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Economia | 21 giugno 2026, 06:05

Dai capelli alle unghie, la mappa del benessere made in China a Cuneo e provincia: 14 attività nel capoluogo, Alba e Bra inseguono

I dati della Camera di Commercio fotografano un settore diviso a metà tra parrucchiere e istituti di bellezza. Una presenza che, però sfugge in parte alle statistiche ufficiali con l'avvento dei titolari di 2ª generazione

Dai capelli alle unghie, la mappa del benessere made in China a Cuneo e provincia: 14 attività nel capoluogo, Alba e Bra inseguono

Nel panorama del Registro Imprese della Camera di Commercio di Cuneo, il comparto dell'artigianato e dei servizi alla persona conta poco più di 3mila e 400 imprese attive guidate da cittadini stranieri. All'interno di questo ecosistema, la comunità cinese mostra una polarizzazione netta: se è del tutto assente dai vertici dei settori edile e agricolo - dove prevalgono le comunità rumena, marocchina e albanese- , balza invece al secondo posto assoluto nel commercio, nella ristorazione e nei servizi alla persona.

In tutta la "Granda", la consistenza numerica esatta dei saloni di acconciatura e dei centri estetici con titolare di nazionalità cinese è di 54 attività registrate, divise in modo quasi simmetrico tra la cura dei capelli (26 saloni) e l'estetica o la cura delle unghie (28 centri).

Non essendoci un'unica grande metropoli, la distribuzione di queste 54 attività ricalca fedelmente il modello policentrico della provincia, concentrandosi nei sette nuclei urbani principali:

Il polo trainante è senza dubbio il capoluogo, Cuneo, che da solo attira il 25% del mercato provinciale con 14 attività complessive, suddivise in 6 parrucchieri e 8 centri estetici. Subito dietro si posiziona l'area dinamica di Langhe e Roero, guidata da Alba con 11 attività (5 parrucchieri e 6 centri) e consolidata dalla vicina Bra, che conta 9 esercizi (4 parrucchieri e 5 centri). Spostandosi nella pianura e nel monregalese, i numeri si fanno più contenuti e proporzionati alla densità abitativa: Fossano registra 6 attività equamente divise tra acconciatura ed estetica, mentre Mondovì e Savigliano si attestano a 5 attività ciascuna, mostrando entrambe una leggera prevalenza dei saloni di acconciatura (3 parrucchieri e 2 centri). Chiude la mappa delle sorelle maggiori Saluzzo, con un totale di 4 attività divise paritariamente. Nei comuni minori della provincia non si registrano invece attività di questo tipo, confermando come questo mercato sia strettamente legato ai contesti urbani principali.

Nei comuni minori della provincia non si registrano attività di questo tipo con titolarità cinese diretta, confermando come questo mercato sia strettamente legato alla densità dei centri urbani.

L'analisi provinciale evidenzia due trend commerciali costanti. Il primo è la centralità urbana: a differenza di ingrosso o logistica, questi saloni cercano aree ad alto traffico pedonale o vicine ai nodi di trasporto (come i quartieri delle stazioni ferroviarie di Cuneo, Bra e Fossano). Nel capoluogo, ad esempio, la quasi totalità dei negozi è racchiusa nel quadrilatero tra la stazione, Corso Giolitti, Via Cavour e la prima parte di Corso Nizza.

Il secondo trend è la forte specializzazione nei Nail Salon (ricostruzione e cura delle unghie). Questa branca dell'estetica ha trainato la crescita recente del settore perché richiede investimenti iniziali più contenuti e spazi ridotti rispetto ai centri estetici tradizionali dotati di cabine massaggi e macchinari complessi.

Un dettaglio tecnico fondamentale spiega perché la percezione visiva delle insegne in strada non sempre coincida al 100% con i dati ufficiali. La Camera di Commercio cataloga le imprese straniere in base al paese di nascita del titolare. Questo criterio esclude dalla statistica due fenomeni cruciali: le seconde generazioni e gli assetti burocratici.

Per quanto riguarda il primo aspetto, un cittadino di origine cinese nato in Italia che apre un salone viene registrato a tutti gli effetti come impresa italiana. Di conseguenza, l'attività non comparirà mai nelle statistiche sulle imprese straniere, pur essendo percepita come tale dai clienti. Invece sul fronte della burocrazia,  ragioni di subentro, passaggi di proprietà o l'utilizzo di prestanome fanno sì che la titolarità formale o la partita IVA risultino intestate a cittadini italiani o di altre nazionalità, mentre la gestione di fatto rimane legata alla comunità cinese.

Angela Panzera

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