In merito alle proteste che in questi giorni stanno scuotendo l'Italia, comprese le città piemontesi, Torino in primis, il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Claudio Sacchetto, presidente della Terza Commissione Consiliare Permanente, ha inviato una lettera al giornale, che pubblichiamo:
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C'è un filo rosso che attraversa la storia politica e culturale italiana ed europea degli ultimi decenni, la progressiva delegittimazione dell'autorità, il sospetto sistematico verso le istituzioni e la tendenza a giustificare ogni forma di contestazione, anche quando degenera nella violenza, un percorso che affonda alcune delle sue radici culturali nel Sessantotto e che oggi, in contesti profondamente diversi, riemerge in manifestazioni di intolleranza verso lo Stato, le forze dell'ordine e i principi della convivenza democratica.
Sia chiaro che il diritto di manifestare, dissentire e criticare il potere è una conquista irrinunciabile della nostra democrazia, ma la libertà non può diventare un alibi per aggredire, devastare, intimidire o impedire agli altri cittadini di vivere e lavorare in sicurezza, chi indossa una divisa e svolge il proprio servizio nel rispetto della legge merita tutela, rispetto e sostegno, non campagne di odio né una solidarietà istituzionale intermittente, concessa soltanto quando conviene politicamente.
Esiste poi una questione culturale più profonda, che non possiamo continuare a eludere che è la difesa dei valori occidentali che sono democrazia rappresentativa, libertà individuali, uguaglianza davanti alla legge, parità tra uomo e donna, libertà religiosa e libertà di espressione non sono principi negoziabili, ma sono il risultato di una storia complessa, di conquiste e sacrifici che hanno costruito le nostre società, difenderli non significa sentirsi superiori agli altri popoli, ma riconoscere il valore di un patrimonio civile che dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni.
In questo senso, il termine oikofobia descrive efficacemente, almeno in alcune sue manifestazioni, il rifiuto pregiudiziale della propria cultura e della propria civiltà, fino ad arrivare a considerare ogni tradizione occidentale come qualcosa di cui vergognarsi, l'autocritica è indispensabile in una società libera, l'autodenigrazione sistematica, invece, rischia di lasciare spazio proprio a quelle ideologie autoritarie e intolleranti che dovremmo contrastare.
Preoccupa, inoltre, quando settori delle sinistre finiscono per convergere con movimenti fondamentalisti o con ambienti che non riconoscono i principi fondamentali delle nostre democrazie, la difesa dei diritti non può essere selettiva, non si possono denunciare le discriminazioni e poi tacere davanti a chi nega la libertà religiosa, la parità di genere o il diritto di esprimere opinioni diverse, o peggio ancora, di fronte a chi palesemente, anche con azioni contrarie alla Legge incita all'odio ed all'azione conseguente contro l'Italia e l'Europa, passando in molti casi anche ai fatti.
Lo stesso vale per l'integrazione, la presenza di cittadini provenienti da altri Paesi rappresenta una realtà della nostra società e non può essere affrontata attraverso generalizzazioni o pregiudizi. ma l'integrazione richiede reciprocità, chi sceglie di vivere in Italia deve rispettarne le leggi, le istituzioni e i principi costituzionali, non si può invocare il rispetto delle differenze per giustificare comportamenti incompatibili con la libertà e la dignità altrui, è una questione di convivenza civile, non di appartenenza etnica o religiosa.
Di fronte alle tensioni che attraversano l'Italia e l'Europa, serve dunque chiarezza, non ogni protesta è violenza, non ogni dissenso è ostilità allo Stato, ma chi aggredisce le Forze dell'Ordine, distrugge beni pubblici o privati, penso al disprezzo con cui alcuni esponenti delle sinistre hanno apostrofato i commercianti che lamentavano la distruzione delle loro attività, o minaccia i cittadini deve risponderne secondo la legge, le Istituzioni non possono arretrare, né lasciarsi condizionare da chi considera legittima soltanto l'autorità che condivide le proprie idee, la difesa dell'Occidente debba partire proprio dalla consapevolezza delle nostre radici, dalla fermezza nel tutelare la legalità e dalla capacità di trasmettere alle nuove generazioni il valore della libertà, della responsabilità, del dovere e del rispetto reciproco.
Non dobbiamo avere paura di difendere ciò che siamo, una società democratica è tanto più aperta quanto più è consapevole dei propri principi, tanto più inclusiva quanto più sa far rispettare le proprie regole, difendere l'Occidente non significa contrapporsi a qualcuno per origine o religione, significa impedire che l'intolleranza, il fondamentalismo e l'odio verso le Istituzioni mettano in discussione le libertà di tutti.
Claudio Sacchetto, Consigliere regionale Fratelli d'Italia.














