Più risorse per la salute mentale, ma soprattutto trasparenza sul loro utilizzo, nuove assunzioni e servizi più vicini ai cittadini. È questo il senso dell'ordine del giorno presentato in Consiglio comunale dalla consigliera Maria Laura Risso, della lista civica "Centro per Cuneo", che richiama l'attenzione sul divario tra i bisogni della popolazione e la capacità di risposta dei servizi sanitari piemontesi.
Il Piemonte destina alla salute mentale il 2,55% dei fondi sanitari regionali, una quota inferiore alla media nazionale del 2,72% e distante dall'obiettivo del 5% che le Regioni si erano impegnate a garantire già nel 2001. Eppure, secondo il quadro richiamato nel documento, oggi le risorse per intervenire non mancano: il Piano di azioni nazionale per la salute mentale 2025-2030, recepito dalla Regione Piemonte con la deliberazione della Giunta regionale 12-3037 del 15 settembre 2026, prevede 315 milioni di euro fino al 2030, con una quota fino a 30 milioni annui destinabile alle assunzioni a tempo indeterminato di psichiatri, psicologi, infermieri, assistenti sociali ed educatori.
La questione, dunque, riguarda anche la capacità di trasformare gli stanziamenti in personale, servizi e interventi concreti. "Chiediamo il rendiconto dei fondi già assegnati", dichiara Risso. "La Regione pubblichi importi trasferiti, assunzioni effettuate per profilo professionale, servizi destinatari e obiettivi raggiunti".
L'ordine del giorno era stato depositato prima della pubblicazione del bando per la nomina del dirigente del Dipartimento regionale per la salute mentale, annunciato dalla Regione nel giugno 2025 e, al momento della presentazione del documento, non ancora operativo proprio per l'assenza della procedura di selezione. Il bando è stato pubblicato il 17 ottobre 2026. "Ora contano i tempi della nomina e l'effettiva operatività della struttura", sottolinea la consigliera, chiedendo che venga chiarito anche lo stato di avanzamento dell'organismo chiamato a coordinare e attuare la programmazione regionale.
A rendere urgente il tema sono soprattutto i numeri relativi al personale e alla presa in carico. In Piemonte, nei Dipartimenti di salute mentale, operano circa 1.530 professionisti, contro i 2.660 dell'Emilia-Romagna, a fronte di popolazioni regionali di dimensioni simili. Gli psicologi sono circa la metà della media italiana, mentre i tecnici della riabilitazione psichiatrica risultano inferiori del 93% rispetto al riferimento nazionale riportato nel documento.
La carenza di personale, del resto, non riguarda soltanto il Piemonte. Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità relativi al 2023, la dotazione degli operatori nei Dipartimenti di salute mentale italiani era inferiore di quasi il 30% rispetto agli standard Agenas, con una carenza stimata in almeno 8.300 professionisti.
Il divario emerge anche confrontando la diffusione dei disturbi con il numero delle persone effettivamente seguite dai servizi. In Piemonte, oltre 850.000 persone convivono con un disturbo mentale, mentre i servizi hanno in carico circa 73.900 pazienti con condizioni gravi e complesse. Una differenza che evidenzia la necessità di rafforzare la prevenzione, intercettare precocemente il disagio e rendere più accessibili i percorsi di cura.
Le ricadute non sono soltanto sanitarie e sociali. I disturbi mentali costano all'Italia circa 20 miliardi di euro l'anno, pari al 3,3% del Pil, mentre le perdite economiche complessive sono stimate in oltre 63 miliardi di euro.
Nel Cuneese, il punto di riferimento è il Dipartimento interaziendale di Salute Mentale dell'Asl Cn1 e dell'Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle, con sede in corso Francia 10 a Cuneo. La rete comprende il SerD, la struttura di psicologia, i centri di salute mentale, tre reparti di psichiatria, strutture residenziali e semiresidenziali, un centro per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione con sedi a Saluzzo e Mondovì e un centro dedicato ai disturbi del neurosviluppo. Un sistema articolato, la cui capacità di risposta dipende anche dalla disponibilità di personale e dalla continuità degli interventi sul territorio.
L'iniziativa di Risso impegna il sindaco e la Giunta comunale ad agire su cinque fronti. Il primo è la richiesta formale alla Regione di un rendiconto sull'impiego dei fondi del Piano nazionale per la salute mentale per il 2026 e per gli anni successivi. Il secondo riguarda l'obiettivo di portare almeno al 5% la quota di risorse sanitarie regionali destinate alla salute mentale, accompagnando questa richiesta con la pubblicazione di dati aggiornati su finanziamenti, organici e tempi di accesso ai servizi.
Un altro punto centrale è il rafforzamento degli organici del Dipartimento di salute mentale dell'Asl Cn1, tema da portare all'attenzione della Conferenza dei Sindaci. Sul versante della prevenzione e dell'assistenza di prossimità, il documento propone inoltre di istituire lo psicologo delle cure primarie presso la Casa di Comunità e l'ospedale di comunità del distretto di Cuneo, con particolare attenzione all'infanzia e all'adolescenza.
Infine, viene chiesto di potenziare le iniziative preventive già presenti sul territorio, valorizzando il Cantiere Adolescenti al Rondò dei Talenti e sostenendo il lavoro delle associazioni impegnate sul fronte della salute mentale, tra cui Mente in Pace e Diapsi.
L'ordine del giorno prevede che il sindaco riferisca al Consiglio comunale, entro sei mesi, sullo stato di attuazione degli impegni. L'obiettivo è passare dalle dichiarazioni alle verifiche concrete, monitorando l'impiego delle risorse e i risultati raggiunti.
La proposta nasce anche dall'appello pubblicato da Francesco Risso, direttore del Dipartimento interaziendale di Salute Mentale dell'Asl Cn1 e dell'Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle, su "La Stampa – Cronaca di Cuneo" l'8 ottobre 2026, nella settimana della Giornata mondiale della salute mentale.
Il messaggio che arriva dal territorio è chiaro: gli stanziamenti rappresentano un'opportunità, ma la loro efficacia si misura nella possibilità di garantire cure tempestive, personale adeguato e sostegno alle persone e alle famiglie. Per Cuneo, la sfida è fare in modo che la salute mentale diventi una priorità concreta delle politiche sanitarie e sociali, a partire dai servizi di prossimità e dalla prevenzione del disagio tra i più giovani.











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