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Contro copertina | mercoledì 26 ottobre 2016, 07:30

Non sempre a domanda risponde...

Disegno di Danilo Paparelli

 In un viaggio ciò che più ha importanza è la meta. Specialmente quando il tempo a disposizione è contato e si sceglie la via più veloce, che il più delle volte finisce per essere l'autostrada. E i paesaggi che scorrono veloci sulle autostrade non sono particolarmente affascinanti. Viene da chiedersi se siano scelti apposta luoghi piatti e monotoni, forse perché l'automobilista non deve lasciarsi distrarre mentre guida. Capita che in lontananza si possa scorgere un paese, o le propaggini di una città. Ma sono momenti che sfuggono in pochi istanti, viaggiando a 130 chilometri all'ora. E subito vengono spazzati via dalla linea orizzontale policroma e astratta che scorre lateralmente.

Così soltanto percorrendo lo stesso tratto per più volte è possibile cogliere qualche particolare che la volta, o le volte, prima erano sfuggiti. Come per “la casa del perché”.

Percorrendo l'autostrada A12 Genova-Livorno, sulla sinistra in prossimità dell'uscita La Spezia a poche centinaia di metri dopo l'uscita dell'ultima galleria appenninica o viceversa, sulla destra, quando si procede in direzione Genova e si sta per imboccare la prima galleria del tratto montuoso, puntando l'occhio verso la collina si può notare una casa rosa pallido (un tempo era bianca). Al centro fra le quattro finestre del primo piano e le quattro finestre del secondo piano, c'è un enorme punto interrogativo nero. Qual'è il suo significato?

La storia è narrata da Mario Soldati nel suo omonimo libro di racconti del 1982. Dopo averla notata ed essersi domandato innumerevoli volte, per anni, il significato di quel punto interrogativo, tutte le volte che transitava sull'autostrada sottostante andando o tornando dalla sua amata Tellaro, lo scrittore inizia le sue ricerche.

Il villaggio si chiama Cavanella di Vara (La Spezia). E' il pomeriggio di un Ferragosto, Soldati cammina per le viuzze del paesino. Trova due o tre operai che si stanno riposando e gli chiede. E quelli raccontano.

E' la casa dello "scozzese", un gelataio che dopo aver fatto una piccola fortuna in Scozia, era tornato già vecchio a Cavanella. Gli operai non hanno la minima idea del significato del punto interrogativo. Per di più "a loro non sembrava neanche una cosa strana".

Così gli rivelano nome e cognome, ma Soldati non se lo segna: "Lì per lì, mi pareva che sarebbe stato di pessimo gusto: come mancare di rispetto a quello che, forse, era il segreto di un destino umano". Una volta tornato in macchina parla d'altro, e poi se ne dimentica.

Dopo trentanni, "la casa del perché" è ancora lì e qualcuno continua a ridipingerlo questo segno tipografico di domanda. Così che qualcun altro passando a 130 chilometri all'ora buttando distrattamente l'occhio sulla collina per un breve istante possa essere rapito da quel punto interrogativo.



Monica Bruna

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