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Economia | 25 agosto 2026, 07:00

Come le aziende stanno utilizzando esperienze interattive per migliorare l’interazione con il loro pubblico

Attirare l’attenzione oggi è più difficile di qualche anno fa

Come le aziende stanno utilizzando esperienze interattive per migliorare l’interazione con il loro pubblico

Attirare l’attenzione oggi è più difficile di qualche anno fa. Le persone scorrono, saltano, confrontano, interrompono. Per questo molte aziende stanno spostando il baricentro della comunicazione da un messaggio passivo a un’esperienza che chiede di partecipare: un video cliccabile, un configuratore, un quiz, una demo guidata, una prova in realtà aumentata, un sondaggio inserito dentro una campagna o una landing page. L’obiettivo non è stupire a tutti i costi. È creare un contatto più utile, più memorabile e spesso più misurabile. Questa tendenza riguarda il commercio, i servizi, la formazione, il recruiting e perfino il customer care. Quando l’utente interagisce davvero, l’azienda capisce meglio che cosa cerca, raccoglie segnali più precisi e può restituire contenuti o proposte più pertinenti. È qui che le esperienze interattive diventano uno strumento concreto di relazione.

Perché le aziende stanno puntando sempre di più sull’interazione

La risposta è semplice: l’esperienza pesa quanto l’offerta. Salesforce riporta che l’80% dei clienti considera l’esperienza fornita da un’azienda importante quanto i suoi prodotti e servizi. In parallelo, il video è ormai un linguaggio dominante: secondo Wyzowl, il 91% delle aziende usa il video come strumento di marketing e il 93% di chi lo utilizza lo considera una parte importante della propria strategia. Quando però il contenuto resta a senso unico, spesso si ferma alla visibilità. Le esperienze interattive cercano un risultato diverso: far compiere un gesto, stimolare una scelta, trasformare l’attenzione in partecipazione.

Quali formati stanno trovando più spazio

I formati che stanno crescendo di più sono quelli che semplificano una decisione o rendono più chiaro un contenuto. HubSpot segnala che nel 2025 il formato più usato dai marketer è stato il short-form video, adottato dal 60%, mentre i video lunghi e i blog si sono attestati al 38%. Questo dato aiuta a capire la direzione: il pubblico premia contenuti veloci, ma non superficiali. Per questo molte imprese affiancano al video elementi interattivi come pulsanti, scelte guidate, mini test, survey, calcolatori e form dinamici. Strumenti di questo tipo sono ormai entrati nella pratica quotidiana di piattaforme diffuse come SurveyMonkey e nelle risorse di marketing di HubSpot, segno che il mercato li considera un tassello normale dell’engagement digitale.

Perché queste esperienze funzionano meglio di un messaggio statico

Funzionano perché restituiscono qualcosa all’utente invece di limitarsi a interromperlo. McKinsey osserva che una personalizzazione ben eseguita può ridurre i costi di acquisizione fino al 50%, aumentare i ricavi del 5-15% e far crescere il ROI del marketing del 10-30%. Le esperienze interattive vanno in quella direzione: chiedono pochi input e, in cambio, offrono una risposta più adatta al contesto. Un configuratore aiuta a orientarsi tra diverse opzioni, un quiz suggerisce un percorso, una demo interattiva accorcia la distanza tra curiosità e comprensione. In breve, l’interazione migliora quando il contenuto smette di parlare a tutti nello stesso modo.

Quando la creatività diventa uno strumento pratico di coinvolgimento

Qui entra in gioco la qualità dell’esecuzione. Non basta inserire un effetto visivo o un pulsante in più: serve progettare un’esperienza coerente con il messaggio, il contesto editoriale e il comportamento dell’utente. In questo spazio si muove anche Ediscom, digital company italiana che attraverso la sua unit creativa e tecnologica sviluppa soluzioni ad alto impatto visivo per campagne coinvolgenti, tra gamification, annunci dinamici e formati custom rich media. La logica è interessante perché mostra bene come si sta evolvendo il settore: la creatività non viene più usata solo per “farsi notare”, ma per costruire micro-esperienze in cui la persona esplora, prova, clicca e ricorda più facilmente il contenuto.

I casi più efficaci sono quelli che aiutano a vedere e scegliere

Le esperienze migliori di solito risolvono un dubbio reale. È il caso della realtà aumentata e dei contenuti 3D, sempre più usati nel retail per mostrare prodotti in modo contestuale. IKEA ha lanciato già da tempo IKEA Place per permettere alle persone di posizionare virtualmente i mobili nella propria casa in scala reale, così da capire meglio dimensioni e resa nello spazio. Shopify, sulla base dei dati dei merchant della propria piattaforma, riporta che i prodotti con contenuti 3D o AR possono ottenere tassi di conversione fino al 94% più alti rispetto a schede comparabili senza visual interattivi. In un caso raccontato sempre da Shopify, Gunners Kennels ha registrato un aumento del 40% nella conversione degli ordini dopo l’introduzione dell’AR.

Che cosa possono imparare anche formazione, scuole private e PMI

Molto più di quanto sembri. Chi lavora nella formazione, nell’orientamento o nel recupero anni può usare esperienze interattive per rendere più chiaro un percorso spesso percepito come complesso: test iniziali, mappe guidate dei corsi, simulazioni, webinar con sondaggi live, landing page che aiutano a capire quale opzione è più adatta. Lo stesso vale per una PMI che vuole spiegare bene un servizio o ridurre le domande ripetitive del pubblico. La soglia d’ingresso si è abbassata: i marketer usano già in massa video, form e contenuti modulari, e il punto decisivo non è avere il format più spettacolare, ma scegliere quello che riduce davvero l’attrito nel percorso dell’utente.

Come si misura se l’interazione sta funzionando davvero

Si misura osservando ciò che accade dopo il primo clic. Le metriche più utili cambiano a seconda del formato, ma in genere contano tempo di permanenza, completamento dell’esperienza, interazioni effettive, lead raccolti, richieste di contatto, vendite assistite e qualità dei dati ottenuti. Questo è il motivo per cui tanti brand stanno investendo in strumenti più partecipativi: non cercano soltanto impression o copertura, cercano segnali più affidabili sull’interesse reale. Quando un contenuto interattivo è ben progettato, aiuta a capire chi è pronto a procedere, chi ha bisogno di altre informazioni e dove il percorso si interrompe. Per molte aziende, questo vale più di una semplice visualizzazione.



 

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