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Attualità | 21 agosto 2026, 06:40

Roccaforte, ex cava di Santa Lucia: il Comitato AITP lancia una petizione contro la riapertura

Preoccupazione per la possibile riattivazione del sito sul Momburgo: "Oggi il vincolo paesaggistico che tutela il nostro patrimonio stabilisce un confine preciso che non può essere travalicato"

La cava e il Santuario di Santa Lucia

La cava e il Santuario di Santa Lucia

È trascorso oltre un anno dalla notizia della possibile riapertura dell'ex cava di Santa Lucia, in località Rulfi, nel territorio comunale di Roccaforte Mondovì, che aveva destato la preoccupazione dei residenti di zona e del Comitato Ama il tuo paese (leggi qui), che ci contatta per dar voce a una petizione che possa tutelare, in via definitiva, la zona del Momburgo.

"Bagnasco si mobilita, anche Benevagienna, Clavesana, S. Vitale di Busca, ovunque tra Cuneese e Liguria si attenti alla salute pubblica e all'integrità del territorio si muovono i cittadini e le associazioni per difendere natura e diritto a vivere nei propri luoghi nel rispetto di tutti - spiegano dal Comitato AITP -. Villanova e Roccaforte sono un caso a parte: qui si vive nell'indifferenza o nel silenzio, mugugnando". 

Di proprietà della ditta Itinera Spa, controllata di Astm, parte della galassia del colosso delle autostrade che fa capo alla famiglia Gavio, la cava è stata utilizzata dagli anni '40 fino al 2012 (leggi qui).

Il progetto per la riapertura del sito, al momento al vaglio della Provincia, è stato presentato lo scorso gennaio dalla ditta villanovese Giuggia che, in merito, aveva dichiarato: "Qualora il processo autorizzativo giungesse a compimento, opereremo a stretto contatto con l’Amministrazione comunale di Roccaforte Mondovì e con tutti gli enti preposti, nel rispetto delle esigenze del territorio e del suo patrimonio storico-architettonico”.

Una procedura complessa e delicata considerando anche che il Momburgo è soggetto e quindi tutelato dal vincolo paesaggistico, come confermato da un giudizio espresso dal Consiglio di Stato nel 2023, a seguito di un ricorso presentato dal Ministero della Cultura e dalla Regione Piemonte. 

Intanto, il mese scorso, privati cittadini a Comitato AITP hanno presentato le proprie osservazioni in merito al progetto e ora chiedono aiuto al territorio per dire "no alla riapertura della cava". 

"Il nostro è un territorio può dare tanto, grazie al patrimonio boschivo, sentieri e luoghi di cultura e devozione  - proseguono dal comitato -. Proprio per questo abbiamo voluto fortemente che la Regione riconoscesse la salvaguardia del Momburgo. Non è stato facile e non sono state molte le persone che ne hanno apprezzato i risultati, ma oggi il vincolo paesaggistico che tutela il nostro patrimonio stabilisce un confine preciso che non può essere travalicato. 

Ciononostante l'attività estrattiva di Villanova, ormai giunta al limite del vincolo e impossibilitata a proseguire, se non ancora per qualche anno, sta rivolgendosi ad un altro fronte, vicino, per assicurare la continuità dei numerosi impianti legati alle lavorazioni (bitume, frantumazioni, materiali per l'edilizia). 

Invece di pensare ad attuare finalmente un serio e definitivo recupero naturalistico dell'enorme area creatasi per il vuoto lasciato dalla roccia erosa, restituendo così alla cittadinanza quello che sulla carta è puntualmente riconosciuto quando si conducono attività che alterano il paesaggio, è cioè il ripristino paesaggistico, si cerca di andare oltre, di sfruttare ancora un po' più in là, ma non tanto". 

"Una ex cava a Roccaforte, ormai quasi del tutto rinaturalizzata spontaneamente e a ridosso del Santuario di Santa Lucia, sta per essere riaperta per andare ad alimentare i suddetti impianti di Villanova, generando un nuovo enorme impatto - proseguono dal Comitato -. Noi come comitato ci siamo mossi e abbiamo presentato le nostre osservazioni alla Provincia che sta esaminando il progetto, ma abbiamo bisogno di più attenzione e supporto da parte di chi tiene al proprio territorio e non lo considera un semplice 'dormitorio' in cui tornare dopo aver cercato in altri luoghi bellezza e ristoro. 

L’assessore all’ambiente della Regione Piemonte ha scritto a luglio 2026, a proposito dell’emergenza incendi boschivi: 'Ogni ettaro di bosco perso è una ferita al cuore del pianeta. Custodire le nostre foreste significa garantire la sopravvivenza delle generazioni future'. Questo deve valere anche quando all’origine della devastazione del territorio e della deforestazione vi è l’attività estrattiva (Villanova Mondovì, Roccaforte ma anche Frabosa Sottana con la cava di Miroglio per restare in zona). Solo facendo una scelta drastica, di rinuncia agli scarsi proventi che derivano alle amministrazioni dalle concessioni estrattive e di tutela reale del territorio e dei suoi cittadini si può sperare di dare una svolta al futuro delle prossime generazioni. Cominciamo da noi, muoviamoci per non restare a guardare il brutto che avanza dove lo si lascia libero di agire".

Per questo il comitato chiede di firmare la petizione su Change.org (clicca qui).

Arianna Pronestì

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