"Il Saluzzese è diventata anche un'area per il Piemonte, ma anche a livello nazionale, di laboratorio per sperimentare delle pratiche positive, da un lato, per ridurre gli insediamenti informali e, dall'altro, per aumentare la qualità del lavoro e la qualità della vita delle persone": il dato emerge dalla relazione approvata dal gruppo di lavoro del Consiglio regionale del Piemonte sullo sfruttamento lavorativo con particolare attenzione al settore agricolo.
Dall'analisi del documento infatti, emerge come l'area sia un territorio dalla doppia valenza: da un lato rappresenta la zona più critica per concentrazione di manodopera stagionale, dall'altro si è imposta come un modello virtuoso e un laboratorio sperimentale a livello nazionale per il contrasto al caporalato.
Il cuore del "modello Saluzzo" si fonda su un concetto apparentemente elementare, ma rivoluzionario nella sua applicazione pratica: dare una casa ai braccianti significa sottrarli al ricatto. Attraverso protocolli d'intesa tra Comuni, Prefettura, aziende e sindacati, e grazie all'impiego strategico di risorse pubbliche, si è investito sulla dignità dell'accoglienza. Un traguardo faticoso che la relazione promuove a pieni voti: "notevoli sono ancora i passi da fare per rendere del tutto performante l'accoglienza dei lavoratori stagionali, tuttavia i dati dicono che il Piemonte è capofila da anni di un percorso che ne fa oggi una Regione all'avanguardia in questo campo, non solo in Italia, ma in Europa."
Il fenomeno dello sfruttamento lavorativo presenta una dimensione di genere che deve essere considerata. "Le donne migranti affrontano vulnerabilità multiple e sono spesso vittime nel lavoro di cura per tali ragioni; è necessario garantire tutele legali e sociali specifiche per le donne che sono spesso invisibili nel mercato del lavoro irregolare. La sensibilizzazione e la formazione sono essenziali per affrontare le problematiche legate alla violenza di genere. La sensibilizzazione tra i datori di lavoro e le associazioni è fondamentale per affrontare il fenomeno. L’esperienza del Saluzzese ha dimostrato l’efficacia di un ecosistema collaborativo per ridurre il lavoro nero e lo sfruttamento".
La strada tracciata dalla Commissione piemontese indica che per consolidare la svolta saluzzese servono ora interventi strutturali e meno burocrazia. Le proposte puntano a una "normativa sull'ospitalità dei lavoratori stagionali temporanei, riconoscendo la responsabilità dei datori di lavoro che hanno svolto azioni concrete negli anni, accompagnata da strumenti fiscali, incentivi e regole che rendano sostenibile l'accoglienza", ma anche a una profonda riforma dei canali d'ingresso regolari e a un potenziamento concreto del sistema pubblico di collocamento per sottrarre spazio alle opache intermediazioni private delle "cooperative senza terra".
Il gruppo regionale parla di un vero e proprio "modello Saluzzo" che "rappresenta un esempio positivo di collaborazione tra pubblico e privato per affrontare il caporalato". Ai vari tavoli di audizione infatti, è stato evidenziato come sia fondamentale fornire "alloggi dignitosi ai lavoratori per contrastare il fenomeno dello sfruttamento. I fondi del Pnrr sono stati destinati a creare alloggi temporanei, ma ci sono preoccupazione per la loro attuazione".
La scommessa di Saluzzo è aperta e gli attori coinvolti già da anni sono in prima linea per limitare fenomeni di illegalità: dimostrare che produrre eccellenza agricola, rispettando la dignità dell'uomo non solo è un dovere etico, ma è l'unico modo sostenibile di fare impresa oggi.
In allegato all'articolo la relazione del Gruppo regionale.














