Dieci anni fa l’introduzione del reato di omicidio stradale doveva rappresentare la svolta per azzerare le stragi sull'asfalto, ma i numeri raccontano un'altra storia. A mettere in fila i dati è un’indagine de Il Sole 24 Ore, che traccia la mappa della mortalità stradale in Italia e restituisce un quadro tutt'altro che rassicurante per il Piemonte, con la provincia di Cuneo che si attesta al 33° posto nella classifica nazionale, a pari merito con realtà come Imperia, Modena e L'Aquila.
Nella Granda si parla infatti di una media di 36 morti all'anno tra il 2022 e il 2024, che tradotto in proporzione fa 6,2 vittime ogni 100 mila abitanti. Un valore che colloca il Cuneese nella fascia medio-alta su scala nazionale. Guardando in casa nostra, il dato pro capite resta inferiori rispetto ai picchi registrati a Vercelli (maglia nera regionale con un drammatico valore di 9,4) e ad Asti (7,4), ma supera la vicina Alessandria (5,9). Più staccata la provincia di Torino, che resta fuori dai vertici di questa graduatoria. A fare la differenza per Cuneo è senza dubbio la conformazione stessa del territorio: un’estensione enorme fatta di tantissimi chilometri di strade extraurbane, tratti di fondovalle e percorsi tortuosi dove il rischio è all'ordine del giorno.
Sul piano giudiziario, l'attività d'indagine condotta sul territorio cuneese ha portato a 18 denunce per omicidio colposo e a 21 persone segnalate tra denunciati e arrestati. Significa che in circa la metà dei sinistri mortali si riesce a risalire a una precisa responsabilità penale.
Resta però il nodo di fondo: inasprire le pene a cose fatte non basta a salvare vite.
Proprio mentre dai territori emerge la gravità del bilancio, a livello nazionale si riapre il cantiere normativo. Al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è infatti scattato ufficialmente il confronto sulla revisione del Codice della Strada. Il ministro Matteo Salvini ha presieduto la consultazione pubblica con le principali associazioni e i soggetti rappresentativi del settore, avviando la fase di raccolta dei contributi per l’aggiornamento delle norme. Ai partecipanti sono state illustrate le modalità per presentare osservazioni e proposte puntuali, con l’obiettivo dichiarato di costruire un Codice più chiaro ed efficace, ispirato a criteri di semplificazione e digitalizzazione, in grado di garantire la mobilità nel rispetto della sicurezza di tutti.
Tra i punti salienti finiti al centro del dibattito spiccano l'abbassamento a 17 anni del limite di età per il conseguimento della patente B e C e la tutela degli utenti vulnerabili. Su questo fronte, i dati diffusi indicano che i contrassegni identificativi per i monopattini elettrici rilasciati alla fine di giugno sono 160.000, mentre circa 20.000 risultano in fase di consegna.
La vera sfida sarà capire se queste nuove misure riusciranno a tradursi in una reale riduzione dei rischi anche su strade complesse e vaste come quelle del Cuneese, dove senza prevenzione e manutenzione la conta dei morti rischia di rimanere drammaticamente la stessa.














