degiorgis: “La mensa va vista come uno spazio di relazione e dignità”

Alla mensa Caritas di Alba 75 persone ogni sera: “Quel forno donato dallo chef racconta una comunità che sceglie di esserci”

Ogni sera, nella mensa Caritas di via Pola, vengono accolte mediamente circa 75 persone. Una presenza costante, che negli ultimi mesi ha assunto dimensioni sempre più significative e che racconta quanto quel luogo sia diventato, per molti, un punto di riferimento stabile dentro fragilità economiche, solitudini e percorsi personali spesso complessi.

È dentro questa quotidianità che, dall’inizio del 2026, si è inserito il progetto “A cena con…”, l’iniziativa che coinvolge cuochi e chef del territorio nella preparazione delle cene della mensa albese. Un percorso nato in punta di piedi e che oggi, a metà del suo cammino annuale, sta producendo effetti che vanno ben oltre l’aspetto gastronomico.

Don Domenico Degiorgis, direttore della Caritas albese, tiene subito a chiarire un punto che considera essenziale.

“Noi mangiamo bene tutte le sere”, sottolinea. “Perché ogni giorno ci sono volontari che cucinano con grande attenzione e qualità. Il senso del progetto non era migliorare il cibo soltanto in alcune occasioni, ma creare relazioni nuove attorno alla mensa”.

Ed è proprio questa la dimensione che, secondo la Caritas, sta emergendo con maggiore forza nel corso dei mesi. Gli chef coinvolti non si limitano infatti a preparare un menù speciale: entrano nella vita della mensa, parlano con gli ospiti, condividono il servizio, si fermano nei tavoli. Una presenza che, racconta Degiorgis, viene percepita profondamente dalle persone accolte ogni sera.

“Chi frequenta la mensa avverte quando qualcuno decide davvero di dedicargli tempo, attenzione e vicinanza”, osserva. “Il valore di queste serate sta soprattutto qui: nel fatto che persone abituate a lavorare in contesti diversi scelgano di mettersi accanto agli ospiti della mensa con semplicità e naturalezza”.

Nel corso delle settimane il progetto ha inoltre generato una rete spontanea di disponibilità e collaborazioni inattese.

L’episodio che meglio sintetizza questo clima riguarda il nuovo forno professionale arrivato nei giorni scorsi nella cucina di via Pola. Uno degli chef coinvolti nell’iniziativa, venuto a conoscenza delle difficoltà legate all’attrezzatura utilizzata fino a oggi, ha deciso di donarne uno nuovo alla struttura.

Un gesto concreto, ma anche altamente simbolico, che per la Caritas rappresenta il segno più evidente dello spirito con cui il progetto è cresciuto.

“Quel forno racconta qualcosa che va oltre l’oggetto in sé”, riflette don Domenico. “Significa che si sono create relazioni autentiche, che qualcuno ha sentito questo luogo come qualcosa che gli appartiene e di cui prendersi cura”.

Non è un caso, allora, che l’esperienza albese abbia attirato attenzione anche fuori dal territorio.

Il prossimo 5 giugno la Caritas di Alba sarà infatti invitata a Roma all’incontro nazionale “Cibo buono e giusto per tutti”, promosso da Caritas Italiana presso l’Europa Experience “David Sassoli”. Nel programma dell’iniziativa, dedicata al tema del diritto al cibo e della povertà alimentare, Alba porterà la propria testimonianza all’interno del panel dedicato alle esperienze territoriali di convivialità e socialità.

Un riconoscimento che don Domenico accoglie con soddisfazione, ma senza trasformarlo in celebrazione.

“Siamo contenti che questa esperienza venga considerata interessante anche a livello nazionale”, osserva. “Ma il punto centrale resta quello che accade ogni sera qui dentro: persone che si incontrano, si ascoltano e provano a restituire dignità reciproca”.

Nel ragionamento del direttore della Caritas ritorna spesso proprio il significato sociale della tavola.

La mensa, spiega, non può essere letta soltanto come risposta materiale a un bisogno alimentare, ma come uno spazio umano in cui ricostruire legami.

“C’è il rischio di guardare questi luoghi soltanto attraverso la lente dell’emarginazione”, conclude. “In realtà qui ogni giorno si costruiscono relazioni, attenzione, prossimità. Ed è questo che, forse, oggi manca di più nelle nostre comunità”.

Daniele Vaira

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MAGGIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium