La mostra collettiva “Scene da Mondo (ir)responsabile #4 - per questo nostro tempo inquieto” che si allestirà nelle sale storiche del Palazzo Lucerna di Rorà a Bene Vagienna dal 5 luglio al 27 settembre 2026, prosegue la fortunata serie di collettive benesi iniziate nel 2022 con “Scene da un mondo (ir)responsabile. Flussi Grovigli Bagliori”, a cui sono poi seguite nel 2023 “Scene da un Mondo (ir)reaponsabile #2 - Segni e simulacri differenti” e nel 2024 “Scene da un Mondo (ir)responsabile #3 - Natura | Nature”. Nel complesso, sono stati quarantasei gli artisti invitati tra Piemonte, Veneto e Sicilia a partecipare ai precedenti progetti espositivi, a cui si sommano i dieci di quest’anno, che vivono e operano tra Torino e Chieri, caratterizzati sia da scelte culturali e valori espressivi che li qualificano particolarmente, sia da una ben determinata e continua attività espositiva. Per questa nuova occasione, ogni personalità individuata è stata chiamata a confrontarsi con il tema specifico del progetto biennale di grandArte “I confini del Sacro”, ovvero con il senso della nostra fragile umanità di fronte alle sfide che incombono e che ci interpellano quotidianamente. E nel loro insieme, si sono dimostrati da subito disponibili a esporre il frutto più recente delle loro ricerche artistiche, così da poter offrire ai visitatori uno spaccato contemporaneo di poetiche pittoriche, scultoree e installative che riflettono sulle problematiche sociali, ambientali e culturali più sentite del nostro presente. L’osservatore si sentirà stimolato a interrogarsi sulle responsabilità dei cittadini di questo mondo attuale in preda ad affanni sempre più diversi e incalzanti, che l’azione potenzialmente terapeutica dell’arte può contrastare, agendo sulle istanze più genuine e originarie del nostro essere.
“Ci ritroviamo a vivere sulla Terra”, ha osservato Dora Haraway, “in tempi confusi, torbidi e inquieti. L’obiettivo è diventare capaci - noi e la varietà degli altri esseri boriosi che abitano il pianeta - di risponderci a vicenda”.
È allora all’atto artistico, anzi, per dirla con Heidegger, è espressamente a “coloro che risvegliano”, che sono in possesso della capacità di restare ancorati a “una vocazione invincibilmente ribelle dell’arte”, che dobbiamo rivolgerci, familiarizzando “con la contraddizione di allenarci a convivere con i paradossi” e continuando “a essere, anche quando [l’arte] ci parla di catastrofe, la promessa e la strada per un mondo migliore o, almeno, per la sopravvivenza”.














