/ Attualità

Che tempo fa

Attualità | 24 giugno 2026, 14:53

Ceriale e il video dopo la tragedia, il dottor Risso: "Social e sostanze possono spegnere l'empatia"

Lo psichiatra cuneese legge il caso che ha indignato l'Italia: "Spettacolarizzazione dell'esistenza, solitudine, abuso di sostanze e dipendenza da social"

Ceriale e il video dopo la tragedia, il dottor Risso: "Social e sostanze possono spegnere l'empatia"

Nessuno può restare indifferente a ciò che è accaduto a Ceriale sabato scorso. 

Non solo la tragedia dell’incidente che ha causato la morte di Sofia Barberi e il ferimento della ragazza che era con lei sullo scooter, ancora in gravissime condizioni, ma il modo in cui uno dei giovani coinvolti ha scelto di raccontarla sui social, immediatamente dopo l’accaduto. 

Le frasi pronunciate nel video hanno suscitato indignazione nazionale, prive di ogni forma di empatia verso la vittima e finalizzate alla condivisione dell'esperienza online. Quella di aver travolto e ucciso una ragazza come lui, come gli amici con cui era in auto. 

C'è davvero qualcosa da dire su un comportamento tanto aberrante?

Noi crediamo di sì. 

E abbiamo affidato quel qualcosa al dottor Francesco Risso, direttore del Dipartimento di Salute Mentale interaziendale dell'AslCn1 e dell'Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo, nonché membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Psichiatria.

La prima chiave di lettura riguarda la “spettacolarizzazione dell’esistenza”. 

Tutto diventa contenuto, anche la morte, materiale narrativo prima che esperienza umana da elaborare. 

Il confine tra ciò che si vive e ciò che si mette in scena si assottiglia. 

C’è poi il grande tema della "desensibilizzazione". 

Siamo talmente bombardati da immagini di incidenti, guerre, violenza e sofferenza che, quando la tragedia entra nella vita reale, alcuni non possiedono gli strumenti emotivi per affrontarla e reagiscono con battute, sarcasmo o comportamenti apparentemente cinici. 

E poi c'è quello delle droghe e delle dipendenze, che alterano completamente la percezione della realtà e cambiano il cervello, soprattutto in chi è più giovane. Tra le dipendenze va ormai inserito a pienissimo titolo anche quella da social.

Che causa quella che lo psichiatra cuneese ha definito "una perdita del rapporto vitale con la realtà". 

La questione non riguarda solo i ragazzi, anzi. Gli adulti sono altrettanto addicted ai social e al loro uso. Ma il cervello dei giovani è più fragile e vulnerabile. E subisce dei danni biologici su cui ormai la scienza è concorde.

"Quel ragazzo era sotto sostanze. A questo va aggiunta la perdita di rapporto con ciò che è reale. Nessun dolore, nessun gesto di aiuto o di disperazione rispetto a quanto accaduto. Solo l'urgenza di essere online, raccontare e condividere. Le dipendenze portano anche a questo, alla perdita del contatto con ciò che è reale. E creano danni devastanti nel cervello, soprattutto in quello dei più giovani, ancora caratterizzato da immaturità cognitiva e neurobiologica", spiega Risso. 

La letteratura scientifica tratta questi temi con sempre maggiore frequenza. 

"Non ci sono più dubbi sul fatto che i social siano del tutto accostabili a una droga pesante. Nei giovani e giovanissimi è spesso associata ad altre sostanze, come alcool o sostanze psicotiche. I danni sono di natura cognitiva, hanno conseguenze sulla memoria, la capacità attentiva e di concentrazione. In Pronto Soccorso capita che arrivino ragazzi in stati deliranti. E spesso non si riesce nemmeno a capire quali sostanze abbiano assunto, perché le droghe cambiano in modo rapissimo, ormai puoi fartele arrivare direttamente a casa, ordinandole sul web. Il ragazzo di Ceriale era in stato di alterazione psicofisica evidente. A questo si aggiunge la dipendenza da social, il bisogno di condividere, di avere un seguito, di drogarsi di like e riscontri. Quel video che ci fa inorridire. Ma purtroppo, per chi fa la mia professione e conosce i meccanismi del cervello, non stupisce". 

Dobbiamo abituarci a tutto questo? 

A salvarci, secondo Risso, può essere solo una famiglia attenta al dialogo e capace di cogliere in maniera precoce i cambiamenti comportamentali dei ragazzi. Così come le altre agenzie educative, a partire dalla scuola. 

E poi c'è lo sport, che dovrebbe essere accessibile a tutti, cosa che spesso non accade, per i costi che i nuclei economicamente e socialmente più fragili non possono sostenere. Ecco che, secondo Risso, è qui che si dovrebbe intervenire, anche come prevenzione.

"I benefici dello sport sono di tipo neurobiologico, prima di tutto", sottolinea. 

Con Risso la riflessione si allarga alla socialità. Il rifugio nei social è causa e/o conseguenza di un mondo di solitudini. Dove le relazioni avvengono online, mentre in presenza non ci si parla più. 

"Basta entrare in una palestra. Tutti con le cuffiette, ognuno per conto suo. Siamo sempre più collegati ma in realtà sempre più distanti", commenta. 

La solitudine e la mancanza di relazioni fanno male al cervello, sottolinea Risso. 

"I ragazzi spesso vivono in branco ma sono estremamente soli. L'uomo è nato per la relazione, il cervello ne ha bisogno, matura grazie a questo. La solitudine predispone a problemi psichici. Oggi entrambe le cose sono molto diffuse".

Conclude ribadendo il concetto e ammettendo che la soluzione è tutt'altro che semplice: "La solitudine predispone ai disturbi mentali, all'uso di sostanze e quindi alle dipendenze. E' tutto collegato. E i giovanissimi, proprio per l'immaturità neurobiologica del loro cervello, sono i più predisposti. Purtroppo, chi fa il mio mestiere si confronta sempre più spesso con questo che è a tutti gli effetti un dramma sociale". 

Barbara Simonelli

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GIUGNO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium