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| mercoledì 28 settembre 2016, 07:15

Qui comincia l’avventura del signor... altro che Bonaventura...!

Disegno di Danilo Paparelli

Mi sono ritrovata ad una cena alla Bottega del Vino Dogliani in compagnia di illustri cittadini del piccolo centro delle Langhe da cui prende il nome quello che fino a poco tempo fa era chiamato vino Dolcetto. Al tavolo dunque c'erano il sindaco Franco Paruzzo, l'assessore prof. Martino Belligero, il prof. Giuseppe Martino e l'ex ambasciatore USA Luigi Roberto Einaudi, nipote del Presidente della Repubblica.

Ad un certo punto della serata le piacevoli chiacchiere hanno virato sull'argomento “doglianesi celebri”, molti dei quali (devo ammettere) del tutto sconosciuti a me che sono torinese. Fra questi un certo Celso Cesare Moreno. Chi era costui? Il prof. Martino si è infervorato nel racconto della biografia di un personaggio che potrebbe sembrare inventato. Un tizio che da Dogliani viaggia in mezzo mondo (e parliamo della seconda metà dell'Ottocento), sposa la figlia di un sultano, diventa primo ministro delle Hawaii, fa mille cose e muore a Washington, celebrato come il più famoso italiano degli Stati Uniti.

Eccone una stringata e “sacrificata” biografia. Nato nel 1831, dal paese cuneese si trasferisce a Genova dove diventa capitano di marina. Partecipa alla guerra di Crimea nelle truppe dei soldati del Regno di Sardegna e, terminata quell'esperienza, va in Asia, dove rimane coinvolto nella rivolta dei Sepoys contro la britannica Compagnia delle Indie, conoscendo il leader dei ribelli Nana Sahib. Quindi lo ritroviamo in Cina alla corte alla corte di Hong Xiuouan, leader della rivolta dei Taiping. Laggiù trova il tempo per organizzare la prima compagnia di navi a vapore battente bandiera cinese. Quando Taiping perde il potere, Moreno si sposta nell'arcipelago indonesiano e sposa la principessa Aceh, figlia del sultano di Sumatra. Intuendone il potenziale economico, cerca di coinvolgere i politici del neonato Regno d'Italia nell'intraprendere una strategia commerciale in quelle latitudini, allo scopo di far diventare quei territori delle autentiche colonie, ma non viene preso in considerazione. Ne approfittano i Paesi Bassi che conquistano le isole dopo una lunga lotta, nel corso della quale trova la morte l'ex garibaldino Nino Bixio (1873).

Ovvio che uno come lui non poteva fermarsi a Sumatra. Si sposta negli Stati Uniti, in California, dove inizia la sua campagna contro lo sfruttamento degli immigrati italiani. Nel frattempo, tanto per non restare con le mani in mano, porta avanti iniziative commerciali fra Usa, Cina e Corea, e propone al Congresso americano la cablatura dei fondali marini per mettere in comunicazione l’Occidente con l’Oriente.

Durante uno dei suoi viaggi Moreno si ferma nelle Hawaii. Diventa consigliere della famiglia reale hawaiana, accompagna i principi in una “vacanza-studio” in Italia e nel 1885 viene nominato dal re Kalakaua primo ministro del regno. Esperienza che termina presto. Tornato negli Stati Uniti, riprende le sue battaglie a difesa dei connazionali che vivevano in condizioni pessime, riuscendo a far emanare il cosiddetto "Moreno Bill" che aboliva la riduzione in schiavitù dei bambini, costretti a mendicare. Muore nel 1901 in territorio americano. Il quotidiano locale Washington Post gli dedica un articolo definendolo “Citizen of The World” (cittadino del mondo).

Ci sarebbe da scriverne un libro, ho pensato. Per fortuna c'è chi ha provveduto. Vedasi allora la biografia di uno dei personaggi dalla vita più strabiliante che abbia mai sentito. “Oh Capitano! La vita favolosa di Celso Cesare Moreno in quattro continenti, 1831-1901” di Rudolph J. Vecoli e Francesco Durante, Marsilio editore 2014.

Monica Bruna

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