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Ad occhi aperti | 30 giugno 2019, 14:00

Cinema America: l'arte può sconfiggere quello che "è solo violenza" - The disaster artist

Il film racconta della storia – vera, verissima – di Tommy Wiseau e di Greg Sestero, due attori per lo più incapaci ma pieni di passione, e del loro progetto di realizzare un grande film per Hollywood

Cinema America: l'arte può sconfiggere quello che "è solo violenza" - The disaster artist

“The disaster artist” è un film americano del 2017 scritto da Greg Sestero, Scott Neustandter e Michael H. Weber a partire dal romanzo omonimo di Sestero e Tom Bissel, e diretto da James Franco.

Il film ripercorre la vita e l'amicizia dei due semi sconosciuti attori americani Tommy Wiseau e Greg Sestero, ma soprattutto le strane e tragicomiche vicende che li hanno portati a scrivere, girare e interpretare quello che viene descritto come “il peggior film della storia del cinema”, “The Room”; i due cercheranno di realizzare i propri sogni di gloria nell'industria cinematografica di Hollywood. Fallendo miseramente, ma non in tutti i sensi possibili.

Presumo di sapere – o credo di poterlo fare – su quale argomento secondo voi, cari dieci lettori, questo appuntamento con Ad Occhi Aperti avrebbe dovuto vertere. Ma no, non succederà: non m'imbarcherò (quanto sono simpatico) in quel viaggio della speranza.

Parlerò invece di un altro caso di livello nazionale purtroppo in parte oscurato dalla vicenda della Sea Watch 3, quello dell'aggressione realizzata da militanti di Casapound e Blocco studentesco ai danni di alcuni ragazzi di vent'anni “rei” di avere addosso le magliette del Cinema America (realtà culturale e artistica molto famosa fuori e dentro la Capitale).

Dieci persone contro quattro ragazzini - com'è buona prassi nella tradizione squadrista - in un episodio che potrebbe in qualche misura anche ricordare l'incendio alla libreria indipendente (e dichiaratamente antifascista) “La pecora elettrica”, di qualche mese fa.

Dall'intero mondo del cinema internazionale sono arrivate negli ultimi giorni le dichiarazioni di sostegno al Cinema America (che hanno coinvolto, fra gli altri, Fracis Ford Coppola tanto per citarne uno), sintomo del fatto che la comunità culturale e artistica cinematografica – pur essendo ampia e diversificata – è capacissima di stringersi e farsi forza quando una delle proprie innumerevoli componenti viene colpita in modo violento.

Perché, per dirla come l'ha detta Jeremy Irons nella sua recente visita romana, “è solo violenza”.

Già, “è solo violenza”. E la violenza non è – e non può essere – più forte della passione e dell'arte e della cultura. E “The disaster artist”, pellicola già uscita due anni fa e forse passata (almeno da noi) un po' in sordina a fronte della profondità che mette in campo, è proprio su questo che gioca: sulla passione e sul desiderio inattaccabile di fare cinema (e di diventare famosi, certo, ma in misura minore).

Il film racconta della storia – vera, verissima – di Tommy Wiseau e di Greg Sestero, due attori per lo più incapaci ma pieni di passione, e del loro progetto di realizzare un grande film per Hollywood... che li porterà invece a realizzare una di quelle che viene universalmente riconosciuta come una delle mostruosità più aberranti della cinematografia mondiale.

Durante le tragicomiche scene delle riprese del film – rese tali soprattutto da un James Franco che riesce a restituire con efficacia le stranezze di Wiseau – , però, c'è quella della pausa pranzo, in cui Sestero e alcune altre comparse discutono tra di loro sul totale disastro (e sull'insensatezza economica e pratica della vita di set) a cui stanno prendendo parte. E convengono, tutti quanti, che una sola ora in quella gabbia di matti che è un set cinematografico sia meglio di qualunque altra passata a fare qualunque altro tipo di lavoro. È questo il punto.

È questa passione che rende sensato anche ciò che non lo è (o non lo è in apparenza) l'unica e vera e indistruttibile arma che i ragazzi del Cinema America possono e devono usare contro i loro aggressori. Che può soffocare quella che, appunto, “è solo violenza”.

simone giraudi

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