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Ad occhi aperti | 05 ottobre 2019, 13:50

Voto ai sedicenni: pronti o no? - Il signore delle mosche

Perché i giovani devono essere per forza di cose meno preparati, meno attrezzati, meno pronti a una responsabilità seria e grave e importante come quella del voto?

Voto ai sedicenni: pronti o no? - Il signore delle mosche

“Lord of the Flies” (Il signore delle mosche) è un film di produzione inglese del 1963 scritto da William Golding a partire dal proprio stesso romanzo omonimo e diretto da Peter Brook.

La vicenda è ambientata in un 1984 alternativo, vessato da una terribile guerra mondiale e nel quale un aereo inglese carico di bambini precipita nei pressi di un'isola deserta; alcuni di essi si salvano e decidono di organizzarsi per sopravvivere sull'isola dividendosi in due gruppi, che finiranno inevitabilmente per scontrarsi, spinti alla paranoia e alla follia dalle circostanze.

Le proteste del Friday For Future – e, inspiegabilmente, tutto ciò che riguarda la lotta al surriscaldamento climatico e la salvaguardia dell'unico posto che per ora possiamo indicare come una “casa comune” - si sono portate dietro anche questa volta un lungo strascico di critiche, discussioni e prese di posizione, questo è chiaro e indiscutibile.

Allo stesso tempo, però, hanno anche dato spazio a una riflessione politica e culturale un po' più profonda, cosa che visti i precedenti e lo stato di salute della nostra opinione pubblica mi ha sinceramente sorpreso.

Sto parlando ovviamente della proposta di ampliare l'età minima necessaria al voto fino ai 16 anni. Ovviamente l'idea ha ricevuto diverse critiche negative, aspre ma – mi tocca sottolineare – nel caso specifico anche comprensibili, che si possono facilmente riassumere in: i ragazzi di 16 anni non sono sufficientemente maturi e preparati per poter accedere al voto.

Ne “Il signore delle mosche” i protagonisti – ben più giovani dei nostri 16enni – si trovano forzatamente in una situazione per la quale non sono assolutamente preparati, a dirla per la quale quasi nessuno potrebbe esserlo: sopravvivere da soli, senza l'aiuto e la supervisione di un adulto, all'interno di un'isola deserta.

E certo, le cose non ci mettono molto ad andare per il verso sbagliato, e le emozioni e i dissidi a serpeggiare e crescere all'interno dei due gruppi contrapposti che si vengono a creare nella loro piccola società – molto male, se si pensa che diversi di loro rimangono uccisi - , ma per quel che mi riguarda non è questo il punto.

Il punto è: perché i giovani devono essere per forza di cose meno preparati, meno attrezzati, meno pronti a una responsabilità seria e grave e importante come quella del voto?

Mi rendo conto che, negli anni, quest'importanza è andata a perdersi, ma un ragazzo di 16 anni è membro attivo della società in cui vive – nel bene e nel male – e quindi dovrebbe essergli data l'opportunità di decidere chi ne tiri le fila. Insomma, una cosa che credo “Il signore delle mosche” insegni è che in linea generale non c'è alcuna differenza tra i vari membri della società.

Che l'essere umano, a prescindere dall'età, adotta spesso comportamenti specchio di altri con cui già è venuto in contatto.

Non si può dare per scontato che io sia preparato e maturo abbastanza per votare, così come non si può (potrebbe) pensare a prescindere il contrario di mia cugina di 16 anni.

Voi che avete più o meno 30 anni come me, dite la verità: quanti libri e giornali leggete in più, adesso che la vostra vita è tutta casa e lavoro, rispetto a 15 anni fa? Ecco, appunto.

simone giraudi

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