La Vespa velutina, il calabrone asiatico che rappresenta una delle principali minacce per l'apicoltura, continua la propria espansione in Piemonte e raggiunge sempre più direttamente il territorio delle Langhe. Nel corso del 2026 le segnalazioni si sono moltiplicate in provincia di Cuneo, interessando non soltanto gli apiari, ma anche zone a forte vocazione vitivinicola. Una situazione che preoccupa Aspromiele, impegnata nella ricerca e nella neutralizzazione dei nidi, e che pone interrogativi sulle possibili conseguenze per le produzioni agricole del territorio.
A Narzole, dopo un primo avvistamento avvenuto alcune settimane fa, è stato individuato e neutralizzato un nido grazie all'impiego della telemetria. In questi giorni i tecnici dell'associazione stanno effettuando ricerche anche nei comuni di Sinio e Diano d'Alba, mentre nuove segnalazioni arrivano da Serralunga d'Alba, anche in corrispondenza dei vigneti dell'area di Fontanafredda. Presenze della specie vengono inoltre segnalate in alcuni comuni dell'Alta Langa, a conferma di una diffusione che interessa ormai diverse aree del territorio.
"La Vespa velutina non è più un problema circoscritto alle zone di confine tra Piemonte e Liguria. Le segnalazioni stanno aumentando anche nelle Langhe e questo rende necessario un monitoraggio continuo, perché individuare tempestivamente i nidi è fondamentale per cercare di contenere la diffusione della specie", spiega Samuele Colotta, tecnico apistico di Aspromiele.
Il fenomeno interessa anche le valli Pesio e Monregalesi, con avvistamenti nei comuni di Viola, Montaldo Mondovì, Frabosa Soprana, Monasterolo Casotto, Pamparato e Chiusa di Pesio. Proprio a Pamparato e Chiusa di Pesio l'associazione apicoltori ha provveduto all'eliminazione di due nidi di grandi dimensioni.
La prima conseguenza della presenza del calabrone asiatico riguarda gli alveari. Le operaie della Vespa velutina si posizionano davanti alle arnie e intercettano le api bottinatrici al loro rientro, riducendo progressivamente l'attività delle colonie e provocandone l'indebolimento. Una pressione che può compromettere la capacità delle api di raccogliere nettare e polline e incidere sulla sopravvivenza delle famiglie.
Ma l'apicoltura, osserva Aspromiele, rischia di essere soltanto il primo settore a subire gli effetti dell'espansione.
"Gli apicoltori sono spesso le prime sentinelle della presenza del calabrone asiatico, ma sarebbe un errore considerarlo un problema esclusivamente legato alla produzione di miele. Con l'arrivo della specie nelle Langhe dobbiamo prestare attenzione anche ai possibili effetti sulla viticoltura", sottolinea Colotta.
Tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, infatti, gli adulti di Vespa velutina ricercano grandi quantità di sostanze zuccherine. L'uva in maturazione può rappresentare una fonte alimentare particolarmente attrattiva e, nelle aree europee dove la specie è ormai ampiamente diffusa, sono stati documentati danni diretti ai grappoli. I calabroni possono rompere la buccia degli acini e nutrirsi della polpa e dei succhi, favorendo il deterioramento dell'uva.
Uno studio condotto in Galizia, nel nord-ovest della Spagna, in vigneti caratterizzati da una forte presenza della specie, ha rilevato nelle condizioni sperimentali considerate un danno medio attribuito alla Vespa velutina pari a circa l'11% dell'uva. Un dato che non può essere automaticamente trasferito alla realtà piemontese, dove non viene segnalata una situazione analoga, ma che costituisce un elemento di attenzione per un territorio nel quale la viticoltura riveste un ruolo economico, paesaggistico e turistico centrale.
"Non stiamo dicendo che nelle Langhe si registrino già danni di queste proporzioni. L'esperienza di altri territori europei ci mostra però che il rischio esiste e che è importante intervenire prima che la presenza della specie diventi più difficile da gestire", precisa il tecnico apistico.
Sul campo, Aspromiele prosegue le attività di sopralluogo, monitoraggio, cattura e ricerca dei nidi. Tra gli strumenti utilizzati figura la telemetria, una tecnica che prevede l'applicazione di un piccolo trasmettitore a un esemplare catturato, per seguirne gli spostamenti e risalire alla posizione della colonia. Un metodo che ha contribuito all'individuazione del nido di Narzole, ma che presenta costi elevati e difficoltà operative.
"La telemetria può aiutarci a individuare nidi che altrimenti sarebbero molto difficili da trovare, spesso nascosti nella vegetazione o collocati a diversi metri di altezza. Richiede però tempo, personale formato e attrezzature specifiche. Inoltre, per la conformazione del nostro territorio, non è ancora uno strumento pienamente adeguato a tutte le situazioni che dobbiamo affrontare", osserva Colotta.
Con l'aumento delle segnalazioni diventa sempre più complesso garantire interventi tempestivi in tutti i nuovi focolai. Per questo Aspromiele richiama la necessità di un maggiore sostegno economico e istituzionale, coinvolgendo Regione Piemonte, enti locali e altri soggetti competenti.
Le necessità riguardano l'acquisto di nuovi trasmettitori, strumenti innovativi per la ricerca dei nidi, attrezzature per la cattura e il monitoraggio, dispositivi di sicurezza e materiali per la neutralizzazione. A queste si aggiunge l'esigenza di disporre di personale e risorse sufficienti per operare contemporaneamente in più aree.
"Non possiamo pensare di affrontare un fenomeno in così rapida espansione affidandoci soltanto all'impegno delle associazioni e dei tecnici. Servono finanziamenti adeguati, strumenti più efficaci e la possibilità di garantire una presenza continuativa sul territorio. Investire oggi nel contenimento significa aumentare le possibilità di rallentare la diffusione e ridurre i costi futuri", evidenzia Colotta.
La presenza del calabrone asiatico nel cuore delle Langhe rende dunque la questione più ampia della sola tutela degli alveari. Agricoltura, biodiversità e produzioni di eccellenza sono gli ambiti sui quali Aspromiele invita a mantenere alta l'attenzione, con l'obiettivo di localizzare e neutralizzare i nuovi nidi prima che la specie riesca a consolidarsi ulteriormente.
"Continueremo a essere presenti sul campo, ma per affrontare un problema che si sta ampliando così velocemente serve un impegno economico e istituzionale proporzionato alla sua dimensione. Prima riusciamo a individuare e neutralizzare i nuovi focolai, maggiori sono le possibilità di contenerne gli effetti", conclude Samuele Colotta.







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