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In Breve

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| 28 marzo 2012, 09:00

Controcopertina: un giardino sul balcone

La primavera è il periodo ideale per le nostre piante, provate dal rigore invernale ma pronte a ridarci grandi soddisfazioni

Controcopertina: un giardino sul balcone

Sono contenta. Il melo (detto “Felipe”) che ho sul terrazzo sta per fiorire. Forse domani. Forse dopodomani. Perché è lì lì, pronto a sbocciare. Anche la pianta di rose (detta “Carla” come riporta la targhetta del vivaista dal quale l’abbiamo acquistata) mi sta dando soddisfazione. Quest'inverno l'ho potata, sebbene non così radicalmente come forse avrei dovuto, ma sinceramente non ne ho avuto il coraggio. E ora, anche lei, è lì lì che sta per mettere su i primi boccioli. Ma anche il liMO’ne (è stato soprannominato così…), con i suoi numerosi frutti, e l'arancio, che arriva direttamente dalla Sicilia (Carmelino), che mi ha “sfornato” vari succosi arancini, mi hanno dato tante soddisfazioni.

Hanno patito un po' durante l'inverno, invece, alcune piante a foglie verdi, i lauri (Pippo e Palla) e l'oleandro (detto “George”…e qui penso le lettrici avranno capito il nesso di tal nome…) e le quattro Tuje (con il nome dei fratelli Marx: Harpo, Groucho, Zeppo e Chico, e purtroppo non abbiamo mai avuto posto per l’eventuale Gummo). Spero che con le belle giornate di sole si tirino un po' su. Questa è la stagione migliore per le piante che tengo sul terrazzo di casa. Perché non c'è ancora quel caldo che, data la posizione riparata di questo spazio all’aperto, le attanaglia durante l'estate. E poi perché non sono ancora attaccate dagli odiosi parassiti che inevitabilmente tutti gli anni si danno appuntamento sulle mie piante.

Non ho il cosiddetto “pollice verde”, non me ne intendo proprio di giardinaggio. Anzi, fino a una decina di anni fa non me ne importava niente. Poi, di colpo, ho iniziato ad apprezzare, sebbene non dedichi loro tutto il tempo necessario che richiederebbero. Insomma mi limito a bagnarle, a concimarle ogni tanto, a cercare di combattere le “bestioline”.

Le piante aromatiche le compro ogni primavera, e mi durano fino all'autunno inoltrato. Eccezioni: una salvia che ho da 5 anni e un piccolo piantino di fragole che è sopravvissuto miracolosamente all'inverno. E sto cercando di curare anche un ulivo nano (Abraham) che è arrivato direttamente da Israele, via corriere. Un regalo molto originale: per ogni alberello acquistato, un altro viene piantato nel paese d'origine. Ma ho l'impressione che stia ancora cercando di ambientarsi al clima, non proprio da riviera mediterranea, cuneese.

Un clima che, con i rigori invernali, non è certo l'ideale per le piante. Quelle che patiscono di più il freddo ogni anno le ospito in cucina, che non essendo grandissima, è così per i lunghi mesi invernali, quasi del tutto occupata dal limone, arancio, l'ulivo e altre. Una sorta di “orangerie” domestica.

Non così bella come la Margaria del Castello di Racconigi, che è uno splendore. E che visiterò sicuramente quando, nelle prossime settimane, a fine aprile, ritornerà il consueto appuntamento con il “Ritorno alle Serre Reali”: in esposizione fiori e piante, erbe aromatiche e medicinali, attrezzi e accessori per il giardino, strumenti per la conservazione e la coltivazione. Impossibile tornare a casa a mani vuote, senza neppure un piantino di basilico!

Monica Bruna

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